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Bar sul marciapiede: quali autorizzazioni?

27 Aprile 2022 | Autore:
Bar sul marciapiede: quali autorizzazioni?

Cosa bisogna presentare al Comune per mettere tavolini e sedie all’esterno del locale. Cosa serve se l’area interessata è condominiale.

Nella bella e nella brutta stagione (in questo caso, purché si disponga di uno spazio al chiuso) i locali pubblici cercano di aumentare il numero di avventori mettendo dei tavolini e delle sedie all’esterno. Ma per poter allargare l’attività del bar sul marciapiede, quali autorizzazioni servono?

Dipende da chi è il proprietario dell’area in questione. Si può trattare di occupazione del suolo pubblico perché quel tratto di marciapiede è di proprietà comunale, e in questo caso, oltre a chiedere i dovuti permessi in Municipio, occorrerà anche pagare la relativa tassa. Ma può anche capitare che l’area sia provata, cioè di proprietà del condominio in cui si trova l’esercizio pubblico. In questo caso, per mettere i tavolini del bar sul marciapiede serve il via libera dell’assemblea?

Di recente, il Tar del Lazio si è pronunciato circa quest’ultima ipotesi. Vediamo, ad ogni modo, quali autorizzazioni vengono richieste in entrambi i casi.

Quali autorizzazioni per aprire un bar?

Prima di tirare su la saracinesca e di servire il primo caffè, che sia all’interno o nel tavolino sul marciapiede, chi vuole aprire un bar deve tenere conto di due aspetti: i requisiti ed i permessi per ottenere la licenza.

Per quanto riguarda i primi, i requisiti per poter avviare un’attività di somministrazione di cibo e bevande sono i seguenti:

  • essere maggiorenne;
  • essere in possesso dei requisiti morali e professionali;
  • non avere alle spalle un fallimento;
  • avere ottenuto l’abilitazione per la somministrazione di alimenti e bevande (nota come Sab) in uno di questi modi: aver frequentato un corso di circa 100 ore ed avere superato esame finale, oppure avere lavorato come dipendente nel settore della ristorazione per almeno due anni negli ultimi cinque, o, infine, avendo un diploma di scuola alberghiera;
  • essere in possesso della certificazione Haccp che attesta la conoscenza delle procedure per la preparazione, la manipolazione e la somministrazione di cibi e bevande.

Una volta in possesso dei citati requisiti, l’aspirante titolare di un bar deve chiedere le seguenti autorizzazioni:

  • partita Iva;
  • iscrizione a Inps e Inail;
  • iscrizione al Registro delle imprese della Camera di Commercio competente;
  • presentazione della Scia al Comune in cui si trova il locale;
  • permesso dell’Asl sull’idoneità igienico-sanitaria;
  • licenza commerciale rilasciata dall’Ufficio del commercio del Comune;
  • comunicazione all’Agenzia delle Dogane della vendita di alcolici;
  • permesso del Comune per esporre l’insegna del bar.

Inoltre, il locale dovrà rispettare determinati requisiti strutturali di legge, come ad esempio:

  • superficie minima;
  • adeguato isolamento acustico;
  • accessi per i disabili;
  • impianti idraulici ed elettrici a norma;
  • bagno e antibagno con accesso ai portatori di handicap.

Bar sul marciapiede: cos’è la Tosap e quando si paga?

Se l’area esterna all’esercizio pubblico è di proprietà del Comune e il titolare vuole allargare il servizio del bar sul marciapiede mettendo tavolini e sedie per gli avventori, si renderà necessario il pagamento della Tosap, cioè la tassa di occupazione del suolo pubblico, per poter ottenere l’autorizzazione ad esercitare l’attività anche all’esterno.

Il permesso va chiesto al Comune presentando i seguenti documenti:

  • documento d’identità e partita Iva del titolare;
  • estremi dell’atto di concessione;
  • superficie occupata;
  • categoria dell’area sulla quale si realizza l’occupazione;
  • misura di tariffa corrispondente con l’importo complessivamente dovuto;
  • attestato di versamento della tassa.

Va detto subito che la tassa viene gestita direttamente dal Comune, il quale è autorizzato a stabilire l’importo così come ad eliminarla se e quando lo ritiene opportuno (un esempio l’abbiamo avuto durante l’immediato periodo post-pandemia, quando alcuni Comuni avevano abolito la Tosap per venire incontro agli esercenti costretti a chiudere per il lockdown).

La tassa è stata pensata per compensare ai cittadini attraverso un tributo che finisce nelle casse comunali il fatto di non poter godere di un’area pubblica, occupata da un privato per lo svolgimento della sua attività. In pratica, l’amministrazione locale fissa una tariffa da moltiplicare per la superficie di suolo pubblico occupata. Non ci vuole un diploma per capire che più è ampio il bar sul marciapiede e più si paga di Tosap.

Non solo: il Comune stabilisce anche il periodo e gli orari in cui si può far funzionare il bar sul marciapiede, per tutelare il più possibile la tranquillità dei vicini.

Tutto ciò significa che per sapere quando è prevista la Tosap, a quanto ammonta e quanto tempo si può tenere aperto il bar sul marciapiede è necessario consultare il regolamento in materia previsto da ciascun Comune.

Chi non rispetta le regole (mancato versamento della Tosap oppure occupazione di un’area più ampia rispetto a quella stabilita) rischia una sanzione compresa tra il 100% e il 200% della tassa non versata, con un minimo che supera i 50 euro.

Bar sul marciapiede: quando non si deve pagare la Tosap?

C’è un caso, però, in cui chi allarga l’esercizio dell’attività del proprio bar sul marciapiede non deve pagare la Tosap. Succede quando l’amministrazione comunale non è in grado di dimostrare l’usucapione o la cessione dello spazio a beneficio del Comune stesso. In pratica, quando l’ente locale non riesce a provare che tavolini e sedie sono stati collocati sul suolo pubblico. Se con queste premesse il titolare dell’esercizio viene multato, la sanzione deve essere annullata [1].

Può capitare che l’area interessata sia di proprietà del condominio in cui si trova il bar. In questo caso, però, non è che si può fare come si vuole: come ricordato recentemente in una sentenza del Tar del Lazio [2], si rende necessaria l’autorizzazione dell’assemblea condominiale (oltre ai citati permessi da ottenere in Comune, ovviamente).

Il via libera dell’assemblea deve essere presentato in Municipio al momento di chiedere la Scia, cioè la segnalazione certificata di inizio attività.



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