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Come contestare il redditometro

22 Aprile 2022 | Autore:
Come contestare il redditometro

Cosa deve provare il contribuente per spiegare che i suoi redditi sono inferiori a quelli calcolati dall’Agenzia delle Entrate con il metodo dell’accertamento sintetico.

In tema di accertamenti fiscali, una delle armi più temibili utilizzate dal Fisco è il redditometro. Detto anche «accertamento sintetico», è uno strumento di natura induttiva che si concentra su alcuni indici presuntivi che dimostrano una maggiore «capacità contributiva» del soggetto controllato: gli indicatori di calcolo si focalizzano sulle spese sostenute, sui beni posseduti e sugli incrementi patrimoniali ottenuti nel periodo ispezionato, in modo da dimostrare che i redditi conseguiti sono maggiori di quelli dichiarati.

Questo metodo di accertamento è molto stringente, ma non ha un valore assoluto: giuridicamente è soltanto una «presunzione», che può essere smentita da risultanze di segno contrario. Il contribuente, infatti, può contestare il redditometro e difendersi, dimostrando che le disponibilità economiche registrate dal Fisco sono già state tassate, o sono esenti da imposta, o che le somme hanno una provenienza legittima e giustificata.

Per farlo, però – in un’epoca, come quella attuale, in cui tutte le operazioni di rilievo sono tracciate e i contratti più importanti vengono registrati – deve indicare precisamente le cifre, i movimenti e le causali, e produrre idonea documentazione. Dopo questa premessa introduttiva, vediamo in dettaglio come contestare il redditometro.

Redditometro: cos’è e come si applica?

Il redditometro è uno strumento di accertamento sintetico del reddito complessivo del contribuente. Il metodo di calcolo rileva alcuni indicatori di capacità contributiva, stabiliti in appositi decreti ministeriali. L’ultimo di essi risale al 2015 e non è stato aggiornato. Questo ha fatto sì che il redditometro, dal 2016 in poi, è rimasto, di fatto, inapplicato; ma il ministero dell’Economia e delle Finanze ha predisposto uno schema di decreto, di prossima introduzione, che entrerà in vigore con effetto retroattivo, in modo da coprire le annualità d’imposta ancora aperte ai controlli dell’Amministrazione finanziaria.

Questi indicatori di capacità contributiva riguardano, in particolare:

  • i saldi e le giacenze dei conti correnti bancari e postali;
  • l’ammontare dei depositi finanziari (azioni, obbligazioni, titoli di Stato, ecc.);
  • le spese effettuate per l’acquisto di beni e servizi.   

Redditometro: cosa chiede il Fisco?

A questo punto la domanda che pone l’Agenzia delle Entrate al contribuente è molto semplice: visto che hai sostenuto quelle spese per un determinato importo, e hai anche risparmiato e investito una certa cifra, da dove derivano quelle somme? Potrebbe trattarsi di redditi imponibili, ma che non hai dichiarato. E questo, secondo la normativa tributaria, è molto probabile: si applica una presunzione che legittima il ricorso al metodo dell’accertamento sintetico induttivo [1]. L’Amministrazione finanziaria ha ricostruito i maggiori redditi imponibili, calcolando le maggiori imposte dovute, ed ora la palla passa al contribuente, al quale tocca spiegare le divergenze e superare la presunzione.

In particolare, se la divergenza tra i redditi dichiarati e quelli presuntivamente accertati con il redditometro supera il 20% per almeno due annualità d’imposta, il contribuente riceverà un questionario o una convocazione presso l’ufficio dell’Agenzia delle Entrate per spiegare l’accaduto. Si apre, così, una fase procedimentale chiamata “contraddittorio preventivo” (cioè anticipato e preliminare rispetto all’emissione dell’avviso di accertamento), durante la quale il contribuente ha la possibilità di dimostrare che il ragionamento presuntivo seguito dall’Agenzia delle Entrate applicando meccanicamente il redditometro non è corretto.

Redditometro: le prove a favore del contribuente

Il contribuente può difendersi dal redditometro in parecchi modi, che dipendono dalla situazione concreta. L’essenziale è riuscire a dimostrare, in modo documentato e convincente, la provenienza legittima delle somme rilevate dal Fisco in eccedenza rispetto ai redditi dichiarati, in modo da chiarire che non si tratta di redditi imponibili.

Ad esempio, il contribuente può evidenziare che:

  • le spese sostenute sono state finanziate con il contributo economico fornito da genitori o altri parenti (che, ad esempio, hanno fatto i bonifici necessari per acquistare una casa o un’autovettura);
  • i maggiori redditi sono esenti da imposta (ad esempio, un risarcimento danni o un assegno di invalidità) o sono già stati tassati alla fonte (come le vincite al gioco e le eredità ricevute);
  • il risparmio proviene dall’accumulazione avvenuta negli anni precedenti a quelli oggetto dell’accertamento.

Come difendersi dal redditometro con gli estratti conto

Una nuova sentenza della Corte di Cassazione [1] ha chiarito che tutte le circostanze invocate dal contribuente in proprio favore per contestare il redditometro devono essere dimostrate attraverso «idonea documentazione», tale da provare sia l’entità dei redditi sia la durata del loro possesso. Occorre, quindi, una prova documentale, con atti di data certa che attestino i movimenti finanziari.

Nella vicenda esaminata dalla Suprema Corte, sono stati ritenuti validi a tal fine gli estratti dei conti correnti bancari, poiché essi (a differenza della documentazione riferita a una singola operazione) dimostrano non solo il semplice «transito» delle somme verso il contribuente, ma anche la complessiva «durata» della loro disponibilità: e questo è in grado di spiegare in modo adeguato sia i risparmi sia le maggiori spese rilevate dall’Agenzia delle Entrate. Così l’accertamento mediante redditometro cade.


note

[1] Art. 38 D.P.R. n. 600/1973.

[2] Cass. ord. n. 12600 del 20.04.2022.


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