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Internet e privacy tra app, Facebook e social: la guida del Garante

22 Settembre 2014
Internet e privacy tra app, Facebook e social: la guida del Garante

L’Autorità Garante ha aggiornato la guida per orientare gli utenti di app e social network a tutelare la propria identità e i dati personali.

Vi siete mai chiesti se le foto o i post che pubblicate sui social network potrebbero penalizzarvi nella ricerca di un nuovo lavoro? Avete mai valutato se state condividendo informazioni con qualcuno che può danneggiarvi, ad esempio un concorrente? Avete verificato chi detiene la licenza d’uso, le royalty e la proprietà intellettuale delle immagini o dei video che inserite online? Siete sicuri che le foto e le informazioni che postate sui social vi piaceranno anche tra qualche anno?

Se avete risposto negativamente ad almeno una di queste domande, allora fate parte del target a cui si rivolge la guida “Social Privacy – Come tutelarsi nell’era dei social network”, realizzata dal Garante per la protezione dei dati personali (scaricabile da www. garanteprivacy. it).

Realizzata per la prima volta nel 2009, questa pubblicazione si presenta in una versione aggiornata e ampliata che affronta le tematiche correlate alle tante innovazioni introdotte negli ultimi cinque anni: dai nuovi social network alle piattaforme di messaggistica sociale istantanea sino alla diffusione della connessione in mobilità grazie a smartphone e tablet.

Tutti strumenti che hanno fatto strike delle barriere tra mondo digitale e vita reale, “ibridandone” i confini.

Così quello che succede online sempre più spesso ha un impatto anche nell’esistenza quotidiana e nei rapporti sociali. Lo intuiamo, ma spesso ne sottovalutiamo le conseguenze sia in ambito personale, sia professionale. E qui si inserisce l’iniziativa del Garante che vuole aumentare la consapevolezza degli utenti e aiutare a utilizzare le opportunità offerte dal mondo digitale senza cadere “intrappolati nella Rete”.

 

Reputazione

Un commento salace in una chat, una foto troppo intima messa sulla propria bacheca Facebook, una falsa informazione postata su un social per regalarsi un profilo migliore: possono sembrare comportamenti innocui ma non sempre lo sono.

Soprattutto da quando le società di selezione del personale cercano informazioni sui candidati utilizzando i principali motori di ricerca online o accedendo direttamente ai profili pubblicati sui social network. O da quando i network professionali si sono trasferiti sulla rete.

Ecco quindi che è facile incrociare le informazioni contenute nel curriculum e quelle pubblicate sul proprio profilo web, verificare se il tono delle “chiacchiere online” è coerente con le aspirazioni professionali dichiarate, carpire idee e progetti ai concorrenti e individuare le opinioni politiche, sessuali o religiose partendo da un semplice “like”. Con tutte le ripercussioni che questo può comportare anche in ambito lavorativo.

Sicurezza

Il furto d’identità non è più solo appannaggio di vip e celebrità ma riguarda ormai un po’ tutti. A un hacker bastano una foto e qualche informazione personale trovata sui social e sulle chat per costruire una falsa identità. Può farlo per gioco o per sfida, ma anche per creare discredito o danneggiare la persona, sia a livello di web reputation, sia sul piano economico, ad esempio ricostruendone il codice fiscale o la password dell’e-banking e usando queste informazioni a scopo fraudolento.

Per evitare di vedersi rubare i dati, il Garante consiglia di controllare come sono impostati i livelli di privacy del proprio profilo e di limitare al massimo la disponibilità di informazioni, soprattutto per quanto riguarda la reperibilità dei dati da parte dei motori di ricerca. Per questo motivo è opportuno fermarsi a riflettere prima di pubblicare i propri dati (soprattutto nome, indirizzo, numero di telefono) in un profilo utente o di condividere, anche in un forum o un chat, delle informazioni personali (in particolare se riguardano la salute o aspetti ancora più intimi).

Occhio anche a nickname e username: meglio evitare data di nascita e altri dettagli personali e creare uno pseudonimo specifico per ciascuna rete a cui si partecipa. Attenzione, inoltre, ai tanti indirizzi internet abbreviati pubblicati sui social network (ad esempio le url tipo t.co, bit.ly oppure goo.gl): è possibile che cliccandoli si entri in siti fasulli usati per rubare i dati personali o per far scaricare programmi con virus.

Però il “rischio zero” non esiste, avverte il Garante. Anche se si adottano le opportune precauzioni per tutelare la propria riservatezza o ci si rivolge al Garante della privacy e alle altre autorità competenti per essere tutelati, non si può credere di essere sempre al sicuro. E la miglior difesa sembra ancora essere la prudenza: limitare i dati personali inseriti online, soprattutto se si tratta di informazioni che non si vuole vengano diffuse o che possano essere usate a proprio danno.

Occhio ai tag e al sexting

La social privacy non riguarda solo chi inserisce volutamente contenuti online, ma si estende a coloro che vengono citati, taggati oppure le cui immagini sono inserite sul web loro malgrado o a loro insaputa. Eppure raramente prima di mettere su un social la foto di un amico o di un collega ci si domanda se non si tratta di un’incursione nella privacy altrui e che rischi possa comportare. Altrettanto raramente ci si chiede se foto e video che ci si scambia privatamente siano davvero “riservati” oppure se possano essere copiati e inoltrati ad altre persone. O se i messaggi che si autodistruggono, come quelli sul social network Snapchat, non siano poi invece “recuperabili” dagli “smanettoni” del web.

Nel suo vademecum il Garante invita sempre alla massima prudenza. E ricorda come la dignità della persona e il diritto alla riservatezza non perdano il loro valore su Internet. Per questo consiglia di astenersi dal pubblicare informazioni personali e foto relative ad altri (magari “taggandone” i volti) senza averne ottenuto il consenso e di prendere tutte le opportune precauzioni per tutelarne la riservatezza. Anche perché facilmente sui social network e nella messaggistica istantanea uno scherzo o una ripicca possono degenerare in un grave abuso, con il rischio, anche, di sanzioni penali.

Poi ci sono le voci “contro”: hater, troll e gruppi che si alleano contro qualcosa o qualcuno in un gioco perverso che offende e viola la libertà altrui. E che non è privo di pericoli, soprattutto quando si tratta di messaggi offensivi o aggressivi. Meglio quindi prendere alcune cautele. È bene ricordare che in caso di violazioni non è difficile risalire agli autori di messaggi postati in rete anche se scritti sotto pseudonimo o in forma anonima. Se è facile farsi coinvolgere dai gruppi “antagonisti” è invece molto difficile uscirne incolumi, se non altro a livello di web reputation, e spesso si finisce per entrare nel mirino dei “vecchi” alleati. Se si diventa vittima di comportamenti anomali e fastidiosi, di commenti odiosi, di cyberbullismo o di sexting, meglio non sottovalutare il problema. Il Garante consiglia di segnalarlo subito al gestore del servizio affinché possa intervenire immediatamente e cancellare testi e immagini inappropriate.



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