Diritto e Fisco | Editoriale

Negoziazione assistita sulle cause di lavoro: quali effetti?

22 Settembre 2014
Negoziazione assistita sulle cause di lavoro: quali effetti?

La trattativa al tavolo degli avvocati senza la presenza dei sindacati crea perplessità.

Saranno oltre sessantamila le cause di lavoro l’anno a cui potrebbe applicarsi obbligatoriamente la nuova negoziazione assistita introdotta dal decreto legge di riforma della giustizia in vigore da sabato 13 settembre e in attesa di essere convertito in legge [1].

Sono state infatti 31.900 le nuove controversie approdate nelle direzioni provinciali del Lavoro nel primo semestre del 2014, per cercare una conciliazione, e se ne stimano 63.800 su tutto l’anno, in lieve calo rispetto alle 70mila del 2013.

Peraltro, le conciliazioni nelle sedi ministeriali sono solo una fetta di tutti i tentativi di evitare il tribunale, che si svolgono anche sul territorio negli uffici sindacali o presso le commissioni di certificazione (ma in questi ultimi due casi, il dato nazionale è più difficile da ricostruire).

Per accorciare i tempi, la riforma della giustizia ha creato la “negoziazione assistita da un avvocato” come procedura di conciliazione per la quale è ammessa la rinuncia o la transazione sui diritti del lavoratore fissati da norme inderogabili. L’obiettivo è arrivare a un accordo sottoscritto dalle parti e dagli avvocati, che non sarà impugnabile, anzi sarà titolo esecutivo, senza la necessità di ulteriori adempimenti.

Sul tavolo della trattativa fra legali potranno esserci tutte le materie su cui oggi è possibile conciliare nelle altre sedi (davanti al giudice, alle direzioni del Lavoro, o negli uffici dei sindacati): dalla retribuzione all’indennità di preavviso, dalle ferie non pagate al licenziamento.

A essere esclusi dalla negoziazione assistita, saranno solo i “diritti indisponibili”, cioè quelli legati alla persona, che non si possono trattare neanche davanti al giudice: non sarà possibile, per esempio, raggiungere un accordo che imponga al lavoratore di rinunciare alla sua libertà personale o a quella di pensiero. La negoziazione assistita dagli avvocati non elimina nessuna delle forme di conciliazione che già esistono: sarà solo una carta in più per le parti coinvolte in una controversia di lavoro.

La novità, però, attira già diverse critiche: nell’iter per la conversione in legge del decreto (che parte dal Senato), la negoziazione sulle liti di lavoro rischia di trovare un percorso tutto in salita. La mancanza di un organo terzo nella procedura è la principale criticità registrata dai sindacati.


note

[1] Dl 132/2014, art. 7.


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