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Differenze tra abuso dei mezzi di correzione e maltrattamenti: Cassazione

27 Aprile 2022
Differenze tra abuso dei mezzi di correzione e maltrattamenti: Cassazione

Giurisprudenza in merito alla differenza tra il reato di maltrattamenti in famiglia (art. 572 cod. pen.) e abuso dei mezzi di correzione (art. 571 cod. pen.).

Uso sistematico della violenza e maltrattamenti in famiglia

L’uso sistematico della violenza, quale ordinario trattamento del minore affidato, anche dove fosse sostenuto da animus corrigendi, non può rientrare nell’ambito della fattispecie di abuso dei mezzi di correzione, ma concretizza, sotto il profilo oggettivo e soggettivo, gli estremi del più grave delitto di maltrattamenti.

(In applicazione del principio, la Suprema Corte ha riqualificato, ai sensi dell’art. 572 cod. pen., la condotta dell’insegnante della scuola materna di ripetuto ricorso alla violenza, sia psicologica che fisica nei confronti dei bambini, per finalità educative, non rilevando in senso contrario il limitato numero di episodi di violenza che ciascun bambino, singolarmente considerato, aveva subito).

Corte di Cassazione, Penale, Sezione 6, Sentenza 6 aprile 2022 n. 13157 

Maltrattamenti in famiglia e abuso dei mezzi di correzione: assenza di continuità delle condotte

Episodi di violenza nei confronti del figlio minore, pur reiterati per ammissione della stessa imputata ma non quantificabili, legati a reazioni occasionali, seppur non condivisibili, a condotte del figlio, non sono sufficienti ad integrare il reato di maltrattamenti in famiglia, mancando gli elemento della prevaricazione e della e vessazione del figlio connotati da un unico disegno criminoso. Le predette condotte sporadiche ed occasionali, mancando di una continuità e della finalità predetta, non consentono neppure la riqualificazione nel reato di utilizzo abusivo dei mezzi di correzione.

Tribunale Trieste, 25/05/2021, n.799

Punire fisicamente il figlio che dimentica di fare i compiti integra l’ipotesi di maltrattamenti e non di abuso dei mezzi di correzione

In presenza di maltrattamenti, ossia di una pluralità di atti che determinano sofferenze fisiche o morali, realizzati in momenti successivi, collegati da un nesso di abitualità ed avvinti nel loro svolgimento da un’unica intenzione criminosa di ledere l’integrità fisica o morale del soggetto passivo infliggendogli abitualmente tali sofferenze, la coscienza e volontà di persistere in un’attività vessatoria, già posta in essere in precedenza non è esclusa dall’intenzione dell’agente di agire per finalità educative e correttive. La intenzione soggettiva dell’agente non è, infatti, idonea a far rientrare nel meno grave delitto di cui all’art. 571 c.p., ciò che ne è oggettivamente escluso poiché i trattamenti lesivi dell’incolumità fisica o afflittivi della personalità del minore non sono sussumibili tra i mezzi di correzione, tali essendo, per loro natura, solo quelli a ciò deputati (nella specie, la Corte ha respinto la tesi difensiva dell’imputato secondo cui le condotte poste in essere nei confronti della figlia, rea di non aver svolto i compiti, rientrassero nell’ipotesi di abuso dei mezzi di correzione).

Cassazione penale sez. V, 12/02/2021, n.13067

È configurabile il reato di maltrattamenti se i genitori impongono alle figlie di pulire casa e occuparsi dei fratelli più piccoli picchiandole in caso di disobbedienza

È configurabile il reato di maltrattamenti e non quello di abuso di mezzi di correzione nei confronti dei genitori che impongono alle figlie femmine di pulire la casa e occuparsi dei fratelli più piccoli impedendogli di vedere le coetanee, venendo picchiate in caso di disobbedienza. Ciò in quanto la violenza non è contemplata tra i metodi educativi leciti e consente di inquadrare la condotta delittuosa nel più grave tra i due reati. A dirlo è la Cassazione confermando la condanna di entrambi i genitori per il reato di maltrattamenti in danno delle figlie di dodici e tre anni.

L’uso sistematico della violenza, come abituale trattamento del minore, anche se sostenuto da animus corrigendi, non può rientrare nell’ambito della fattispecie di abuso di mezzi di correzione, ma concretizza, sotto il profilo oggettivo e soggettivo, gli estremi del più grave delitto di maltrattamenti. È stato anzi precisato che l’elemento differenziale tra il reato di abuso dei mezzi di correzione e quello di maltrattamenti non può individuarsi nel grado di intensità delle condotte violente tenute dall’agente, poiché l’uso della violenza per fini correttivi o educativi non è mai consentito.

Cassazione penale sez. VI, 11/02/2021, n.7518

L’uso sistematico della violenza da parte dell’insegnante integra l’ipotesi di maltrattamenti

L’uso sistematico della violenza, quale ordinario trattamento del minore, anche lì dove fosse sostenuto da “animus corrigendi”, non può rientrare nell’ambito della fattispecie di abuso dei mezzi di correzione, ma concretizza, sotto il profilo oggettivo e soggettivo, gli estremi del più grave delitto di maltrattamenti (confermata, nella specie, la sanzione nei confronti di una insegnante accusata maltrattamenti; respinta la tesi difensiva secondo cui la donna aveva sì posto in essere atteggiamenti energici in classe ma solo per finalità educative).

Cassazione penale sez. VI, 09/02/2021, n.22241

Differenza tra maltrattamenti e abuso dei mezzi di correzione in ambito scolastico

L’elemento differenziale tra il reato di abuso dei mezzi di correzione e quello di maltrattamenti non può individuarsi nel grado di intensità delle condotte violente tenute dall’agente, in quanto l’uso della violenza per fini correttivi o educativi non è mai consentito. (In motivazione, la Corte ha precisato che il reato di abuso dei mezzi di correzione presuppone l’uso non appropriato di metodi o comportamenti correttivi, in via ordinaria consentiti, quali l’esclusione temporanea dalle attività ludiche o didattiche, l’obbligo di condotte riparatorie o forme di rimprovero non riservate).

Corte di Cassazione, Penale, Sezione 6, Sentenza 9 aprile 2020 n. 11777 

Differenza tra il reato di abuso dei mezzi di correzione ed il reato di maltrattamenti

L’abuso dei mezzi di correzione o di disciplina, previsto e punito dall’articolo 571 del Cp, consiste nell’uso “non appropriato” di metodi, strumenti e, comunque, comportamenti correttivi o educativi, in via ordinaria consentiti dalla disciplina generale e di settore, nonché dalla scienza pedagogica, quali, esemplificando, l’esclusione temporanea dalle attività ludiche o didattiche, l’obbligo di condotte riparatorie, forme di rimprovero non riservate, ecc.

Peraltro, qualsiasi forma di violenza, sia essa fisica che psicologica, non costituisce mezzo di correzione o di disciplina, neanche se posta in essere a scopo educativo; e, qualora di essa si faccia uso sistematico, quale ordinario trattamento del minore affidato, la condotta non rientra nella fattispecie di abuso dei mezzi di correzione, bensì, in presenza degli altri presupposti di legge, in quella di maltrattamenti, ai sensi dell’articolo 572 del Cp (fattispecie in cui è stato ravvisato il reato di maltrattamenti nella condotta di un insegnante che era risultato avere apostrofato sistematicamente un alunno, dodicenne, durante le lezioni e comunque dinanzi ai compagni di classe, con epiteti ingiuriosi e umilianti).

È configurabile il reato di maltrattamenti, e non il più lieve abuso di mezzi di correzione, per il professore che davanti alla classe qualifichi ripetutamente come “deficiente” un proprio alunno. Lo ha stabilito la Corte di cassazione, respingendo il ricorso di un insegnante sessantenne di una scuola media siciliana contro la sentenza della Corte di appello che aveva confermato anche il risarcimento del danno per i genitori costituitisi parti civili.

Più in particolare, si trattava di un alunno all’epoca dei fatti dodicenne, con problemi psicologici, il quale veniva sistematicamente apostrofato dal docente, dinanzi ai compagni di classe, con epiteti dall’indiscutibile valenza ingiuriosa.

Cassazione penale sez. VI, 19/11/2020, n.3459

Rapporti tra maltrattamenti verso i minori e abuso dei mezzi di correzione: uso sistematico di violenza fisica e morale 

In tema di rapporti tra maltrattamenti e abuso dei mezzi di correzione, nel caso di uso sistematico di violenza fisica e morale, come ordinario trattamento del minore affidato, anche se sorretto da “animus corrigendi”, deve escludersi la configurabilità del meno grave delitto previsto dall’art. 571 cod. pen. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto che integri il delitto di maltrattamenti la condotta di sistematico ricorso ad atti violenti tenuta dal ricorrente nei confronti dei figli minori della propria convivente, a nulla rilevando il preteso intento educativo).

Corte di cassazione, sezione 3 penale, sentenza 30 aprile 2019 n. 17810 

Rapporto di lavoro subordinato e reato di maltrattamenti 

In tema di esercizio del potere di correzione e disciplina in ambito lavorativo, configura il reato previsto dall’art. 571 cod. pen. la condotta del datore di lavoro che superi i limiti fisiologici dell’esercizio di tale potere (nella specie rimproveri abituali al dipendente con l’uso di epiteti ingiuriosi o con frasi minacciose), mentre integra il delitto di cui all’art. 572 cod. pen. la condotta del datore di lavoro che ponga in essere nei confronti del dipendente comportamenti del tutto avulsi dall’esercizio del potere di correzione e disciplina, funzionale ad assicurare l’efficacia e la qualità lavorativa, e tali da incidere sulla libertà personale del dipendente, determinando nello stesso una situazione di disagio psichico (nella specie, lancio di oggetti verso il dipendente e imposizione di stare seduto per lungo tempo davanti alla scrivania del datore di lavoro senza svolgere alcuna funzione).

Corte di cassazione, sezione 6 penale, sentenza 2 dicembre 2016 n. 51591



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