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Cos’è l’Aire e come funziona

26 Aprile 2022
Cos’è l’Aire e come funziona

Come fare per trasferirsi all’estero e non pagare più le tasse in Italia: la residenza fiscale e l’iscrizione all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero.

«Aire» è l’acronimo di Anagrafe degli italiani residenti all’estero. Di cosa si tratta? È un semplice registro ma con svariate funzioni, la più importante delle quali serve a determinare la residenza fiscale dei contribuenti e quindi a stabilire a quale Stato pagare le imposte. Ma procediamo con ordine e vediamo cos’è l’Aire e come funziona.

Cos’è l’Aire?

L’Aire esiste dal 1988. In particolare, l’Anagrafe degli italiani residenti all’estero contiene i dati dei cittadini italiani che risiedono all’estero per un periodo superiore a 12 mesi.

Chi trasferisce la propria residenza all’estero per un periodo superiore a 12 mesi ha l’obbligo di iscriversi all’Aire [1].

Cosa comporta l’iscrizione all’Aire?

Come appena detto, l’iscrizione all’Aire è un dovere per chi va a vivere per più di un anno all’estero. Ma è anche un’importante facoltà che serve a esercitare alcuni diritti come, ad esempio, la possibilità di votare per corrispondenza in caso di elezioni, la possibilità di ottenere il rilascio o rinnovo di documenti di identità e di viaggio, nonché certificazioni.

L’Aire ha soprattutto risvolti di carattere fiscale. Difatti, per non pagare più le tasse in Italia, non basta trasferirsi all’estero, ma è necessario anche:

  • essere iscritti all’Aire;
  • e che, per almeno 183 giorni all’anno anche non consecutivi (184 negli anni bisestili), si abbia la residenza all’estero.

Al contrario, si viene considerati fiscalmente residenti in Italia, e pertanto tenuti a versare le imposte al nostro Paese, quando, per almeno 183 giorni anche non consecutivi dell’anno solare (o 184 negli anni bisestili), ricorra in capo al contribuente anche una sola delle seguenti condizioni:

  • avere in Italia la residenza, anche se si soggiorna per gran parte del periodo d’imposta all’estero;
  • avere in Italia, pur con la residenza all’estero, il domicilio (ossia la sede principale dei propri affari e interessi, anche morali e sociali) oppure la dimora abituale (ossia il luogo nel quale normalmente si vive per gran parte dell’anno).

Da quanto visto è chiaro che basta il semplice dato formale della residenza in un qualsiasi Comune italiano per essere soggetti all’imposta italiana sui redditi (Irpef).

Di tanto abbiamo già parlato nell’approfondimento Addio tasse in Italia: ecco come.

Secondo la giurisprudenza, l’iscrizione anagrafica configura una presunzione assoluta di residenza fiscale in Italia, da cui scaturisce l’assoggettamento alle imposte sul reddito in Italia [2].

Chi deve iscriversi all’Aire?

Sono obbligati ad iscriversi all’Aire:

  • i cittadini che trasferiscono la propria residenza all’estero per periodi superiori a 12 mesi;
  • quelli che già vi risiedono, sia perché nati all’estero che per successivo acquisto della cittadinanza italiana a qualsiasi titolo.

Chi non deve iscriversi all’Aire?

Non devono iscriversi all’Aire:

  • le persone che si recano all’estero per un periodo di tempo inferiore ad un anno;
  • i lavoratori stagionali;
  • i dipendenti di ruolo dello Stato in servizio all’estero, che siano notificati ai sensi delle Convenzioni di Vienna sulle relazioni diplomatiche e sulle relazioni consolari rispettivamente del 1961 e del 1963;
  • i militari italiani in servizio presso gli uffici e le strutture della Nato dislocate all’estero.

Da quando decorrono gli effetti dell’iscrizione all’Aire?

I cittadini italiani che trasferiscono la loro residenza da un Comune italiano all’estero devono farne dichiarazione all’ufficio consolare della circoscrizione di immigrazione entro novanta giorni dall’immigrazione.

Il trasferimento della residenza all’estero ha effetto dal momento della dichiarazione resa all’ufficio consolare, «qualora non sia stata già resa la dichiarazione di trasferimento di residenza all’estero presso il comune di ultima residenza, a norma della vigente legislazione anagrafica».

Pertanto, le domande di trasferimento della residenza si ritengono efficaci dal momento della dichiarazione all’ufficio consolare, non avendo più alcuna rilevanza il momento della ricezione della comunicazione da parte dell’ufficio.

Come ci si iscrive all’Aire?

La richiesta va effettuata attraverso il portale Fast.it oppure compilando l’apposito modulo di richiesta (reperibile nei siti web degli Uffici consolari) a cui allegare documentazione che provi l’effettiva residenza nella circoscrizione consolare e una copia del documento d’identità del richiedente.

L’iscrizione può anche avvenire d’ufficio, sulla base di informazioni di cui l’Ufficio consolare sia venuto a conoscenza.

Quanto si paga per iscriversi all’Aire?

L’iscrizione all’Aire è gratuita. Non bisogna quindi versare bolli o imposte.

Quando non si è residenti in Italia?

Se, come abbiamo visto sopra, l’iscrizione nell’anagrafe della popolazione residente in Italia per almeno 183 giorni all’anno è sufficiente a determinare la residenza in Italia, la cancellazione dai registri anagrafici e la conseguente iscrizione all’Aire non basta da sola ad escludere la residenza in Italia. Infatti, se si ha in Italia ancora, per la maggior parte del periodo di imposta, la residenza o il domicilio si è considerati ancora fiscalmente residenti in Italia. Ragion per cui si devono pagare le imposte al nostro Stato.

Per cancellare invece la residenza fiscale dal territorio dello Stato italiano è necessario che il soggetto in questione:

  • non abbia in Italia né la residenza, né il domicilio;
  • sia iscritto all’Aire.

Sono possibili controlli sulla residenza all’estero?

Ove l’Amministrazione finanziaria intenda sostenere che la residenza all’estero (in un paese non a fiscalità privilegiata) del contribuente, suffragata dall’iscrizione all’Aire, sia fittizia, è tenuta a fornire la prova di tale assunto, dimostrando la sussistenza, in Italia, della residenza o del domicilio.

L’Agenzia delle Entrate, in collaborazione con i Comuni, realizza una specifica attività di vigilanza volta ad ostacolare il fittizio trasferimento all’estero della residenza, per ottenere vantaggi fiscali.

Entro sei mesi da ogni richiesta di iscrizione all’Aire, il Comune conferma all’ufficio dell’Agenzia delle Entrate competente in relazione all’ultimo domicilio fiscale del contribuente, che questi ha effettivamente cessato la residenza in Italia. Per i successivi tre anni, poi, il Comune deve vigilare sulla persistenza della cessazione della residenza in Italia.

I dati di coloro che richiedono l’iscrizione all’Aire sono resi disponibili all’Agenzia delle Entrate entro 6 mesi dalla richiesta, al fine della formazione di liste selettive per i controlli relativi ad attività finanziarie e investimenti patrimoniali esteri non dichiarati.

Trasferimento in Paesi a fiscalità privilegiata

Si considerano residenti in Italia, salvo prova contraria, i cittadini italiani cancellati dalle anagrafi della popolazione residente e trasferiti in un paradiso fiscale.

In tal caso, si verifica un’inversione dell’onere della prova: spetta al cittadino trasferito in un paradiso fiscale dimostrare l’effettività del proprio trasferimento. Ove questi non riesca a fornire tale prova, è possibile ritenere, in via presuntiva, che egli sia tuttora residente fiscalmente in Italia. E quindi lo Stato italiano gli chiederà il pagamento delle relative imposte.


note

[1] Art. 1 co. 8 della L. 27.10.88 n. 470 e del regolamento di attuazione DPR 6.9.89 n. 323.

[2] Cass. 16634/2018 e Cass. 21970/2015.


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