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Debiti fiscali e solidarietà tributaria degli eredi

26 Aprile 2022
Debiti fiscali e solidarietà tributaria degli eredi

I debiti col fisco ricadono sui figli del defunto? E in che misura si ripartiscono tra gli eredi? Ecco cosa succede con Irpef, Iva, imposta di registro, Imu, bollo auto, ecc.

Quando muore una persona, i suoi debiti passano a coloro che ne accettano l’eredità. Non risponde dei debiti chi ancora non ha accettato l’eredità o chi vi ha rinunciato. Cosa succede invece ai debiti col fisco, ad esempio quelli dovuti per Iva, Irpef, Imu, Tari, ecc.? Di sicuro anche questi sono debiti e quindi vanno pagati. Ma in che misura? E soprattutto come vanno divisi tra gli eredi? La risposta a queste domande coinvolge il tema della cosiddetta solidarietà tributaria degli eredi sui debiti fiscali. E di tanto parleremo qui di seguito. Detto in parole povere e molto più semplici, stabiliremo se gli eredi possono essere costretti dal fisco a pagare l’intero debito lasciato dal defunto o solo una quota pari alla percentuale di eredità spettata loro. Ma procediamo con ordine.

Cos’è la solidarietà tributaria degli eredi?

Il concetto di «solidarietà tributaria» è facilmente spiegabile nei seguenti termini.

Quando un debito ricade su più soggetti, si possono verificare due diverse ipotesi:

  • obbligazione solidale: il creditore può chiedere il pagamento dell’intero importo spettantegli anche a uno solo dei debitori, senza doversi rivolgere a tutti gli altri. Chi paga avrà poi la possibilità di chiedere agli altri condebitori di rimborsarlo per la rispettiva quota. Si tratta di una facilitazione per il creditore che così potrà rivolgersi al soggetto più solvibile, lasciando a questi la seccatura di dover recuperare poi gli importi dagli altri debitori. Dunque, in presenza di un’obbligazione solidale, se un debitore non paga, gli altri rischiano in proprio poiché possono essere chiamati dal creditore a versare anche la quota di chi è inadempiente;
  • obbligazione parziaria: in questo caso, il creditore può chiedere a ciascun debitore solo la parte del pagamento corrispondente alla quota ricadente su questi. Ad esempio, dinanzi a tre eredi al 33% ciascuno, il creditore che voglia recuperare l’intero importo dovrà rivolgersi ad ognuno di loro e chiedere non oltre un terzo dell’importo totale. Dunque, in presenza di un’obbligazione parziaria, se un debitore non paga, gli altri non rischiano nulla.

Come si dividono i debiti tributari del defunto?

Se per tutti i debiti del defunto vale la regola dell’obbligazione parziaria, sicché ciascun erede risponderà solo di una quota del debito pari alla propria quota di eredità, per le tasse vale, a volte, la regola dell’obbligazione solidale. Vediamo singolarmente quando ciò avviene.

Si tenga però conto che le sanzioni tributarie – quelle cioè conseguenti alla mora nel pagamento delle imposte – non si trasmettono mai agli eredi. Quindi, ad esempio, se il Comune chiede agli eredi il versamento dell’Imu non corrisposto dal titolare dell’immobile, più le sanzioni, questi ultimi sono tenuti a versare solo l’imposta e non anche l’aggravio di sanzioni. E ciò vale per qualsiasi altro tributo, anche per le cartelle esattoriali. Le sanzioni insomma – siano esse penali, amministrative o tributarie – non si trasferiscono mai agli eredi.

Quando c’è solidarietà tributaria tra gli eredi?

In particolare, il Fisco può agire per l’intero debito nei confronti di tutti gli eredi solo per le imposte sui redditi ossia per quanto riguarda l’Irpef. Ciò è espressamente previsto dalla legge, il cosiddetto Testo Unico sulle imposte sui redditi [1].

Inoltre, la solidarietà tributaria vale anche per quanto riguarda l’imposta sulle successioni.

Quando non c’è solidarietà tributaria tra gli eredi?

Se il TU sulle imposte sui redditi stabilisce che gli eredi rispondono in solido per le imposte dovute dal contribuente defunto, analoga previsione non è prevista dalla legge in tema di Iva [2] o dell’imposta di registro [3].

Proprio di quest’ultima fattispecie si è occupata la Commissione tributaria regionale di Roma con la sentenza 2957/35/14 del 2014.

Dunque, l’Agenzia delle Entrate, se si tratta di Iva e di registro, non può notificare l’atto per l’intero a tutti gli eredi, ma deve notificare un atto a ciascun erede in ragione della sua quota e, per fare ciò, può essere imprescindibile visionare il testamento, almeno nelle successioni testamentarie.

Insomma, i rapporti tra gli eredi divengono autonomi. Quindi, se l’Agenzia delle Entrate accerta nei confronti del de cuius una maggiore Irpef e una maggiore Iva, essa potrà notificare l’accertamento Irpef a tutti, e l’eventuale adesione di uno degli eredi comporterà l’estinzione dell’obbligazione per gli altri, ma dovrà notificare tanti accertamenti quanti sono gli eredi per l’Iva richiedendo il tributo in ragione delle quote ereditarie.

Veniamo ora ai tributi locali. Si è sempre detto che, ai fini Tasi e Imu, non può esserci responsabilità solidale per gli eredi del contribuente defunto, in quanto nessuna norma prevede ciò. Sicché, il Comune deve agire nei confronti di ciascun erede solo “pro quota”.

Questa tesi, a lungo sostenuta dalla giurisprudenza, è stata però sconfessata da qualche sentenza della Cassazione [4]. Secondo queste pronunce, anche in tema di tributi comunali potrebbe estendersi la regola della solidarietà passiva tributaria. Ma è bene dire che si tratta solo di un’interpretazione che non ha alcun fondamento normativo. La questione andrebbe rimessa alle Sezioni Unite della Cassazione per trovare una definitiva soluzione.

Dove si notificano le richieste di pagamento delle imposte agli eredi?

La notifica degli atti intestati al defunto può essere effettuata agli eredi impersonalmente e collettivamente nell’ultimo domicilio dello stesso, ed è efficace nei confronti degli eredi che, almeno trenta giorni prima, non abbiano effettuato la comunicazione in merito alle proprie generalità e domicilio fiscale. In quest’ultimo caso, infatti, la notifica va fatta presso l’indirizzo di residenza di questi stessi.


note

[1] Art. 65 del DPR 600/73.

[2] DPR 633/72

[3] DPR 131/86.

[4] Cass. sent. n. 22426/2014, n. 15460/2010 e n. 5622/2015.


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