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Cosa succede se non pago 2 rate del mutuo?

26 Aprile 2022
Cosa succede se non pago 2 rate del mutuo?

Interessi moratori, pignoramento immobiliare, vendita all’asta della casa e segnalazione in Crif e Centrale Rischi: tutti i rischi di chi non restituisce il prestito.

Saltare una rata del mutuo è quasi “fisiologico” in periodi di difficoltà economica. Ed a volte la stessa banca chiude un occhio, consentendo al debitore un certo lasso di tempo prima di procedere nei suoi confronti. Tant’è che, per giurisprudenza costante, non si può segnalare come “cattivo pagatore” chi salta una sola rata del finanziamento. Ma quando il ritardo si prolunga e gli arretrati aumentano, è normale preoccuparsi. Ed allora bisognerà chiedersi: cosa succede se non paghi 2 rate del mutuo? Cerchiamo di fare il punto della situazione. In rete infatti vi sono informazioni non sempre corrette sul punto.

Cosa si intende per ritardo nel pagamento delle rate del mutuo?

Quando si parla di «ritardo» nel versamento delle rate del mutuo si intende quello di almeno 30 giorni. Dunque non si può parlare di ritardo, in termini tecnici, quando si tratta di due o tre settimane. Solo quello di almeno un mese determina le conseguenze che indicheremo qui di seguito.

Cosa succede se non pago una rata del mutuo?

Come anticipato, il mancato pagamento di una singola rata del mutuo non dà luogo a conseguenze negative se non l’applicazione degli interessi moratori sulla rata in questione. 

Gli interessi moratori sono quelli che scattano in caso di ritardato o di omesso pagamento anche di una sola rata del prestito; vengono indicati in contratto e sono superiori rispetto agli «interessi corrispettivi», quelli cioè dovuti mensilmente come normale controprestazione del prestito. 

Il contratto di mutuo prevede che, nel caso di inadempimento, gli interessi corrispettivi vengano sostituiti dagli interessi moratori che appunto sono più onerosi.

In casi di piccoli ritardi, come quello nel pagamento di una sola rata del mutuo, il cliente non viene segnalato alla Crif o alla Centrale Rischi della Banca d’Italia. Come infatti ha più volte detto la Cassazione, un semplice ritardo nel pagamento del debito o il volontario inadempimento non sono di per sé condizioni sufficienti per la segnalazione del debitore, da parte della Banca, alla Centrale Rischi: è necessario “qualcosa in più”, ossia una situazione patrimoniale caratterizzata da grave e non transitoria difficoltà economica, quasi equiparabile alla condizione di «insolvenza».

Il concetto di insolvenza che si ricava dalle “Istruzioni” emanate dalla Banca d’Italia, sulla base delle direttive del Cicr – che non si identifica con quella dell’insolvenza fallimentare – richiede una valutazione negativa della situazione patrimoniale del debitore apprezzabile come «grave difficoltà economica». In altre parole, la segnalazione richiede una valutazione, da parte della banca, riferibile alla complessiva situazione finanziaria del cliente, che non può scaturire dal semplice ritardo nel pagamento del debito, specie se si tratta di una sola rata.

Cosa succede se non pago 2 rate del mutuo?

I concetti che abbiamo appena esposto possono essere applicati anche al caso di ritardato pagamento di due rate del mutuo: anche in tale ipotesi, ferma l’applicazione degli interessi moratori (in sostituzione di quelli corrispettivi), non ci saranno segnalazioni alla Centrale Rischi se risulta che il debitore ha una situazione patrimoniale sostanzialmente affidabile e, comunque, non tale da evidenziare una grave difficoltà economica (si pensi al caso di chi riceve il pagamento dello stipendio in ritardo da parte del proprio datore di lavoro o che ha una semplice difficoltà finanziaria, determinata dalla non coincidenza temporale tra entrate ed uscite).

Laddove invece l’omesso versamento delle due rate dovesse nascondere una situazione di insolvenza (si pensi al dipendente che ha perso il posto di lavoro), si attiverà la procedura di segnalazione alla Centrale Rischi, nelle liste dei “cattivi pagatori”.

Anche se, in teoria, la banca potrebbe avviare la procedura di recupero crediti giudiziale, con la notifica di un atto di precetto e la concessione di un termine di 10 giorni per adempiere, pena il pignoramento dei beni, è inverosimile che ciò avvenga così presto. Il più delle volte, dinanzi all’omesso versamento di una o due rate, verrà attivato il sistema di sollecito scritto e/o tramite call center, volto a ricordare al debitore il proprio obbligo. 

Che succede se non si pagano più di due rate del mutuo?

Quando il ritardo o l’inadempimento diventa più consistente, la banca «mette a sofferenza» il proprio cliente e, da questo momento, iniziano a partire le prime conseguenze giuridiche.

La segnalazione come cattivo pagatore

Innanzitutto, come anticipato, scatta la segnalazione alla Crif e alla Centrale Rischi della Banca d’Italia. Ciò determina una serie di conseguenze come l’impossibilità di ottenere nuovi mutui e finanziamenti (anche da parte di altri istituti di credito o finanziarie), il divieto di utilizzare carte di credito e assegni, una maggiore difficoltà ad aprire conti correnti.

La segnalazione Crif, ad ogni modo, non è perpetua: anche in caso di mutui non rimborsati, infatti, essa permane per un periodo prefissato dalla legge per poi essere cancellata in automatico, senza bisogno di istanze da parte del debitore. 

L’applicazione degli interessi di mora

Come anticipato sopra, l’omesso versamento di una o più rate del mutuo implica la sostituzione degli interessi corrispettivi con i più onerosi interessi di mora, che vengono applicati su ogni singola rata non versata.

Il recupero crediti

La banca può attivare anche la procedura di recupero crediti. A tal fine, non necessita di ottenere una sentenza di condanna (citando in causa il debitore) o un decreto ingiuntivo: se infatti il mutuo è stato siglato dinanzi a un notaio, la banca ha già ciò che si definisce “titolo esecutivo”, ossia un documento tale da consentirle di avviare direttamente il pignoramento dei beni del debitore. Ma prima di ciò dovrà notificargli, a mezzo dell’ufficiale giudiziario (o tramite il servizio postale con le “buste verdi”), l’atto di precetto. Il precetto non è che un sollecito di pagamento a versare il dovuto entro 10 giorni. All’esito del termine (e non oltre 90 giorni dalla notifica del precetto), la banca può decidere se avviare o meno le procedure esecutive, come ad esempio il pignoramento del quinto dello stipendio o della pensione, oppure la compensazione del proprio credito con eventuali depositi bancari del debitore.

In presenza di almeno 7 rate non pagate, anche non consecutive, la banca può recedere dal contratto di mutuo e quindi risolverlo unilateralmente per inadempimento. Il che significa che revoca il finanziamento e ne chiede l’immediata restituzione in un’unica soluzione. In pratica, il cliente perde il beneficio della rateizzazione. È ciò che si chiama estinzione anticipata del mutuo, prevista dall’articolo 40 del Testo Unico Bancario. Tale norma stabilisce testualmente che: «La banca può invocare come causa di risoluzione del contratto il ritardato pagamento quando lo stesso si sia verificato almeno sette volte, anche non consecutive. A tal fine costituisce ritardato pagamento quello effettuato tra il 30° e il 180° giorno dalla scadenza della rata».

Dinanzi a un credito così elevato la banca – che ha già iscritto ipoteca sull’immobile del debitore – provvederà a metterlo all’asta giudiziaria: avvierà cioè il cosiddetto pignoramento immobiliare. 

Nonostante l’avvio del pignoramento, il debitore può continuare a restare dentro l’abitazione ipotecata e pignorata, dovendo lasciarla solo a seguito dell’aggiudicazione della stessa.

La vendita o l’assegnazione della casa alla banca

Il contratto di mutuo può anche prevedere che, in caso di mancato pagamento di almeno 18 rate mensili, la banca possa chiedere «il trasferimento del bene immobile oggetto di garanzia reale o dei proventi della vendita del medesimo bene», con conseguente estinzione dell’intero debito a carico del consumatore derivante dal contratto di credito anche se il valore del bene immobile restituito o trasferito o l’ammontare dei proventi della vendita è inferiore al debito residuo.

Se il valore dell’immobile come stimato dal perito o l’ammontare dei proventi della vendita è superiore al debito residuo, il consumatore ha diritto all’eccedenza.

A tutela del consumatore è fatto espressamente divieto al finanziatore di condizionare la conclusione del contratto di credito alla sottoscrizione della suddetta clausola ed il consumatore deve essere assistito, a titolo gratuito, da un consulente al fine di valutarne la convenienza.

Il valore del bene immobile oggetto della garanzia deve essere stimato con una perizia successiva all’inadempimento, da un perito indipendente scelto dalle parti di comune accordo oppure, in caso di mancato raggiungimento dell’accordo, nominato dal Presidente del Tribunale.



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