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Troppi litigi? Non è possibile l’assegnazione parziale della casa a entrambi i coniugi

23 Settembre 2014 | Autore:
Troppi litigi? Non è possibile l’assegnazione parziale della casa a entrambi i coniugi

Necessario assicurare il più possibile la serenità ai figli: perciò, anche se la casa familiare è grande a sufficienza per accogliere mamma e papà che si separano, il rapporto conflittuale tra i due genitori  può portare il giudice ad escludere la soluzione della divisibilità dell’immobile.

 

Al giorno d’oggi non sono molte le famiglie che possono permettersi una casa spaziosa; a volte si è costretti a fare i conti con ambienti senza doppi servizi, senza un salone, senza balconi. Ma se i coniugi si separano, come si risolve il problema della assegnazione della casa?

A seguito della separazione, la casa familiare viene, di solito, assegnata al coniuge presso cui sono collocati o affidati i figli (a prescindere dal titolo di proprietà di quest’ultimo sul bene). Questa soluzione, tuttavia, non è l’unica possibile quando l’immobile che costituisce la casa familiare è composto da spazi tra loro autonomi o qualora abbia un’estensione eccedente le necessità della famiglia e sia facilmente divisibile. In tal caso, infatti, il giudice può anche disporre l’assegnazione parziale [1] della casa familiare a quel genitore (di solito il padre) che, diversamente, dovrebbe andar via. In altre parole, la casa può essere assegnata ad entrambi i genitori, in quanto divisibile.

Si tratta, tuttavia, di una soluzione non sempre applicabile, come emerge da una recente pronuncia della Cassazione [2].

Secondo la Suprema Corte, infatti, in un caso del genere va dato il giusto peso a due circostanze, a prescindere dalle possibilità concrete di divisibilità dell’immobile.

In primo luogo, va considerato l’interesse dei figli a conservare l’habitat domestico di sempre, inteso come il centro degli affetti, degli interessi e delle consuetudini in cui si esprime e si articola la vita familiare [3]. Esso può essere anche inteso come diritto dei figli a che l’immobile rimanga nelle dimensioni originali, così come volute e realizzate dagli stessi genitori.

In secondo luogo (ma non per importanza) vanno valutate le possibili conseguenze sulla prole del conflitto in atto tra i genitori, qualora questi restino ad abitare nello stesso stabile.

Ci si deve preoccupare, in sostanza, che i figli non subiscano, nella vita quotidiana, il peso e i rischi di ulteriori litigi, presumibilmente incentivati dal fatto che i genitori risiedano nello stessa casa (se pur in unità distinte).

A nostro avviso, una pronuncia troppo severa se si considerano le enormi difficoltà che incontrano molti genitori (in genere i padri) nel trovare un nuova e adeguata collocazione abitativa seguito della separazione e tante volte costretti a ristrettezze economiche a danno di tutta la famiglia.

Il risparmio derivante dalla soluzione della divisione della casa tornerebbe, invece, a sicuro vantaggio dell’intero nucleo familiare, non solo sotto il profilo economico (essendo maggiori le potenzialità di spesa del coniuge che non convive con i figli), ma anche sotto il profilo dell’esercizio del diritto di visita, (evitando a genitore e figli inutili trasferte per poter stare insieme).

Papà e mamma sarebbero, in altre parole, semplici vicini di casa, in alcun modo obbligati a frequentarsi (e perciò a litigare), ma di certo avvantaggiati dalla vicinanza dei figli.

Val la pena ricordare, a riguardo, le pronunce con le quali solo l’anno scorso alcuni Tribunali hanno dato il via alla sperimentazione di una singolare forma di affido. Quella, in particolare, in cui i genitori si alternano nella casa familiare dove risiede in modo permanente la prole (per un approfondimento rinviamo alla lettura di questi articoli: “Affidamento condiviso: la casa al figlio e i genitori si alternano” e “Affido condiviso: i figli restano nella casa, i genitori si alternano ogni settimana”.

Il consiglio pratico rimane sempre quello di cercare insieme all’ex soluzioni conciliative nell’interesse della prole, attraverso un percorso di mediazione familiare e di diritto collaborativo.


note

[1]Cass., sent, n. 23631/11 e n. 26586/09.

[2]Cass. sent.. 16649/14 del 22.7.14.

[3]Cass. sent. n.. n. 14553/11.

[4] Trib. Varese, decr. n. 158/2013 e Trib. Milano, decr. del 16.09.2013.

Autore immagine: 123rf com


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