Diritto e Fisco | Articoli

Quando può essere impugnato il matrimonio

27 Aprile 2022
Quando può essere impugnato il matrimonio

Vizi di forma e di sostanza, mancanza del consenso degli sposi e altre cause di invalidità del matrimonio.

L’articolo 117 del Codice civile indica quando può essere impugnato il matrimonio. Si tratta di una serie di cause che attengono alle condizioni per sposarsi come, ad esempio, la maggiore età, la capacità d’intendere e di volere, l’assenza di rapporti di parentela e così via. 

In questo breve articolo elencheremo tutti i motivi di invalidità del matrimonio in modo da avere un elenco semplice e schematico. Ma procediamo con ordine. 

Libertà di stato

Non può sposarsi chi è già legato da un precedente matrimonio, anche se contratto in uno Stato estero. 

Non basta la separazione per potersi risposare: è necessario procedere al divorzio. Il divorzio si può ottenere dopo sei mesi dalla sentenza di separazione consensuale o, in caso di separazione giudiziale, dopo un anno.

Una donna vedova (o anche divorziata) può risposarsi solo dopo 300 giorni dalla morte del coniuge (o dal loro divorzio). 

Sono legittimati all’impugnazione i coniugi, gli ascendenti prossimi, il pubblico ministero e tutti coloro che abbiano un interesse legittimo e attuale per impugnarlo.

L’azione di impugnazione del matrimonio contratto in presenza di vincolo di un precedente matrimonio è imprescrittibile: può cioè essere esperita in qualsiasi momento.

Rapporti di parentela, affinità e adozione

Non possono contrarre matrimonio fra loro:

  • gli ascendenti e i discendenti in linea retta (ad esempio genitori e figli);
  • i fratelli e le sorelle germani, consanguinei o uterini;
  • lo zio e la nipote, la zia e il nipote;
  • gli affini in linea retta; il divieto sussiste anche nel caso in cui l’affinità deriva da matrimonio dichiarato nullo o sciolto o per il quale è stata pronunziata la cessazione degli effetti civili;
  • gli affini in linea collaterale in secondo grado;
  • l’adottante, l’adottato e i suoi discendenti;
  • i figli adottivi della stessa persona;
  • l’adottato e i figli dell’adottante;
  • l’adottato e il coniuge dell’adottante, l’adottante e il coniuge dell’adottato.

Invece i cugini si possono sposare tra loro.

Su ricorso degli interessati, il tribunale, con decreto emesso in camera di consiglio, sentito il pubblico ministero, può autorizzare il matrimonio tra lo zio e la nipote, la zia e il nipote, tra gli affini in linea collaterale di secondo grado anche se si tratti di affiliazione. L’autorizzazione può essere accordata per gli affini in linea retta quando l’affinità deriva da un matrimonio dichiarato nullo.

Sono legittimati all’impugnazione i coniugi, gli ascendenti prossimi, il pubblico ministero e tutti coloro che abbiano un interesse legittimo e attuale per impugnarlo.

Mentre il matrimonio contratto tra i parenti in linea retta, affini in linea retta e i parenti in linea collaterale di secondo grado è annullabile a iniziativa di qualunque soggetto senza limite di tempo e senza possibilità di sanatoria, nei casi in cui sarebbe stato possibile ottenere dal tribunale l’autorizzazione al matrimonio (ipotesi di matrimonio tra lo zio e la nipote, la zia e il nipote, tra gli affini in linea collaterale di secondo grado anche se si tratti di affiliazione o di filiazione naturale; tra gli affini in linea retta quando l’affinità deriva da un matrimonio dichiarato nullo) il matrimonio non può essere impugnato dopo un anno dalla celebrazione.

Omicidio

Non possono sposarsi le persone di cui l’una è stata condannata per omicidio consumato o tentato sul coniuge dell’altra.

Quindi, se una persona uccide (o tenta di uccidere) il coniuge di un’altra, non può sposare quest’ultima benché vedova/o.

In tal caso, possono impugnare il matrimonio entrambi i coniugi, gli ascendenti prossimi, il pubblico ministero e tutti coloro che abbiano un interesse legittimo e attuale per impugnarlo.

Minorenni

Non possono sposarsi i minorenni. Possono eccezionalmente farlo coloro che hanno compiuto 16 anni dopo aver ottenuto apposita autorizzazione da parte del tribunale (la cosiddetta emancipazione).

Esempio frequente è quello del cosiddetto matrimonio riparatore, anche se la seduzione e il conseguente stato di gravidanza non sono considerati di per sé condizioni sufficienti per ottenere la dispensa, poiché non consentono di presumere con assoluta certezza la maturità psico-fisica del minore. Non è, invece, considerato grave motivo la predisposizione della casa coniugale e dei suoi arredi.

In questo caso, possono impugnare il matrimonio entrambi i coniugi, ciascuno dei genitori dei coniugi e il pubblico ministero.

La relativa azione di annullamento può essere proposta personalmente dal minore non oltre un anno dal raggiungimento della maggiore età.

La domanda, proposta dal genitore o dal pubblico ministero, deve essere respinta ove, anche in pendenza del giudizio, il minore abbia raggiunto la maggiore età ovvero vi sia stato concepimento o procreazione e, in ogni caso, sia accertata la volontà del minore di mantenere in vita il vincolo matrimoniale.

Assenza

Il coniuge della persona dichiarata assente può contrarre un nuovo matrimonio. Il precedente matrimonio, in realtà, non si scioglie. Quindi, in caso di ritorno, la persona che era stata dichiarata assente potrà impugnare il matrimonio, nel frattempo, contratto dall’altro coniuge.

Pertanto, il matrimonio contratto dal coniuge dell’assente non può essere impugnato finché dura l’assenza. 

Morte presunta

Il nuovo matrimonio contratto dal coniuge (dopo la sentenza dichiarativa della morte presunta del coniuge) è dichiarato nullo perché la persona della quale fu dichiarata la morte presunta è ritornata o ne è stata accertata l’esistenza.

Possono procedere a chiederne l’impugnazione i coniugi, gli ascendenti prossimi, il pubblico ministero e tutti coloro che abbiano un interesse legittimo e attuale per impugnarlo.

Persone dello stesso sesso

Non possono contrarre matrimonio persone dello stesso sesso. Per queste è ammessa la cosiddetta unione civile la cui disciplina è comunque molto simile a quella del matrimonio. 

Interdizione

Non è valido il matrimonio contratto da una persona con una infermità di mente. In tal caso, il matrimonio può essere impugnato dal tutore, dal pubblico ministero e da tutti coloro che abbiano un interesse legittimo se, al tempo del matrimonio, vi era già sentenza di interdizione passata in giudicato, oppure se l’interdizione è stata pronunziata posteriormente ma l’infermità esisteva al tempo del matrimonio. Può essere impugnato, una volta revocata l’interdizione, anche dalla persona che era interdetta.

L’azione non può essere proposta se, revocata l’interdizione, vi è stata coabitazione per un anno. La coabitazione coniugale che determina, se durata oltre un anno, l’improponibilità dell’azione di annullamento, consiste in quella convivenza che realizza le condizioni indispensabili all’attuazione della comunione materiale e spirituale di vita.

Incapace di intendere e volere

Il “sì” dei coniugi deve essere effettivo e cosciente. Quindi, il matrimonio è invalido se uno dei due coniugi, seppur non interdetto, riesce a fornire la prova di essere stato incapace di intendere o di volere, per qualunque causa, anche transitoria, al momento della celebrazione del matrimonio. Si pensi al caso di chi salga sull’altare ubriaco, sotto effetto di droghe o di farmaci che ne abbiano limitato le capacità.

L’azione non può essere proposta se vi è stata coabitazione per un anno dopo che il coniuge incapace ha recuperato la pienezza delle facoltà mentali.

Violenza

Il matrimonio può essere impugnato da quello dei coniugi il cui consenso è stato estorto con violenza o determinato da timore di eccezionale gravità derivante da cause esterne allo sposo.

L’azione non può essere proposta se vi è stata coabitazione per un anno dopo che siano cessate la violenza o le cause che hanno determinato il timore.

Errore

Il matrimonio può essere impugnato da quello dei coniugi il cui consenso è stato dato per effetto di errore sull’identità della persona o di errore essenziale su qualità personali dell’altro coniuge.

L’errore sulle qualità personali è essenziale qualora, tenute presenti le condizioni dell’altro coniuge, si accerti che lo stesso non avrebbe prestato il suo consenso se le avesse esattamente conosciute e purché l’errore riguardi:

  • l’esistenza di una malattia fisica o psichica o di una anomalia o deviazione sessuale, tali da impedire lo svolgimento della vita coniugale;
  • l’esistenza di una sentenza di condanna per delitto non colposo alla reclusione non inferiore a cinque anni, salvo il caso di intervenuta riabilitazione prima della celebrazione del matrimonio. L’azione di annullamento non può essere proposta prima che la sentenza sia divenuta irrevocabile;
  • la dichiarazione di delinquenza abituale o professionale;
  • la circostanza che l’altro coniuge sia stato condannato per delitti concernenti la prostituzione a pena non inferiore a due anni. L’azione di annullamento non può essere proposta prima che la condanna sia divenuta irrevocabile;
  • lo stato di gravidanza causato da persona diversa dal soggetto caduto in errore, purché vi sia stato disconoscimento ai sensi dell’art. 233, se la gravidanza è stata portata a termine. L’azione non può essere proposta se vi è stata coabitazione per un anno dopo che sia stato scoperto l’errore.

Simulazione

Non tutti i matrimoni sono “reali”. A volte, dietro le nozze si nascondono secondi fini come il dare la cittadinanza a uno straniero o garantire la successione ereditaria. In questi casi, si parla di «simulazione». Il matrimonio simulato può essere impugnato solo se gli sposi abbiano convenuto di non adempiere agli obblighi e di non esercitare i diritti da esso discendenti il matrimonio può essere impugnato da ciascuno dei coniugi.

L’azione per far valere la simulazione del matrimonio non può essere proposta decorso un anno dalla celebrazione del matrimonio ovvero nel caso in cui i contraenti abbiano convissuto come coniugi successivamente alla celebrazione medesima.

Cos’è il matrimonio putativo?

Il matrimonio dichiarato nullo si definisce putativo quando sia stato contratto in buona fede da almeno uno dei coniugi, cioè nell’ignoranza dei vizi dell’atto, oppure quando il consenso è stato estorto con violenza o determinato da timore d’eccezionale gravità derivante da cause esterne agli sposi. In detta ipotesi, gli effetti del matrimonio valido si producono, in favore dei coniugi, fino alla sentenza che pronunzia la nullità. Quando le condizioni del matrimonio putativo si verificano per uno solo dei coniugi gli effetti valgono soltanto in favore di lui e dei figli.

Rispetto ai figli, il matrimonio dichiarato nullo ha gli stessi effetti del matrimonio valido. Anche il matrimonio dichiarato nullo, contratto in malafede da entrambi i coniugi, ha gli effetti del matrimonio valido rispetto ai figli nati o concepiti durante lo stesso, salvo che la nullità dipenda da incesto.

Nel matrimonio putativo se entrambi i coniugi erano in buona fede, il giudice può disporre a carico di uno di essi, per un periodo massimo di tre anni, l’obbligo di corrispondere somme periodiche di denaro, in proporzione alle sue sostanze, a favore dell’altro, ove questi non abbia adeguati redditi propri e non sia passato a nuove nozze.

Responsabilità del coniuge in malafede

Il coniuge al quale sia imputabile la nullità del matrimonio, è tenuto a corrispondere all’altro coniuge in buona fede, qualora il matrimonio sia annullato, una congrua indennità , anche in mancanza di prova del danno sofferto.

Questa indennità deve comprendere una somma corrispondente al mantenimento per tre anni. Il coniuge in mala fede resterà obbligato, sussidiariamente qualora non vi siano altri obbligati, a prestare gli alimenti al coniuge in buona fede in stato di bisogno.

Il coniuge il quale, conoscendo prima della celebrazione una causa di nullità del matrimonio l’abbia lasciata ignorare all’altro, è punito, se il matrimonio è annullato, con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da € 51 a € 306.



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube