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Chi deve provare l’inadempimento?

26 Aprile 2022
Chi deve provare l’inadempimento?

Come dimostrare di non aver ricevuto la prestazione: la differenza tra responsabilità contrattuale ed extracontrattuale. 

A decidere l’esito di qualsiasi processo civile è la prova: vince cioè la parte che riesce a dimostrare il proprio diritto. In questo è bene però sapere “chi deve provare cosa”, ossia quali prove ricadono su un soggetto e quali sull’altro, perché è proprio da questo «riparto dell’onere della prova» che il giudice può verificare chi ha ragione. Non fa eccezione a questa regola il processo rivolto a stabilire l’inadempimento, ossia la mancata esecuzione di una prestazione. Tale inadempimento può riguardare un obbligo scaturente da un contratto o da un fatto illecito. Ed allora è bene sapere chi deve provare l’inadempimento. 

La questione non è affatto banale e scontata come, a prima vista, potrebbe apparire: tanto è vero che sono dovute intervenire le Sezioni Unite della Cassazione per spiegare una volta per tutte qual è la regola da seguire, ossia chi deve fornire la prova dell’inadempimento. 

Ma procediamo con ordine e vediamo chi deve provare l’inadempimento.

Cosa si intende per inadempimento?

Come dice la parola stessa, senza dover richiedere particolari sforzi di comprensione, l’inadempimento è la mancata esecuzione di una prestazione obbligatoria per legge o per un contratto siglato tra le parti. 

Se è vero quindi che tale prestazione è vincolante, l’inadempimento si qualifica come un fatto illecito che consente di ricorrere al giudice. Quest’ultimo, a sua volta, a richiesta della parte danneggiata, emetterà un provvedimento con cui ordinerà all’inadempiente di eseguire la prestazione in questione oppure potrà condannarla al risarcimento dei danni. 

L’inadempimento è dunque il mancato rispetto di un obbligo che, come anticipato, può scaturire:

  • da un contratto: si pensi al mancato pagamento di una fattura per una prestazione eseguita. In tal caso, si parla di responsabilità contrattuale;
  • dalla legge: si pensi al mancato risarcimento conseguente a una diffamazione. In tal caso, si parla di responsabilità extracontrattuale.

Differenza tra responsabilità contrattuale ed extracontrattuale

L’inadempimento è dunque fonte di responsabilità. E a seconda che l’inadempimento derivi da un contratto o da un obbligo di legge, può dar luogo a una responsabilità contrattuale o extracontrattuale. 

Tipico esempio di responsabilità extracontrattuale è quella conseguente a un sinistro stradale, alle infiltrazioni di acqua procurate dalle tubature dell’appartamento sovrastante, da un reato e così via. 

La principale differenza tra responsabilità contrattuale ed extracontrattuale attiene all’ammontare del risarcimento che il responsabile è tenuto a versare alla controparte:

  • nella responsabilità extracontrattuale bisogna risarcire tutti i danni, sia quelli prevedibili, sia quelli non prevedibili;
  • nella responsabilità contrattuale, sono da risarcire solo i danni prevedibili al momento in cui è sorta l’obbligazione, a meno che non vi sia stato dolo (malafede), nel qual caso bisognerà risarcire tutti i danni, prevedibili e non.

La seconda differenza riguarda proprio l’onere della prova. E qui entriamo nel cuore del problema che abbiamo deciso di trattare in questo articolo: chi deve dimostrare l’inadempimento? Dobbiamo allora distinguere a seconda che si tratti di un inadempimento contrattuale o extracontrattuale.

Chi deve dimostrare l’inadempimento contrattuale?

Nel caso di un inadempimento derivante da un obbligo contrattuale, il creditore deve dimostrare solo la fonte del proprio diritto, ossia l’esistenza del contratto, del vincolo da cui scaturiva la prestazione e la scadenza dell’eventuale termine per eseguire la stessa. Per il resto potrà poi limitarsi a contestare l’inadempimento della controparte, senza invece doverne fornire la prova. Spetta piuttosto al debitore dimostrare di aver adempiuto, ossia di aver eseguito la prestazione [1]; e potrà farlo, ad esempio, fornendo una quietanza, ossia una ricevuta di pagamento, la copia di un assegno o di un bonifico, il verbale di accettazione dei lavori o di consegna delle chiavi dell’appartamento, ecc.

Marco ha concluso un contratto con Antonio affinché questi effettuasse l’installazione di una caldaia. Non avendo ricevuto però la prestazione nei termini concordati, cita Antonio dinanzi al tribunale chiedendo la restituzione dell’anticipo e il risarcimento per le notti al freddo. Marco potrà limitarsi a dimostrare il contratto stipulato con Antonio, costituito ad esempio dalla firma sull’ordine e dall’accettazione del preventivo. Spetterà ad Antonio la prova di aver effettuato l’installazione.

Luca ha chiesto un prestito a Lucia che poi non ha restituito. A Lucia, che si rivolge al giudice per chiedere la condanna di Luca spetta dimostrare solo l’avvenuto prestito, ad esempio con una scrittura privata. Spetta a Luca invece provare di aver già pagato.

Dunque, in tema di responsabilità contrattuale, la legge presume la colpa del debitore esonerando il creditore dal relativo onere della prova. Il debitore può liberarsi da ogni responsabilità provando l’assenza di colpa e cioè che l’impossibilità di adempiere è derivata da causa a lui non imputabile.

Chi deve dimostrare l’inadempimento extracontrattuale 

Nella responsabilità extracontrattuale l’onere della prova è invertito rispetto a quella contrattuale. Esso infatti è a carico del danneggiato che agisce nella causa per ottenere la prestazione o il risarcimento (il cosiddetto attore). Egli deve dimostrare non solo la fonte dell’obbligazione ma anche l’altrui comportamento illecito in tutti i suoi elementi, incluso il dolo (malafede) o la colpa.

Roberta fa un incidente stradale con Mattia. Roberta assume di aver ragione e pertanto chiede alla propria assicurazione di risarcirla, ma questa non ottempera all’obbligo né risponde alla richiesta di indennizzo. Così Roberta cita l’assicurazione dinanzi al tribunale. A Roberta però non basta, in questo caso, dimostrare di aver concluso un contratto con la compagnia per la polizza sulla responsabilità civile automobilistica, ma dovrà anche dimostrare il comportamento illecito di Mattia che non ha rispettato il Codice della strada.

Giovanni nota vistose perdite di acqua sul soffitto della propria abitazione, in corrispondenza del bagno di Tullio, suo vicino che abita al piano di sopra. Per ottenere il risarcimento nei confronti di Tullio, Giovanni dovrà dimostrare al giudice che le perdite derivano proprio dalla rottura delle tubature attinenti all’immobile di proprietà di quest’ultimo. 

L’eccezione di inadempimento

Quando il contratto prevede l’obbligo per entrambe le parti di adempiere contemporaneamente ad una determinata prestazione, dinanzi alla contestazione di inadempimento sollevata dal creditore, il debitore può difendersi, oltre che – come visto sopra – fornendo la prova dell’avvenuto adempimento, anche in altri due modi: 

  • dimostrando che l’inadempimento è derivato da cause a lui non imputabili (ad esempio un terremoto che ha distrutto la merce da consegnare);
  • dimostrando che l’inadempimento è conseguenza dell’inadempimento della controparte. È ciò che si chiama «eccezione di inadempimento». La legge prevede infatti che ciascuno dei contraenti può rifiutarsi di adempiere l’obbligazione assunta, se l’altro non adempie contemporaneamente la propria [2]. A chi è inadempiente non è dovuto l’adempimento. 

note

[1] Cass. S.U. sent. n. 13533/2001.  

[2] Art. 1460 cod. civ.


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