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Intestare la casa al figlio al posto del mantenimento

1 Maggio 2022
Intestare la casa al figlio al posto del mantenimento

Hai lasciato la casa di tua proprietà, dove convivevi con la tua ex e vostro figlio: sei disposto a donare l’immobile al bambino per non versare un assegno di mantenimento. Si può fare?

In un accordo di separazione, il padre propone alla madre di intestare la casa al figlio piuttosto che versargli gli alimenti; il suo intento è soddisfare ogni bisogno economico del minore dando a questi la possibilità di sostenersi attraverso un eventuale affitto percepito dall’immobile in questione. Ma un accordo di questo tipo potrebbe essere valido e fattibile? 

Sulla possibilità di intestare la casa al figlio al posto del mantenimento si è già espressa la giurisprudenza. Ecco tutte le regole che i genitori dovranno attentamente osservare per realizzare un patto del genere.

Il padre può intestare una casa al figlio piuttosto che versargli gli alimenti?

Accordi di questo tipo – ossia la donazione di un immobile al posto dell’assegno di mantenimento – devono innanzitutto trovare l’accordo tra i due genitori. In mancanza di ciò, il giudice non accoglierà mai un’offerta del genere, prediligendo il versamento di una somma mensile, liquida e facilmente utilizzabile.

Dunque, affinché il padre possa sostituire gli alimenti con la donazione di una casa è necessario che sia in atto una separazione consensuale. Ma anche qui, non bisogna pensare che qualsiasi patto stretto tra i genitori possa essere considerato lecito: ci sarà sempre un controllo del giudice a valutarne la congruità. Il giudice infatti è “garante” del minorenne che, non potendo partecipare al giudizio, non può difendersi. Pertanto, i suoi interessi sono sempre tutelati da una verifica di “congruità” effettuata dal magistrato. 

È bene precisare che quanto appena detto vale sia per le coppie sposate che per quelle di fatto, ossia i conviventi.

Donazione casa al figlio al posto del mantenimento: Cassazione

Tali questioni sono state di recente affermate dalla Cassazione [1], secondo cui, in tema di mantenimento dei figli, anche un accordo intervenuto tra i genitori, rivolto a disciplinare le modalità di contribuzione degli stessi ai bisogni e alle necessità dei figli è valido come espressione dell’autonomia privata e pienamente lecito nella materia. Non è neanche necessaria un’omologazione o un controllo giudiziale preventivo. Tuttavia, avendo tale accordo ad oggetto l’adempimento di un obbligo previsto dalla legge (ossia il mantenimento dei figli), l’autonomia delle parti può solo stabilire le modalità pratiche di adempimento della prestazione ma non l’ammontare dovuto. Questo, nella pratica, significa che nulla esclude che un giudice possa, un giorno, su ricorso di uno dei due genitori, condannare il genitore non convivente al versamento di un’ulteriore somma liquida di denaro se quanto ricavato dall’immobile dovesse risultare insufficiente. 

Quanto appena detto non riguarda solo il patto di intestare una casa al posto del mantenimento ma qualsiasi altro accordo, anche in merito alla corresponsione di un assegno mensile. Anche qui i genitori hanno sì la possibilità di accordarsi sul mantenimento al figlio, ma è sempre il tribunale ad avere l’ultima parola: qualsiasi intesa tra il padre e la madre incontra un limite nella effettiva corrispondenza della stessa all’esclusivo interesse morale e materiale del figlio. 

Questo principio significa che il trasferimento di proprietà dell’immobile sarebbe valido, ma non può escludersi per il futuro un ulteriore e nuovo provvedimento che integri o modifichi l’accordo intervenuto tra i genitori, ponendo in capo al padre anche un contributo mensile.

Concretamente, qualora un giudice fosse successivamente chiamato a verificare l’adeguatezza del contributo per il figlio, la questione potrebbe essere esaminata con riferimento alle effettive possibilità patrimoniali e reddituali delle parti e portare a un ampliamento dell’obbligo di mantenimento. 

Ma cosa potrebbe portare un giudice a rivedere l’accordo stretto tra i genitori? Sicuramente, un eventuale mutamento sopravvenuto della situazione economica della madre che convive con il figlio o un incremento delle esigenze di quest’ultimo, che potrebbero portare all’imposizione di ulteriori obblighi.

Sarà quindi la madre a poter avviare un ulteriore giudizio dinanzi al tribunale senza che la firma del precedente accordo con il padre possa vincolarla per sempre. 


note

[1] Cass. ord. n. 663/2022.

Autore immagine: depositphotos.com


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