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Lo sai che? Difendersi dal decreto ingiuntivo della banca: se il cliente fa opposizione, l’istituto deve provare l’intero rapporto

Lo sai che? Pubblicato il 22 settembre 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 22 settembre 2014

La Cassazione bastona l’uso delle banche di non produrre documentazione relativa agli estratti conto più risalenti, strumentalmente volta a nascondere l’anatocismo.

 

Non si deve confondere l’obbligo della banca di conservare soltanto la documentazione relativa agli ultimi dieci anni con l’onere, per quest’ultima, di provare il proprio credito nei confronti del cliente. A confermarlo è la Corte di Cassazione che, con sentenza depositata il 18 settembre scorso [1], va a consolidare un principio già recentemente affermato.

 

La banca che sostiene di vantare un credito nei confronti di un proprio cliente può ottenere dal Tribunale l’emissione di un decreto ingiuntivo. A tal fine deve allegare soltanto l’estratto conto dal quale risulti l’esistenza del credito e la dichiarazione di un suo dirigente, che certifichi la conformità dell’estratto conto con le scritture contabili della banca [2].

Il cliente che riceve la notifica del decreto ingiuntivo ha 40 giorni di tempo per proporre opposizione e contestare l’esistenza o la quantificazione del credito.

A questo punto si instaura fra le parti un vero e proprio giudizio, nel quale spetta alla banca fornire la prova del proprio credito, non essendo più sufficiente l’estratto conto con dichiarazione di conformità alle scritture contabili depositato assieme al ricorso per decreto ingiuntivo.

Qual è, dunque, la documentazione che la banca deve depositare? Poniamo ad esempio che, nel 1995, l’impresa X abbia instaurato con la banca Y un rapporto di conto corrente con apertura di credito. Nel 2014 risulta dal conto dell’impresa X un saldo negativo di € 50.000; così la banca Y decide di agire in via giudiziale per ottenerne il pagamento. A tal fine deposita l’ultimo estratto conto, allega la dichiarazione di conformità con le scritture contabili ed ottiene così un decreto ingiuntivo per € 50.000. Se però l’impresa X decide di fare opposizione e contesta il credito della banca, quest’ultima sarà tenuta a dimostrare come è arrivata a calcolare il saldo negativo di € 50.000, di cui all’ultimo estratto conto del 2014. Per farlo dovrà depositare tutta la documentazione e quindi tutti gli estratti conto a partire dall’inizio del rapporto e cioè a partire dal 1995. Soltanto in questo modo sarà possibile verificare se nel corso degli anni il calcolo è stato fatto correttamente oppure se sono state addebitate delle somme non dovute.

Sino ad oggi, gli istituti di credito hanno sempre cercato di evitare il deposito in giudizio degli estratti conto più risalenti. Ciò per un evidente motivo: prima del 2000 era prassi diffusa, se non addirittura costante, quella di addebitare in conto corrente somme non dovute mediante l’applicazione illegittima dell’anatocismo (ovvero quel meccanismo che permette alla banca di portare gli interessi a capitale, in genere con cadenza trimestrale. Così facendo gli interessi capitalizzati producono a loro volta ulteriori interessi ed incrementano in maniera esponenziale le somme che la banca addebita al proprio cliente). Per evitare il deposito degli estratti conto più risalenti, gli istituti di credito fanno forza sull’esistenza di una norma del Testo Unico Bancario che li obbliga a conservare e consegnare al cliente soltanto la documentazione relativa agli ultimi dieci anni [3]. Conseguentemente, in un caso come quello sopra descritto, la banca avrebbe potuto limitarsi a depositare gli estratti conto dal 2004 al 2014 e sostenere di aver distrutto quelli precedenti, rendendo impossibile verificare se dal 1995 al 2004 fossero state addebitate delle somme non dovute.

La Corte di Cassazione ha vanificato questo tipo di difesa, andando a confermare un principio già recentemente espresso:l’obbligo di conservare e consegnare al cliente soltanto la documentazione relativa agli ultimi 10 anni del rapporto non esime la banca dall’onere di provare l’esistenza e la consistenza del proprio credito [4]. L’istituto di credito deve dimostrare come è arrivato a calcolare il saldo negativo che imputa al proprio cliente, depositando tutta la documentazione e gli estratti conto sin dall’inizio del rapporto.

di MASSIMO BACCI

note

[1] Cass. sent. 19696/14 del 06/06/2014

[2] Art. 50 TUB

[3] Art. 119 TUB

[4] Cass. sent. 18541/13 del 02/08/2013.

Autore immagine: 123rf com


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