Così il Covid sta rovinando il futuro dei giovani

21 Aprile 2022 | Autore:
Così il Covid sta rovinando il futuro dei giovani

Aumentano i Neet, i giovani che non sono inseriti in percorsi formativi o di lavoro. E crescono anche gli abbandoni. L’Istat: l’Italia non offre opportunità.

La pandemia da Covid non ha avuto solo degli effetti sulla salute degli italiani, sui conti delle aziende o sui redditi di chi lavora. I giovani hanno pagato e stanno pagando un caro prezzo a causa degli effetti del coronavirus sul mercato del lavoro e dell’istruzione. Lo sostiene l’Istat nel Rapporto Bes (Benessere equo e sostenibile) appena presentato.

Il dossier parla chiaro: durante la pandemia aumentano i Neet, giovani di 15-29 anni non occupati né inseriti in un percorso di istruzione e formazione. Infatti, nel secondo trimestre 2020, l’incidenza dei Neet cresce in media europea di +1,7 punti rispetto al trimestre precedente, incremento trainato da Paesi come Spagna (+4,2) ma anche Francia (+2,8) e che, tuttavia, nel nostro Paese è più modesto e leggermente al di sotto della media europea (+1,6) ma su livelli strutturalmente molto più elevati.

«L’Italia – sottolinea il presidente dell’Istat, Gian Carlo Blangiardo – ha un triste primato in Europa per la numerosità dei giovani tra 15 e 29 anni che non sono più inseriti in un percorso scolastico o formativo e neppure impegnati in un’attività lavorativa, noti come Neet: Not in Employment, Education or Training. Un altro fattore di criticità è rappresentato dall’elevato numero di abbandoni precoci: la quota dei giovani 18-24enni che escono dal sistema di istruzione e formazione senza aver conseguito un diploma o una qualifica nel 2021 è pari in Italia al 12,7%, valore più elevato di quello fissato come limite massimo in sede europea (10%), già raggiunto in media dall’Ue. Ai giovani più istruiti e qualificati, l’Italia non offre ancora opportunità adeguate».

«E così, nonostante le limitazioni alla mobilità imposte durante il primo anno di pandemia, e l’incertezza che ha caratterizzato il 2020, le emigrazioni all’estero dei giovani laureati italiani – riferisce Blangiardo – si sono intensificate rispetto al 2019, in netta controtendenza rispetto ai trasferimenti di residenza della popolazione nel complesso. Le direttrici principali dei flussi di giovani laureati continuano ad essere verso l’estero e dal Mezzogiorno al Centro-Nord. Il bilancio delle migrazioni dei cittadini italiani 25-39 anni con un titolo di studio di livello universitario si chiude con un saldo dei trasferimenti di residenza da e per l’estero di -14.528 unità. In particolare, il Mezzogiorno, soltanto nel corso del 2020, ha perso 21.782 giovani laureati».

Lapidario il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti: «Il prossimo rapporto sul Benessere equo e sostenibile l’anno prossimo inquadrerà probabilmente una situazione ancora diversa e, in qualche modo, temo, ancora più critica rispetto a quella che abbiamo ereditato da due anni di pandemia».



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