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Risarcimento bene danneggiato: valore attuale o valore a nuovo?

1 Maggio 2022
Risarcimento bene danneggiato: valore attuale o valore a nuovo?

Come si quantifica un risarcimento di un oggetto rotto: sulla base del prezzo necessario a riacquistarlo o per farlo riparare?

Chi rompe paga. E su questo non ci piove. Ma “quanto” deve pagare? Qui le cose si fanno più difficili. Perché se ci sono danni che possono essere facilmente determinati, come ad esempio il costo della riparazione di un oggetto danneggiato, ce ne sono altri difficilmente quantificabili, come il dolore fisico o un’invalidità.

Senza voler entrare, in questa sede, in una dissertazione sulle varie categorie del danno (che, come noto, può essere «patrimoniale», comprendendo il «danno emergente e il lucro cessante», oppure «non patrimoniale», comprendendo invece il danno morale, il danno biologico e quello esistenziale), concentriamoci piuttosto se, per calcolare il risarcimento del bene danneggiato, si tiene conto del valore attuale o del valore a nuovo.

Cosa significa? Ipotizziamo il caso di una persona che, nel fare retromarcia, vada a sbattere contro un cancello elettrico privato, distruggendolo. Ripararlo risulta impossibile o comunque antieconomico. L’unica via percorribile è di comprarne uno nuovo. Qui il dubbio: il responsabile dovrà pagare il prezzo di acquisto per l’oggetto nuovo, magari anche di ultima generazione, oppure dovrà limitarsi a risarcire il valore (sicuramente ridotto per via dell’uso) che il bene aveva al momento del danneggiamento? 

È chiaro che, in questa seconda ipotesi, potrebbe celarsi un’ingiustizia: ci sono oggetti assai vetusti che, seppur funzionanti e adeguati a svolgere la funzione a cui sono preposti, valgono molto poco. Si pensi a una vecchia auto che riesca a trasportare una famiglia, senza grandi pretese di performance; qualora dovesse andare distrutta in un incidente, il risarcimento pari al valore della stessa non sarebbe sufficiente a garantire al titolare la possibilità di comprarne una nuova. Sicché questi, nonostante il danno, resterebbe privo di un veicolo se non ha la possibilità di attingere a propri fondi.

Insomma, il risarcimento del bene danneggiato si fa sulla base del valore attuale o del valore a nuovo? La questione trova esplicita regolamentazione nella legge. Ecco alcune risposte pratiche.

Come si calcola il risarcimento di un oggetto?

L’articolo 1908 del Codice civile stabilisce testualmente che «nell’accertare il danno non si può attribuire alle cose perite o danneggiate un valore superiore a quello che avevano al tempo del sinistro».

Ne consegue che – salvo diverso accordo tra le parti – il danneggiante (o la sua assicurazione) non deve rimborsare il valore del bene alla data dell’acquisto (che potrebbe risalire a molto tempo prima), ma al valore che tiene conto della vetustà del prodotto. Alla somma così determinata dev’essere poi applicata la rivalutazione monetaria dalla data del sinistro fino alla data del pagamento da parte del danneggiante. 

Quindi, ai fini del calcolo del risarcimento, non conta né il prezzo da pagare per un oggetto nuovo, né quello che si era pagato al momento dell’acquisto dell’oggetto danneggiato, ma il valore di quest’ultimo al momento del danno. Quindi, tanto più si tratta di un oggetto vecchio e usurato, tanto minore sarà il risarcimento.

Danno da incidente stradale: quale valore viene risarcito dall’assicurazione? 

Tale principio trova frequente applicazione pratica in tema di incidenti stradali. Come noto, non sempre le auto incidentate possono essere portate a nuovo. A volte, vanno rottamate. Anche qui dunque si pone la questione se rimborsare il prezzo necessario all’acquisto di un veicolo nuovo o il valore del bene danneggiato prima che divenisse un relitto. Ebbene, secondo la giurisprudenza, nell’accertare il danno non si può attribuire alle cose perite o danneggiate un valore superiore a quello che avevano al tempo del sinistro. Non si può fare riferimento neanche al valore dell’auto assicurata per come dichiarato nella polizza o in altri documenti con l’assicurazione. 

Dunque, non spetta alcun ulteriore risarcimento del danno per il maggior prezzo sborsato dal danneggiato per l’acquisto di una vettura nuova in seguito a incidente stradale, in quanto tale esborso è adeguatamente compensato dalle somme attribuite per interessi e rivalutazione e dal maggior valore d’uso del nuovo bene acquistato.



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