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Separazione di fatto: spettano eredità e pensione di reversibilità?

26 Aprile 2022
Separazione di fatto: spettano eredità e pensione di reversibilità?

Effetti sull’eredità in caso di morte di uno dei due coniugi prima o dopo il divorzio.

Se due persone sposate decidono di separarsi, ma senza ricorrere al tribunale, quali potrebbero essere le conseguenze qualora uno dei due dovesse morire? In altri termini, in caso di separazione di fatto, spettano eredità e pensione di reversibilità? Ecco alcuni pratici chiarimenti sul tema.

Separazione: quali effetti sull’eredità?

Se due persone si separano ma non divorziano, i diritti ereditari rimangono immutati. E come noto, il coniuge è erede legittimario, ha cioè sempre diritto a una quota del patrimonio dell’altro. C’è solo un’eccezione: quando la separazione viene pronunciata con addebito, ossia quando viene accertato dal giudice che la rottura del matrimonio è stata determinata dalla condotta colpevole di uno dei due coniugi (come nel caso di tradimento, violenza, abbandono del tetto coniugale).

Pertanto il coniuge che, nel giudizio di separazione subisce l’addebito – ossia l’imputazione di responsabilità per la cessazione della convivenza – perde lo stato di erede legittimario e non può pretendere alcunché nel caso in cui l’altro deceda.

Divorzio: quali effetti sull’eredità?

Con il divorzio, i rapporti tra i coniugi cessano definitivamente e l’uno non è più erede dell’altro, anche se non ha subito l’addebito.

Quindi, se due coniugi vogliono mantenere intatti i diritti ereditari dovranno separarsi ma non divorziare.

Separazione di fatto: spetta l’eredità?

Se è vero che la separazione formale – quella cioè ufficializzata in tribunale, in Comune o con la negoziazione assistita – non fa cessare lo status di erede (indipendentemente dal fatto che sia avvenuta in forma consensuale o giudiziale), tanto più ciò vale nel caso di separazione di fatto. Quindi, se i due coniugi decidono di vivere separati ma non formalizzano ciò, l’uno resta erede legittimario dell’altro e avrà sempre diritto a una quota del suo patrimonio, anche in caso di testamento contrario.

Eredità: differenza tra coniugi separati e coniugi sposati

Per gli articoli 548 e 585 del Codice civile, il coniuge separato ha gli stessi diritti successori del coniuge non separato, con l’unica eccezione del marito o della moglie cui sia stata addebitata la separazione con sentenza passata in giudicato. Ciò vale sia nel caso di apertura di successione legittima, in mancanza di testamento, sia nel caso in cui si voglia far valere la riserva di legge nel caso di successione testamentaria. Come anticipato sopra, è il divorzio che, al contrario, sancisce la fine dei diritti ereditari; in tal caso, è infatti previsto solo che all’ex coniuge, titolare di un assegno di mantenimento e in stato di bisogno, possa essere attribuito un assegno periodico a carico dell’eredità.

Separazione di fatto: spetta la pensione di reversibilità?

Così come la separazione di fatto o consensuale non fa perdere i diritti successori a un coniuge nel caso di morte dell’altro, allo stesso modo la separazione (di fatto o consensuale) non influisce di per sé sul diritto alla pensione di reversibilità. Peraltro, al coniuge erede legittimario spetta sempre la pensione di reversibilità, anche se ha rinunciato all’eredità.

Secondo la Cassazione e l’Inps (circolare 19/2022), anche il coniuge separato con addebito e senza diritto agli alimenti ha diritto alla pensione di reversibilità.

Pensione di reversibilità: conviene la separazione o il divorzio?

Con la separazione, si ha diritto alla pensione di reversibilità dell’ex coniuge nel caso in cui questi dovesse morire. La si può rivendicare anche nell’ipotesi in cui il coniuge superstite rinunci all’eredità dell’altro (magari in presenza di una situazione debitoria particolarmente elevata). La Cassazione ha detto che la pensione di reversibilità spetta anche al coniuge separato con addebito [1].

Anche con il divorzio si ha diritto alla pensione di reversibilità dell’ex coniuge ma solo per una quota. Questa quota viene divisa con l’eventuale seconda moglie. La quota viene determinata sulla base di una serie di parametri come, ad esempio, la durata del matrimonio, la sussistenza di un assegno di mantenimento, le condizioni economiche.

La reversibilità all’ex coniuge divorziato spetta solo a due condizioni:

  • il rapporto di lavoro da cui trae origine il trattamento pensionistico deve essere anteriore alla sentenza di divorzio;
  • l’ex coniuge non deve essersi risposato (circostanza che, peraltro, escluderebbe nei suoi confronti l’assegno di divorzio).

La reversibilità non spetta infine all’ex coniuge divorziato se questi ha accettato di ricevere l’assegno divorzile in un’unica soluzione.

Quindi (a differenza di quanto un tempo riteneva la Cassazione), la reversibilità oggi spetta anche a chi non percepisce l’assegno di mantenimento ed a chi ha subito l’addebito. Tanto è stato confermato anche dall’Inps con la circolare n. 19/2022.

Alla luce di tutto ciò non c’è dubbio che, se vi sono i presupposti per ricevere la pensione di reversibilità, la coppia dovrà rimanere separata piuttosto che divorziare. Solo in tale ipotesi infatti si ha diritto a tutta la reversibilità e non solo a una quota.


note

[1] Cass. sent. n. 2606/18.


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