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Assegno all’ex con mutuo e mantenimento figli

22 Aprile 2022 | Autore:
Assegno all’ex con mutuo e mantenimento figli

Chi ha già delle spese per la casa e la prole deve anche occuparsi dell’altro coniuge dopo la separazione? E chi paga le rate da solo ha qualche diritto?

Metti un ex marito a cui è stata addebitata la separazione che deve pagare ogni mese la rata di un mutuo intestato a lui ed il mantenimento esclusivo dei figli che vivono con lui, oltre a bollette, costi della nuova sistemazione e le spese per mangiare, vestire, ecc. Metti anche un’ex moglie con dei problemi psicofisici che non riesce a lavorare e che, quindi, vive in stato di indigenza. Ha diritto a pretendere qualcosa dall’ex coniuge? Il marito deve farsi carico anche dell’assegno all’ex con mutuo e mantenimento figli da pagare regolarmente?

Sarà meglio che lui tiri ulteriormente la cinghia perché, secondo una sentenza del tribunale di Sulmona [1], pagare gli spetta eccome.

Situazione diametralmente opposta per la moglie che ha pagato il mutuo da sola una volta finita la convivenza e pretende l’assegno di divorzio: in questo caso (ma, in qualche modo, siamo al discorso di prima), la Cassazione ritiene che il fatto di accollarsi le rate del mutuo dopo la separazione non sia motivo sufficiente per pretendere che l’ex marito stacchi ogni mese un assegno. Vediamo.

Quando bisogna pagare l’assegno all’ex?

Per capire quando si è tenuti a versare l’assegno di separazione occorre fare una premessa fondamentale. A differenza del divorzio, la separazione non mette la parola «fine» al matrimonio. Significa che il rapporto coniugale prosegue e che, pertanto, c’è ancora l’obbligo di reciproca assistenza materiale tra i coniugi.

In virtù di questo principio, dunque, ex marito ed ex moglie non hanno più il vincolo di convivenza, di reciproca collaborazione e di fedeltà (ciascuno può avere la propria «storia» senza rincorrere nell’adulterio) ma restano intatti i doveri patrimoniali, tra cui, appunto, quello di assicurare all’altro un reddito adeguato a sopravvivere. Solo con il divorzio, venendo meno ogni legame matrimoniale, cessa anche l’obbligo di garantire all’ex coniuge lo stesso tenore di vita che aveva durante il matrimonio.

«L’altro» deve essere inteso come la parte economicamente più debole della coppia. Ed è precisamente il suo sostentamento, quando non è in grado da solo di badare ai propri bisogni, lo scopo unico dell’assegno di separazione.

Ora si potrà discutere sul significato esatto di «reddito adeguato» perché, come noto, quando si parla di risorse per sopravvivere tutto può risultare molto relativo. Occorre prendere come riferimento la giurisprudenza per capire che tale espressione si riferisce al tenore di vita di cui entrambi i coniugi hanno goduto mentre erano sposati tenendo conto di ciò che ciascuno di loro portava a casa. Se ne deduce che se uno ha sempre lavorato e l’altro no, chi andava ogni giorno in ufficio avrà diviso il suo reddito con l’altro. Ecco, questa circostanza è alla base dell’assegno di separazione, su cui il giudice deciderà tenendo in considerazione le reali possibilità del richiedente di mantenere da solo il precedente tenore di vita.

Se l’ex paga il mutuo e mantiene i figli versa l’assegno?

Indubbiamente, c’è un rischio molto chiaro: che una delle parti venga presa per un Bancomat o per una macchina da fare soldi dalla quale si può pretendere sempre il mantenimento. Probabilmente, si è sentito così l’uomo a cui il tribunale di Sulmona ha imposto di versare l’assegno di separazione all’ex moglie nonostante già dovesse far fronte al pagamento delle rate del mutuo e al mantenimento dei figli che vivono con lui (collocazione confermata dallo stesso tribunale, peraltro). Come sono arrivati i giudici a questa decisione?

La molla determinante è stata la situazione patrimoniale di lei. Un vero disastro, considerato il suo stato di disoccupazione ed i suoi problemi psicofisici che le impediscono di trovarsi un’occupazione tale da renderla economicamente autonoma. Problemi che, secondo la sentenza in commento, non sono stati riscontrati in lui. Ecco perché il tribunale abruzzese ha ricordato quanto detto in precedenza: «Al coniuge al quale non sia addebitabile la separazione spetta, oggi, ai sensi dell’art. 156 del Codice civile, un assegno tendenzialmente idoneo ad assicurargli un tenore di vita analogo a quello che aveva prima della separazione, sempre che non fruisca di redditi propri tali da fargli mantenere una simile condizione e che sussista una differenza di reddito tra i coniugi. La quantificazione dell’assegno – precisano i giudici – deve tener conto delle circostanze, consistenti in quegli elementi fattuali di ordine economico, o comunque apprezzabili in termini economici, diversi dal reddito dell’onerato, suscettibili di incidere sulle condizioni economiche delle parti».

In conclusione:

  • l’assegno di separazione deve garantire alla parte più debole di mantenere un tenore di vita analogo a quello goduto durante il matrimonio;
  • la parte più debole ha diritto a ricevere dall’ex l’assegno se non riesce a mantenersi autonomamente e le sue condizioni psicofisiche non le consentono di trovare un’occupazione;
  • davanti ai citati presupposti, la parte meno debole deve corrispondere l’assegno all’ex anche se già si fa carico di altre spese come il mutuo o il mantenimento dei figli.

Se l’ex paga il mutuo da solo riceve l’assegno?

Recente anche l’ordinanza con cui la Cassazione [2] ha negato l’assegno di divorzio a una donna che, dopo la separazione, aveva pagato da sola le rate residue del mutuo e pretendeva dall’ex marito un riconoscimento economico mensile per compensare la spesa affrontata, anche perché il reddito di lei (infermiera) era nettamente inferiore a quello di lui (medico).

La Suprema Corte ha ricordato quello a cui abbiamo accennato in precedenza: l’assegno di divorzio, a differenza di quello di separazione, non deve tenere conto del tenore di vita avuto durante il matrimonio ma deve garantire, in funzione assistenziale, l’indipendenza o autosufficienza economica dell’ex coniuge, secondo un criterio di normalità, avuto riguardo alla concreta situazione del coniuge richiedente nel contesto in cui vive. In secondo luogo, ma solo se ci sono i presupposti, deve essere adeguato a compensare il coniuge economicamente più debole delle rinunce professionali e reddituali fatte a beneficio dell’altro (chi resta a casa a curare la famiglia lasciando il lavoro e consente al coniuge di far carriera, per intenderci).

Non è il caso, secondo la Cassazione, di chi paga il mutuo da solo dopo la separazione ma ha, comunque, delle capacità di reddito che gli consentono di essere autosufficiente poiché non ha mai rinunciato al suo lavoro per seguire la famiglia.


note

[1] Trib. Sulmona sent. n. 46/2022.

[2] Cass. ord. n. 12784/2022 del 21.04.2022.

Autore immagine: canva.com/


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