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Come si divide una polizza vita tra gli eredi

27 Aprile 2022
Come si divide una polizza vita tra gli eredi

Criteri di liquidazione del premio assicurativo: le contestazioni tra il beneficiario della polizza e gli eredi. 

Potrebbe succedere che, alla morte di una persona, i suoi parenti si accorgano che, nel patrimonio da ripartire tra gli eredi, vi siano anche delle polizze vita. A questo punto, bisognerà rivolgersi alla compagnia di assicurazioni per ottenere la liquidazione del premio. In base però a quali regole andranno divise le polizze? Si terrà conto delle quote indicate nell’eventuale testamento? Cerchiamo di comprendere come si divide una polizza vita tra gli eredi.

Chi ha diritto alla liquidazione della polizza vita?

La prima cosa che bisogna sapere è che la liquidazione della polizza vita prescinde dall’accettazione dell’eredità. Difatti, ha diritto al premio anche chi non accetta l’eredità. Si tratta di diritti che non spettano a titolo di successione ma in forza di un contratto sottoscritto tra l’assicurato e la compagnia.

Come chiarito dalla Cassazione, il beneficiario di un contratto di assicurazione per il caso morte acquista un diritto proprio che trova la sua fonte nel contratto e che non entra a far parte del patrimonio ereditario del soggetto stipulante [1].

Il beneficiario della polizza viene quindi normalmente indicato non già nel testamento ma nel contratto con l’assicurazione. Di solito, proprio per rendere edotto di ciò il beneficiario, nel testamento si fa presente appunto l’esistenza della polizza e il nome di quest’ultimo. 

Ma potrebbe anche succedere che, nella polizza, il beneficiario dell’assicurazione venga identificato genericamente come «gli eredi legittimi» e, in questa circostanza, si farà riferimento alle norme di legge che individuano gli eredi in caso di decesso senza testamento.

In ogni caso, il testamento può revocare o modificare la designazione del beneficiario.

In definitiva, la Cassazione ha ritenuto che i beneficiari di una polizza vita designati attraverso la formula «eredi legittimi» sono da identificarsi mediante le regole della successione senza testamento anche qualora vi sia un testamento.

Come si divide la polizza vita tra gli eredi?

Secondo le Sezioni Unite della Corte di Cassazione [2], il contraente è innanzitutto libero di indicare per nome i beneficiari dell’assicurazione sulla vita e/o di stabilire in quali misure o proporzioni debba suddividersi tra loro l’indennizzo.

Il contraente può quindi stabilire che la polizza vita vada a un familiare che non sia citato nel testamento o non rientri tra gli eredi legittimi. Come detto, il beneficiario della polizza non deve necessariamente accettare l’eredità per ottenere la liquidazione del premio. 

Quando l’assicurato però abbia indicato genericamente nella polizia che i beneficiari sono «gli eredi legittimi», l’indennizzo assicurativo viene diviso in base a quote uguali tra questi. Non rileva quindi che, nel testamento, tali soggetti abbiano ricevuto quote in misura differente. Ad esempio, se un padre in testamento designa un figlio erede al 50% e l’altro al 40%, la polizza vita di cui i due siano beneficiari si divide sempre per metà ciascuno (sempre che l’assicurato non abbia disposto diversamente nel contratto con la compagnia).

Come chiarito dalle Sezioni Unite della Cassazione, «la designazione generica degli “eredi” come beneficiari del contratto di assicurazione sulla vita comporta la ripartizione della somma relativa tra gli aventi diritto non secondo le proporzioni proprie della successione ereditaria, ma in parti uguali tra loro. E ciò pur se gli eredi concorrono con percentuali diverse alla divisione del patrimonio ereditario del de cuius».

Che succede se uno dei beneficiari della polizza vita muore prima?

Quando uno dei beneficiari del contratto di assicurazione sulla vita premuore al contraente, la prestazione deve essere eseguita a favore degli eredi del premorto in proporzione della quota che sarebbe spettata a quest’ultimo.

Polizza vita a favore di un convivente

Potrebbe succedere che l’assicurato intesti la polizza alla convivente (o al convivente). Eventuali figli potrebbero opporsi a tale decisione, rivendicando la loro qualità di eredi legittimari? Ecco la risposta.

Come anticipato, l’assicurazione sulla vita non entra a far parte dell’asse ereditario. Gli indennizzi delle polizze vita sono esclusi dalla successione. Pertanto, i figli legittimari non possono pretendere nulla.

Tuttavia, qualora le quote di legittima dei figli dovessero risultare lese, questi potrebbero contestare i vari premi versati dal defunto. In particolare, i premi delle polizze corrisposti dall’assicurato sono da considerare donazioni indirette e, in quanto tali, possono essere oggetto dell’azione di lesione di legittima da parte dei legittimari (i figli). Questi ultimi quindi, se hanno ricevuto una porzione di eredità inferiore a quanto previsto dalla legge, potrebbero intaccare il premio ricevuto dal convivente beneficiario della polizza.

Secondo la Corte di Cassazione [3], «nell’assicurazione sulla vita la designazione quale terzo beneficiario di persona non legata al designante da alcun vincolo di mantenimento o dipendenza economica deve presumersi, fino a prova contraria, compiuta a spirito di liberalità e costituisce una donazione indiretta». Quindi, quanto donato può essere rappresentato dai premi versati all’assicuratore, mentre il pagamento dell’indennizzo da parte dell’assicuratore può integrare il risultato finale utile dell’operazione per il beneficiario.

 


note

[1] Cass. sent. n. 6606/2016, 9388/1994, 6531/2006.

[2] Cass. S.U. sent. n. 11421/2021 del 30.04.2021.

[3] Cassazione, 19 febbraio 2016, n. 3263.


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