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Tubo di scarico sul muro del palazzo condominiale

25 Aprile 2022
Tubo di scarico sul muro del palazzo condominiale

Si può utilizzare la facciata comune dell’edificio in condominio per installare canalette, tubature, impianti, cavi, condutture, targhe, insegne.

Si può installare un tubo di scarico sul muro del palazzo condominiale? Non poche volte la facciata dell’edificio viene utilizzata per ancorarvi canne fumarie, sfiatatoi, pluviali, antenne e cavi. Ma è lecito un comportamento de genere? La questione è stata spesso oggetto dell’analisi dei giudici. I problemi che si pongono, nel caso di specie, sono la possibilità dell’uso individuale della cosa comune (come appunto le pareti dell’immobile) e la violazione dell’estetica (il cosiddetto “decoro architettonico”).

Proprio alla luce delle indicazioni fornite dalla giurisprudenza vediamo se è possibile l’ancoraggio di un tubo di scarico sul muro del palazzo condominiale.

Si possono usare le parti comuni dell’edificio condominiale?

A norma dell’articolo 1102 del Codice civile, ciascun condomino può usare le parti comuni dell’edificio e realizzarvi le opere che vuole, a proprie spese, senza dover chiedere l’autorizzazione all’assemblea.

Tale potere però è subordinato al rispetto di alcuni limiti: 

  • non è possibile violare la destinazione d’uso del bene comune utilizzato; 
  • non si può pregiudicare il pari uso da parte degli altri condomini della stessa area; 
  • non bisogna ledere il decoro architettonico dello stabile.

Queste tre condizioni richiedono quindi una valutazione casistica della singola opera da parte del giudice. In buona sostanza, non è possibile fissare una regola generale ma bisogna distinguere caso per caso.

Innovazioni vietate in condominio 

La legge vieta tutte le alterazioni di parti dell’edificio che le rendono inservibili all’uso o al godimento anche di un solo condomino (le cosiddette «innovazioni vietate»). Non si tratta di ogni tipo di modificazione, ma solo a quelle che comportano trasformazioni incidenti sull’essenza della cosa comune, alterandone l’originale funzione e destinazione. 

A norma dell’articolo 1120 del Codice civile sono vietate le innovazioni che possano recare pregiudizio alla stabilità o alla sicurezza del fabbricato, che ne alterino il decoro architettonico o che rendano talune parti comuni dell’edificio inservibili all’uso o al godimento anche di un solo condomino.

Si possono installare tubi e condotte di gas sulla facciata del palazzo? 

Più volte, la Cassazione ha ritenuto lecita l’utilizzazione dei muri dell’edificio condominiale, da parte del singolo condomino, per installarvi tubature per lo scarico di acque o per il passaggio del gas nonché sfiatatoi per evitare il ristagno di odori.

Come anticipato sopra, il Codice civile riconosce a ciascun condomino la facoltà di far uso della cosa comune anche apportando ad essa delle modifiche per il miglior godimento purché non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri partecipanti di farne parimenti uso secondo il loro diritto.

Quindi, il muro condominiale, accanto alla funzione primaria e fondamentale di sostegno dello stabile, ha anche quella accessoria di inclusione di impianti a servizio di singole unità immobiliari, appoggio di tubi, fili, condutture, targhe, insegne e quant’altro. 

Tale utilizzazione è senz’altro legittima, rientrando nel normale uso e nell’abituale destinazione della cosa comune. 

Inoltre, i muri dell’edificio condominiale sono di proprietà di tutti i condomini per tutta la loro estensione; ciascuno quindi può legittimamente servirsene nel proprio interesse sia nella parte corrispondente al piano di sua proprietà, sia nella parte corrispondente al piano di altri.

Il tubo sulla facciata rovina l’estetica del palazzo?

Si è detto che la tubatura ancorata alla facciata non può ledere il decoro architettonico. Tale valutazione spetta, di volta in volta, al giudice in base alle dimensioni della canaletta, al colore della stessa, alla sua collocazione. 

Per quanto riguarda il decoro architettonico, questo deve intendersi, in generale, come l’omogeneità delle linee e delle strutture architettoniche, ossia l’armonia estetica dell’edificio che può ritenersi pregiudicato non da qualsiasi innovazione, ma soltanto da quelle idonee ad interromperne la linea armonica delle strutture che conferiscono al fabbricato una propria identità.

Di solito, il giudice valuta l’eventuale lesione al decoro architettonico nominando un consulente tecnico d’ufficio (il Ctu) che accerta le condizioni dell’immobile e dell’opera in questione [1]. 


note

[1] Trib. Salerno, sent. n. 1326/2022 19.04.2022.


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