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Quando si sospende la responsabilità genitoriale?

23 Aprile 2022 | Autore:
Quando si sospende la responsabilità genitoriale?

In quali casi il giudice può dichiarare decaduto un genitore dalla potestà sui figli minori; quando e come avviene la reintegrazione.

In alcune famiglie problematiche, i figli minori non vengono adeguatamente curati, mantenuti ed assistiti dai loro genitori. Lo stesso fenomeno può accadere anche nelle coppie separate o divorziate, quando uno dei genitori non rispetta le prescrizioni e i doveri derivanti dall’affidamento congiunto dei figli. In questi casi il giudice, nell’interesse dei bambini, può intervenire e – come si dice volgarmente – “togliere i figli” al genitore che è risultato manchevole. Ma questa sottrazione non è quasi mai definitiva, bensì viene stabilita per un periodo di tempo limitato. Dunque si parla di sospensione, anziché di decadenza.

Quando si sospende la responsabilità genitoriale? Come vedremo, ciò avviene in casi particolarmente delicati ed estremi, che rendono assolutamente necessario adottare un provvedimento così drastico (ma non irreversibile). E per arrivare a tale soluzione bisogna seguire un’apposita procedura, nella quale deve anche intervenire un soggetto chiamato «curatore speciale», in grado di garantire gli interessi del figlio minore, che sono preminenti rispetto a quelli, spesso contrapposti, dei suoi genitori.

La responsabilità genitoriale

La responsabilità genitoriale (un tempo chiamata «potestà genitoriale», e prima ancora «patria potestà») è il complesso dei doveri che i genitori hanno verso i loro figli, sia legittimi sia naturali. Sorge dal momento della loro nascita e perdura fino al raggiungimento della maggiore età. I doveri dei genitori verso i figli sono molteplici e riguardano il mantenimento, l’educazione, l’istruzione e le manifestazioni affettive. Questi doveri discendono direttamente dall’art. 30 della Costituzione, secondo cui «è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori dal matrimonio».

L’art. 316 del Codice civile specifica il contenuto delle prestazioni morali e materiali che i genitori devono fornire ai loro figli ed i modi di esercizio della responsabilità genitoriale, prevedendo che: «Entrambi i genitori hanno la responsabilità genitoriale, che è esercitata di comune accordo tenendo conto delle capacità, delle inclinazioni naturali e delle aspirazioni del figlio». Inoltre – prosegue la norma – i genitori «di comune accordo stabiliscono la residenza abituale del minore», e questa previsione ha notevole valore pratico al momento della separazione e del divorzio, quando bisogna decidere presso quale dei due genitori collocare i figli minori.

Responsabilità genitoriale: che succede in caso di contrasto?

Purtroppo, in molti casi, il «comune accordo» tra i genitori spesso manca. Il legislatore ne è consapevole e indica come procedere in questi casi. Infatti la medesima norma del Codice civile stabilisce che: «In caso di contrasto su questioni di particolare importanza ciascuno dei genitori può ricorrere senza formalità al giudice indicando i provvedimenti che ritiene più idonei».

In questo caso, il giudice deve sentire entrambi i genitori per ascoltare le loro rispettive ragioni e deve disporre obbligatoriamente l’ascolto del figlio minore se ha compiuto i 12 anni, ma anche se è di età inferiore «ove capace di discernimento», cioè di formulare un ragionamento autonomo e di esprimere previsioni e giudizi.

Compiute queste audizioni, il giudice «suggerisce le determinazioni che ritiene più utili nell’interesse del figlio e dell’unità familiare»: le possibilità del giudice, dunque, sono molto ampie e non vincolate a un contenuto predeterminato, in modo da assicurare flessibilità e capacità di adattamento alle varie situazioni concrete che possono presentarsi. Può accadere, tuttavia, che nonostante ciò il contrasto permanga, e allora la norma prevede che «il giudice attribuisce il potere di decisione a quello dei genitori che, nel singolo caso, ritiene il più idoneo a curare l’interesse del figlio». Ad esempio, quando è necessario ricorrere a cure mediche e uno dei genitori è favorevole mentre l’altro si oppone senza ragione.

Responsabilità genitoriale in caso di separazione o divorzio

In caso di separazione coniugale o divorzio la responsabilità genitoriale non cessa e dunque deve continuare ad esercitarsi, a meno che uno dei due ex coniugi non sia più in grado di farsene carico, per varie ragioni che rendono impossibile svolgerla, e allora essa verrà attribuita in modo esclusivo all’altro genitore.

In questi casi, però, il procedimento giudiziario è più complesso, perché, quando si profila un conflitto di interessi tra i genitori e la prole, occorre «integrare il contraddittorio» processuale (come prevede l’art. 78 Cod. proc. civ.) nominando un curatore speciale al minore. Lo ha ribadito di recente la Corte di Cassazione [1], dichiarando la nullità di una causa di divorzio svolta senza l’intervento del curatore. In quella vicenda, i giudici avevano disposto l’affidamento esclusivo del figlio minore alla madre, con sospensione della responsabilità genitoriale del padre, ma gli interessi del ragazzo non erano stati rappresentati. Per approfondire questo aspetto leggi qual è il ruolo del curatore nella perdita della responsabilità genitoriale.

Quando c’è decadenza dalla responsabilità genitoriale?

La decadenza dalla responsabilità genitoriale sui figli viene dichiarata dal giudice, applicando l’art. 330 del Codice civile, quando uno dei genitori (o entrambi) non rispetta i propri doveri verso i figli e li trascura gravemente, oppure quando abusa dei suoi poteri e compie maltrattamenti o violenze nei loro confronti. In questi casi, il giudice può anche stabilire che il figlio minore venga allontanato dalla residenza familiare e collocato in un altro luogo.

Questi provvedimenti possono essere provvisori e avere una durata prestabilita o comunque limitata nel tempo: al termine del periodo, il giudice può reintegrare i genitori nella responsabilità genitoriale, se non sussistono più le condizioni che avevano imposto la decadenza, e purché – come stabilisce l’art. 332 del Codice civile – sia «escluso ogni pregiudizio per il figlio». Ecco perché, al di là del nome, la decadenza dalla responsabilità genitoriale non è mai definitiva, ma può essere sempre revocata da provvedimenti giudiziari successivi.


note

[1] Cass. ord. n. 12802 del 21.04.2022.

Cass. civ., sez. VI – 1, ord., 21 aprile 2022, n. 12802
Presidente Scotti – Relatore Iofrida

Fatti di causa

La Corte d’appello di Trieste, con decreto n. cronol. 296/2020, depositato il 12/11/2020, ha respinto il reclamo di S.F. , nei confronti di K.G. , avverso decreto del Tribunale di Trieste che aveva disposto la modifica delle condizioni di divorzio, oggetto di sentenza dell’agosto 2018, in punto di affidamento del figlio minore R. all’Ente locale e con sua collocazione paritetica presso ciascun genitore, stabilendo, all’esito di consulenza tecnica d’ufficio, la sospensione del S. dalla responsabilità genitoriale e l’affidamento in via esclusiva del figlio alla madre, con collocamento dello stesso presso quest’ultima, e diritto del padre di vederlo e tenerlo con sé, secondo le modalità ed i tempi dettati dai Servizi Sociali.

La Corte di merito, respinti i motivi di nullità dell’accertamento tecnico d’ufficio, ha rilevato che la statuizione di primo grado era fondata sulle risultanze di detto accertamento peritale, dal quale emergeva l’assoluta incompatibilità tra i due sistemi educativi, tale da escludere la possibilità di un affidamento condiviso, allo stato, la positività della figura materna (non avendo trovato riscontro presunti maltrattamenti del minore presso l’abitazione della madre) e una serie di criticità, riconducibili all’apporto genitoriale paterno (la tolleranza circa il fatto che il figlio non andasse a scuola, l’ingiustificata intromissione nella funzione educativa degli insegnanti, la sottovalutazione delle difficoltà respiratorie del figlio), ritenute pregiudizievoli per l’equilibrio psico-fisico del minore. Il provvedimento doveva essere quindi confermato, senza necessità di ulteriori approfondimenti istruttori, condividendosi anche la decisione relativa all’invito alle parti ad intraprendere un percorso psicologico individuale, oltre una mediazione familiare, e la misura del sostegno psicologico a favore del minore, con presa in carico da parte dell’Azienda sanitaria locale.

Avverso la suddetta pronuncia, S.F. propone ricorso per cassazione, notificato il 12/5/2021, affidato ad unico motivo, nei confronti di K.G. (che non svolge difesa).

È stata disposta la trattazione con il rito camerale di cui all’art. 380-bis c.p.c., ritenuti ricorrenti i relativi presupposti.

Ragioni della decisione

1. Il ricorrente lamenta, con unico motivo, la violazione e/o falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, dell’art. 12 Convenzione di New York, art. 6 Convenzione di Strasburgo, art. 315-bis c.c., comma 3, artt. 336-bis e 337-octies c.c., avendo la Corte d’appello ritenuto di provvedere escludendo l’ascolto del minore, di anni undici, richiesta dal padre, incombente che non poteva essere delegato al consulente tecnico d’ufficio.

2.Deve essere rilevata d’ufficio la nullità del giudizio.

In ordine alla necessità o meno di provvedere sempre, nei procedimenti, quali quelli in oggetto, limitativi o ablativi della responsabilità genitoriale, alla nomina di un curatore speciale del minore, ex art.78 c.p.c., ove non sia stato nominato un tutore provvisorio, sussistendo comunque un conflitto d’interessi verso entrambi i genitori, si registrano attualmente diverse pronunce favorevoli di questo giudice di legittimità (Cass. 5256/2018; Cass. 7196/2019; Cass. 8627/2021), da cui deriva che, nell’ipotesi in cui non si sia provveduto a tale nomina, il procedimento deve essere ritenuto nullo ex art. 354 c.p.c., comma 1, con rimessione della causa al primo giudice perché provveda all’integrazione del contraddittorio.

Nella pronuncia (Cass. 1471/2021), facendosi richiamo in particolare all’art. 336 c.c., comma 4., nell’attuale formulazione, secondo cui, per i provvedimenti di decadenza o limitativi della responsabilità genitoriale, prescrive che i genitori ed il minore siano assistiti da un difensore, si è ribadito che “nei giudizi che abbiano ad oggetto provvedimenti limitativi o ablativi della responsabilità genitoriale, in virtù del combinato disposto dell’art. 336 c.c., commi 1 e 4, deve essere nominato al minore un curatore speciale ai sensi dell’art. 78 c.p.c., comma 2, determinandosi in mancanza una nullità del procedimento che, se accertata in sede di impugnazione, comporta la rimessione della causa al primo giudice per l’integrazione del contraddittorio”, precisandosi che, negli altri giudizi riguardanti minori, invece, non è necessaria sempre la nomina di un curatore speciale, costituendo tuttavia il mancato ascolto del minore – ove non giustificato da un’espressa motivazione – violazione del principio del contraddittorio e dei suoi diritti.

Il principio, secondo cui nei giudizi riguardanti l’adozione di provvedimenti limitativi, ablativi o restitutivi, della responsabilità genitoriale, riguardanti entrambi i genitori, l’art. 336 c.c., comma 4, così come modificato dalla L. n. 149 del 2001, art. 37, comma 3, in ragione del conflitto di interessi verso entrambi i genitori, richiede la nomina di un curatore speciale del minore, ex art. 78 c.p.c., ove non sia stato nominato un tutore provvisorio, il quale assume la veste di litisconsorte necessario, è stato, da ultimo, in più occasioni affermato (Cass. 11786/2021; cfr. anche Cass. 20248/2021 e Cass. 38719/2021), essendosi dichiarata la nullità del procedimento di reclamo e del decreto adottato nel secondo grado del giudizio, per non essere stato evocato in tale grado il tutore, nominato nel corso del procedimento davanti al Tribunale.

In conclusione, deve ritenersi che, in tutti i procedimenti che riguardano minori, deve essere loro garantito il contraddittorio, attraverso la nomina di un tutore provvisorio o di un curatore speciale del minore, ex art. 78 c.p.c., tutte le volte in cui si profili un conflitto di interessi tra il minore e i suoi rappresentanti legali, genitori o tutore, o attraverso l’ascolto del minore.

La qualità di parte in senso formale, in aggiunta a quella di parte in senso sostanziale, va poi attribuita al minore in presenza di specifiche disposizioni normative recanti previsione della nomina di un curatore speciale per rappresentarlo nella sede processuale (sicuramente, azioni di status e procedimenti di adottabilità); in dette ipotesi, rispetto alla previsione generale dettata dall’art. 78 c.p.c., il conflitto di interessi tra il minore ed i suoi rappresentanti può ritenersi presunto, in ragione delle questioni oggetto del giudizio.

Laddove, invece, difettino predeterminazioni in tal senso (si pensi ai giudizi di separazione personale, divorzio, regolamentazione dell’affidamento e del mantenimento dei figli), deve ritenersi che il contraddittorio possa essere garantito attraverso la previsione che il minore, parte in senso sostanziale ma che non acquisisce anche la qualità di parte in senso formale, debba essere ascoltato.

Tuttavia, questa Corte ha anche chiarito che, nei giudizi relativi all’adozione di provvedimenti limitativi, ablativi o restitutivi della responsabilità genitoriale riguardanti i genitori, sussiste in re ipsa un conflitto d’interessi del minore verso entrambi i genitori, tanto che, ove non sia stato nominato un tutore provvisorio, va disposta la nomina di un curatore speciale ex art. 78 c.p.c. (cfr. tra le tante Cass. 5256/2018; Cass. 11786/2021; cfr. Cass. 7734/22, non massimata).

Ric. 2021 n. 13787 sez. M1 – ud. 7-04-2022

Ora, nel caso in esame, il procedimento era stato validamente iniziato, attenendo a modifica delle condizioni di divorzio, secondo le regole ordinarie, che vedono il minore normalmente rappresentato dai genitori nelle controversie concernenti anche l’esercizio della responsabilità genitoriale, ma si è concluso, in primo grado, con una pronuncia di affidamento del minore in via esclusiva alla madre, con sospensione della responsabilità genitoriale del padre S. nei confronti del figlio.

Alla stregua dei suesposti principi in tema di rituale instaurazione del contraddittorio nei confronti del minore nei procedimenti de potestate, il Tribunale, nel momento in cui ha accertato gli effetti pregiudizievoli per il bambino, tali da essere prodromici all’adozione di un provvedimento ex art. 333 c.c. sia pure nei riguardi di uno solo dei genitori, avrebbe dovuto previamente provvedere, stante la sopravvenuta insorgenza del conflitto di interessi, alla nomina di un tutore provvisorio o di un curatore speciale del figlio, ai sensi dell’art. 336 c.c., comma 4. La finalità di detta norma è quella infatti di assicurare il contraddittorio anche nei confronti del minore, parte necessaria in quel procedimento, tramite un rappresentante diverso dai genitori, in ragione del concreto conflitto di interessi evidenziatosi tra la posizione del figlio e quella dei/del genitori/e, in quanto, per l’appunto, inadempienti/e ai doveri genitoriali in pregiudizio per il bambino e, per ciò stesso, non più idonei/o a rappresentarlo.

L’omessa nomina del curatore, allorché ne concorrano le condizioni, comporta la nullità del giudizio per mancata costituzione del rapporto processuale e violazione del contraddittorio. Al curatore, quale rappresentante legale del minore, è rimessa la nomina del difensore tecnico del minore medesimo.

La questione del mancato ascolto del minore, posta dal ricorrente, assume dunque un valore recessivo rispetto al sussistente vizio di nullità.

Il decreto impugnato va pertanto cassato e, ricorrendo l’ipotesi di cui all’art. 383 c.p.c., comma 3, la causa deve essere rimessa al giudice di primo grado, perché provveda all’integrazione del contraddittorio nei confronti del minore (Cass. 8803/2003).

3. Per tutto quanto sopra esposto, pronunciando sul ricorso, va dichiarata la nullità dell’intero giudizio e va cassato il decreto impugnato, con rinvio al Tribunale di Trieste in diversa composizione, che dovrà procedere a nuovo esame del merito della controversia previa integrazione del contraddittorio nei confronti del minore. Il giudice del rinvio provvederà anche alla liquidazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte, pronunciando sul ricorso, dichiara la nullità dell’intero giudizio, cassa il decreto impugnato, con rinvio al Tribunale di Trieste, in diversa composizione, anche in ordine alla liquidazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

Dispone, per l’ipotesi di diffusione del presente provvedimento, l’omissione delle generalità e degli altri dati identificativi a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52.


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