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Biglietti acquistati online: c’è diritto al recesso?

26 Aprile 2022
Biglietti acquistati online: c’è diritto al recesso?

Concerto ed altri eventi: si può recedere ed esercitare il diritto di ripensamento dopo l’acquisto? Si può rivendere il biglietto a un prezzo più alto?

Ormai, gran parte dei biglietti per i concerti non si acquistano più al negozio ma online. Esistono numerosi siti specializzati nella vendita di ticket per eventi di musica, spettacolo, sport e cultura. In questo modo, ogni giorno, milioni di biglietti vengono commercializzati attraverso piattaforme digitali. Un pubblico, prevalentemente costituito da giovani, acquista con largo anticipo l’accesso a stadi, arene e teatri proprio per non rimanere esclusi o dover fare i conti con l’immancabile bagarinaggio ed i prezzi lievitati. Ma proprio perché si agisce molto tempo prima dell’evento è facile incappare in successivi contrattempi che rendano impossibile la partecipazione. Di qui il dubbio se, per i biglietti acquistati online, c’è diritto al recesso. In caso contrario, è possibile rivenderli ad altre persone, magari a un prezzo più alto? Cerchiamo di fare il punto della situazione. Stabiliremo innanzitutto se il famoso «diritto di ripensamento», che spetta a tutti i consumatori che acquistano fuori dai locali commerciali, e quindi su Internet, si applica anche ai biglietti di concerti e altri spettacoli. Vedremo poi se è possibile la rivendita dei biglietti tra i privati o se, invece, questa pratica è vietata dalla legge. Ma procediamo con ordine.

Cos’è il diritto di ripensamento?

Il Codice del consumo (articolo 59 d.lgs. n. 206/2005) stabilisce che tutti gli acquisti fatti da privati in veste di consumatori (ossia non strumentali all’attività lavorativa) nei confronti di aziende o professionisti (quindi non nei confronti di altri privati) siano maggiormente tutelati dalla legge. Tra le tante tutele viene previsto il cosiddetto diritto di recesso che opera solo nei casi in cui l’acquisto avviene fuori da un negozio tradizionale, come nel caso di chi compra su Internet o tramite televendite. In tali ipotesi, l’impossibilità di visionare prima il prodotto, di provarlo o di tastarne la qualità consente all’acquirente, dopo aver ricevuto a casa l’oggetto acquistato, di rispedirlo al venditore ed ottenere indietro i soldi, senza bisogno di fornire spiegazioni.

In buona sostanza, il diritto di recesso consente un ripensamento, anche immotivato. L’importante è che l’intenzione di recedere dalla vendita venga comunicata entro 14 giorni dalla consegna del prodotto.

Di norma, proprio per gli acquisti effettuati online, al consumatore viene riconosciuta la possibilità di esercitare il diritto di recesso, così da potersi liberare dai vincoli di un contratto concluso troppo frettolosamente.

Quando non c’è diritto di recesso?

Non sempre il diritto di recesso può essere esercitato. Innanzitutto, è da escludere se si compra in un negozio o in uno stand fieristico.

Non spetta poi se si compra con partita Iva (perché, in tal caso, si presume che l’acquisto avvenga per dedurre il costo dalle tasse e che quindi sia strumentale all’esercizio dell’attività commerciale).

In ultimo, il diritto di ripensamento non può essere esercitato se chi vende è un privato, ossia un altro consumatore.

C’è poi un lungo elenco di ipotesi in cui il codice del consumo esclude la possibilità di esercitare il diritto di recesso. Ne abbiamo parlato già nell’articolo Si può escludere il diritto di recesso? Si pensi ai prodotti personalizzati, come le magliette.

Insomma, il diritto di recesso, peraltro, non è applicabile in alcune tipologie di acquisti online, elencate dall’articolo 59 del Codice del consumo (Dlgs 206/2005), per i quali va tutelato anche l’interesse del venditore di poter contare su una manifestazione di volontà certa e consapevole da parte del consumatore.

Biglietti di concerti ed eventi acquistati online: c’è diritto di recesso?

Potrebbe succedere di comprare dei biglietti di un concerto o altro evento su un sito a un prezzo esorbitante e poi accorgersi che lo stesso biglietto si vende a una cifra più modica altrove. In questi casi, potrà essere interesse dell’acquirente esercitare il diritto di recesso. A prima vista, sembrerebbe che la legge tuteli il consumatore, ma non è così.

Difatti il codice del consumo indica, tra i casi in cui non si può esercitare il diritto di recesso, gli acquisti «di servizi riguardanti le attività del tempo libero, qualora il contratto preveda una data o un periodo di esecuzione specifici». Pertanto si può dire che, in generale, non è permesso restituire biglietti per concerti, spettacoli, teatri, manifestazioni sportive ecc., riavendo i soldi versati, solo in funzione di un ripensamento.

In questi casi, l’unico modo per evitare di dover pagare delle penali è quello di trovare un sostituto che possa e voglia fruire dei biglietti già acquistati, sempre che l’organizzatore della manifestazione consenta il cambiamento del nominativo.

Si possono rivendere i biglietti di un concerto o di un evento?

I biglietti sono dei comuni “titoli” al portatore, come i biglietti di treni o dell’autobus. In pratica, chi ne è in possesso ha diritto alla prestazione, salvo diversa previsione nelle condizioni generali di contratto che potrebbero invece prevedere un’assegnazione nominativa.

Pertanto, in linea generale, è ben possibile rivendere i biglietti di un concerto, anche a un prezzo più alto di quello di acquisto. Richiedere una maggiorazione rispetto al prezzo di vendita originario, praticato dall’organizzatore dell’evento, non è un illecito a meno che tale pratica non venga effettuata in forma seriale e speculativa. È il fenomeno del Secondary Ticketing che si verifica quando un soggetto, disponendo di forte liquidità, acquista tutti o gran parte dei biglietti di un evento per poi rivenderli a prezzi raddoppiati o, a volte, triplicati.



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