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Dopo quanto tempo scatta il diritto all’oblio?

21 Aprile 2022
Dopo quanto tempo scatta il diritto all’oblio?

Come esercitare il diritto all’oblio su Google e quanti anni attendere prima di chiedere la cancellazione del nome e dei dati personali?

Abbiamo più volte parlato, sulle pagine di questo stesso giornale, di cos’è il diritto all’oblio e di cosa fare per cancellare i propri dati da Google. A questo punto non resta che spiegare dopo quanto tempo scatta il diritto all’oblio ossia quanti anni devono passare prima di poter chiedere, al titolare di un giornale o di un sito, di cancellare una pagina che contiene il proprio nome. 

Di tanto parleremo qui di seguito in modo da fornire maggiori chiarimenti sul tema. Ma procediamo con ordine. 

Diritto all’oblio: cos’è?

Il diritto all’oblio consiste nel diritto a chiedere la cancellazione del proprio nome dalla pubblicazione di una notizia non più attuale e quindi che non riveste più interesse pubblico. È anche il diritto di chi ha diffuso foto, commenti o altre informazioni personali di vedere eliminati dal web i propri dati, a cura del titolare della piattaforma, su semplice richiesta. 

Di solito, il diritto all’oblio viene esercitato da chi, essendo stato coinvolto in un fatto di cronaca o in una vicenda giudiziaria, a distanza di anni vede ancora presente il proprio nome su Internet, facilmente reperibile da una ricerca di Google. Una situazione del genere, con il tempo, rende impossibile rifarsi una vita e dimenticare il passato, con conseguenze anche e soprattutto sul piano lavorativo e sociale. 

Cosa vuol dire diritto all’oblio?

Il diritto all’oblio è il diritto ad essere dimenticati. Spetta a ciascun cittadino, anche ai colpevoli. Difatti, la Costituzione stabilisce che scopo della pena non è solo la punizione del colpevole ma anche e soprattutto la sua rieducazione e il reinserimento nel tessuto sociale. Ciò non sarebbe però possibile se chiunque, anche a distanza di molti anni, potesse reperire informazioni su un altrui comportamento illecito per il quale però questi ha già scontato la pena. 

Quando non si applica il diritto all’oblio?

Il diritto all’oblio non si applica per quei fatti di particolare rilevanza storica per i quali sussiste il diritto alla “memoria” da parte della collettività. Si pensi al tentato assassinio di Papa Giovanni Paolo II.

Quale legge prevede il diritto all’oblio?

Il diritto all’oblio è stato lungamente desunto dall’interpretazione dei principi generali in materia di diritto di informazione e di cronaca. La pubblicazione di una notizia, infatti, per essere legittima, non deve concernere solo fatti veri, ma anche attuali e di pubblico interesse. Vien da sé che un fatto obsoleto non possa più essere pubblicato o mantenuto online. 

Oggi, il diritto all’oblio riceve un riconoscimento dal Gdpr, ossia dal General Data Protection Regulation, il nuovo regolamento europeo sulla privacy.

Dopo quanto tempo scatta il diritto all’oblio?

Laddove la richiesta di cancellazione dei dati da parte del relativo titolare non intacchi il diritto di cronaca, il diritto all’oblio può essere esercitato in qualsiasi momento. Si pensi ad esempio a una persona che abbia lasciato un commento su un sito e che voglia che sia cancellato o che abbia pubblicato delle foto in una piattaforma di incontri e che pretenda la cancellazione dell’account. In tali casi, il titolare dello spazio web deve adempiere immediatamente.

Invece, laddove si tratti di rendere anonima una notizia di cronaca, bisognerà attendere che il fatto non sia più di pubblico interesse. E questo dato non viene fornito dalla legge. Nessuna norma cioè stabilisce dopo quanto tempo scatta il diritto all’oblio. Di solito, dipende dall’importanza della notizia e del soggetto o dalla possibilità che il fatto venga rivangato da successivi accadimenti.

Ad esempio, se una persona viene condannata per truffa ma poi viene eletta come parlamentare, il fatto potrà essere riesumato perché tornato di pubblico interesse.

In genere, i giudici ritengono che, in caso di notizie di condanne penali, il diritto all’oblio possa essere esercitato entro due anni dal fatto stesso, indipendentemente da quando è stata effettuata la pubblicazione.

Invece laddove intervenga una sentenza di assoluzione, la precedente notizia di avvio delle indagini o della condanna in primo grado andrà immediatamente aggiornata.

Come esercitare il diritto all’oblio?

Per poter richiedere la rimozione di alcuni contenuti, il soggetto interessato deve inviare l’apposito modulo presente sul sito support.google.com, nel quale devono essere indicate tutte le informazioni sulla persona e sul contenuto da oscurare.

Google non è sempre disponibile a oscurare le pagine dei siti che propongono notizie obsolete. Così l’interessato potrà diffidare il titolare della testata giornalistica con una lettera raccomandata o una pec.

In caso di mancato riscontro o di diniego alla cancellazione dei dati, l’interessato può alternativamente fare ricorso al Garante della Privacy oppure al tribunale, chiedendo una condanna del responsabile.

Quali sono i diritti del diritto all’oblio?

Nel momento in cui si esercita il diritto all’oblio, il titolare del sito ha una serie di alternative. Innanzitutto, può cancellare definitivamente la pagina web con la notizia “vecchia”. In alternativa, può eliminare il nome del soggetto interessato o anonimizzarlo con iniziali o nomi di fantasia. L’importante è che cancelli i tag che colleghino tale pagina ad eventuali ricerche su Google (o su altri motori di ricerca) solo digitando il nome del soggetto interessato. 

In ultimo, è possibile deindicizzare la pagina, lasciandola comunque online, ma presente solo accedendo al database interno del giornale.



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