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Cinque motivi per impugnare un testamento

24 Settembre 2014 | Autore:
Cinque motivi per impugnare un testamento

Una rapida guida sulle più importanti cause che rendono impugnabile in giudizio il testamento.

 

Il testamento è l’atto con cui chiunque può decidere la destinazione dei propri beni dopo la morte. Trattandosi delle ultime volontà di una persona, spesso di uno stretto congiunto, molte volte si crea fra gli eredi o comunque fra coloro che avrebbero diritti sul patrimonio ereditario, un involontario stato di “soggezione” innanzi alla scrittura del defunto che impedisce di valutare con obiettività i propri diritti e il modo in cui farli valere. È bene dunque sapere che anche il testamento, pur essendo un atto di ultima volontà, segreto fino alla morte del suo titolare, è impugnabile per una serie di vizi che ne determinano la sua inefficacia totale o parziale e dunque la conseguente regolazione della successione tramite le norme di legge [1].

Più in particolare, è possibile distinguere i casi in cui è possibile impugnare un testamento fra difetti di capacità, di forma oppure di sostanza.

Difetti di capacità del testatore

Per regola generale, non possono fare testamento tutti coloro che sono dichiarati incapaci dalla legge. Più in particolare, vengono considerati incapaci e quindi impossibilitati a fare testamento i minori di età, gli interdetti per infermità di mente e tutti coloro che, sebbene non interdetti, si provi siano stati, anche per causa transitoria all’epoca della redazione del testamento, incapaci di intendere e di volere [2]. Pertanto, il testamento degli incapaci può essere annullato previa impugnazione dello stesso davanti al Tribunale da parte di chiunque ne abbia interesse entro il termine di cinque anni dal giorno in cui è stata data esecuzione alle disposizioni testamentarie.

Difetti di forma

Il testamento, per essere tale, deve rivestire la forma scritta. Non hanno alcun valore dichiarazioni orali rilasciate a chicchessia, nemmeno in punto di morte.

In secondo luogo l’autore del testamento può essere soltanto uno: è vietato, cioè, da parte di due o più persone redigere un unico testamento, anche laddove ognuno nomini erede l’altro o un terzo. In tal caso l’atto è radicalmente nullo e come tale può essere impugnato in Tribunale per accertarne l’inefficacia.

Particolari regole valgono poi per ciascuna forma di testamento prevista dalla legge. Ad esempio è nullo e può essere impugnato in qualsiasi tempo il testamento olografo – quello cioè scritto direttamente dal testatore – che non sia stato dallo stesso firmato oppure la cui scrittura sia riconducibile a terze persone.

Il testamento pubblico invece, cioè quello fatto davanti al Notaio, è nullo quando non contiene la firma del testatore oppure la redazione per iscritto, a cura del Notaio, delle ultime volontà.

Per tutti gli altri difetti di forma invece, come ad esempio la mancanza della data nel testamento olografo, si può chiedere l’annullamento del documento entro 5 anni dal giorno in cui si è data esecuzione alle disposizioni testamentarie.

 

Difetti di sostanza

Sono i più numerosi poiché la maggior parte riguarda particolari disposizioni che il testatore può decidere o meno di inserire fra le proprie ultime volontà. Ad ogni modo, e in linea più generale, occorre entrare nel merito delle singole disposizioni per verificare se:

1) sono stati lesi diritti degli eredi cosiddetti legittimari. Tale è il caso in cui ad alcune categorie di parenti più stretti del defunto (i cosiddetti legittimari) non sono lasciati beni di valore almeno pari alle percentuali previste dalla legge per ciascuna categoria. Si tratta del coniuge e dei figli, i genitori, gli ascendenti o i discendenti diretti come ad esempio i nonni o i nipoti figli di figli [3]. In tale ultimo caso il testamento può essere impugnato, entro dieci anni dall’apertura della successione, se si dimostra in giudizio che il testatore ha precedentemente donato a terzi beni del suo patrimonio, così riducendo il valore dell’asse ereditario, oppure se per testamento ha lasciato la maggior parte dei suoi beni a terze persone, così diseredando di fatto i legittimari.

2) il testamento o alcune sue disposizioni sono affette da violenza, dolo o errore, ossia quando la volontà del testatore non si è formata in modo libero e consapevole a causa dell’intervento manipolatore altrui. In tal caso il testamento o la singola disposizione possono essere impugnate in Tribunale entro cinque anni dal giorno in cui si è avuta notizia dei vizi in parola [4].

3) il testamento contiene una divisione dei beni i cui il valore di alcuni di essi è inferiore di oltre un quarto alla quota di eredità spettante a qualcuno degli eredi. In tal caso si può impugnare direttamente la ripartizione delle sostanze voluta dal testatore entro due anni dall’esecuzione delle disposizioni testamentarie [5].


note

[1] Artt. 565 e ss. cod. civ.

[2] Art. 591 cod. civ.

[3] Art. 553 e ss. cod. civ.

[4] Artt. 624 e ss. cod. civ.

[5] Art. 763 cod. civ.

Autore immagine: 123rf com


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11 Commenti

  1. Vorrei sapere per cortesia è possibile che un figlio avendo ricevuto una grossa proprietà dai genitori in vita. Ora che sono morti ed avendo lasciato con testamento olografo a me sottoscritta una proprietà inferiore a quella di mio fratello,lui mi ha chiesto la legittima. Io che devo fare? Posso andare dal notaio e registrare il mio testamento regolare con tutte le opportune chiarificazione affermando pure e sottolineando nel testamento che mio fratello ha ricevuto altri beni. Cosa mi consigliate? ?? Grazie della vostra gentilezza

  2. mio fratello quando a fatto testamento a lasciato tuto alla moglie non avendo figli volevo sapere se i fratelli anno dirito a d ereditare qualcosa

      1. Non mi pare esatto. Se ha fatto testamento, la quota disponibile può lasciarla a chi vuole, compresa la moglie.

  3. Buongiorno vorrei sapere se mio padre ha fatto un testamento lasciando tutto alla compagna si puo impugnare

    1. Alla compagna (non sposata) può lasciare al massimo la quota disponibile. Bisogna anche vedere se in vita ha fatto donazioni ai figli. Se complessivamente ai figli ha lasciato meno della quota legittima, direi che il testamento è impugnabile.

      1. Vorrei sapere per cortesia se e giusto che il marito lasci ai figli quasi tutto il suo patrimonio e alla moglie una piccola parte

  4. Buongiorno, vorrei sapere se una zia senza figli ha fatto un testamento lasciando tutto ad una pronipote acquisita e non a nipoti diretti, può essere impugnato.
    Grazie

    1. Se la zia non ha marito nè figli nè genitori, può lasciare tutto a chi vuole, anche a un estraneo, senza obblighi per nessuno.

  5. Buongiorno, vorrei sapere se è impugnabile il testamento di una persona che lascia alla sorella affetta da alzheimer una cifra pari a venti volte quella lasciata al nipote figlio del fratello, (unico altro beneficiario del testamento) cioè una cifra molto inferiore a un quarto della quota di eredità spettante a qualcuno degli eredi, così come citato nel caso esposto [5] Art. 763 cod. civ.
    Grazie per la cortesia.

    1. Il testamento che lede i diritti dei legittimari ossia attribuisce di più a un fratello piuttosto che a un altro, produce i suoi effetti solo parzialmente. In altre parole, una frase come la seguente «Lascio tutti i miei beni al primo dei miei tre figli» diventa automaticamente «Lascio tutta la quota disponibile al primo dei miei tre figli». Questo però solo nel caso in cui i legittimari non accettino la volontà del defunto, opponendosi al testamento. Se invece accettano le volontà del genitore, per quanto lesive dei loro diritti, e non fanno opposizione in tribunale, il testamento produce i suoi effetti.Dall’altro lato, se gli eredi sono d’accordo tra di loro non è affatto detto che debbano rispettare la volontà del defunto. Ad esempio, se il genitore lascia la casa in città al figlio Mario e quella di campagna al figlio Francesco, i due possono ben mettersi d’accordo per scambiarsi gli immobili a loro destinati. Se non c’è contesa fra loro non serve nessun atto ulteriore da compiere e nessuno li potrà perseguire. Le contestazioni e impugnazioni del testamento derivano infatti sempre da liti e mancati accordi tra gli eredi. Allo stesso modo, se gli eredi vogliono seguire alla lettera quanto disposto dal genitore, anche se questo non rispetta le relative quote di legittima, lo possono fare. Il problema non si pone certo per i liquidi come il denaro contante, conti correnti e libretti di deposito, ma per tutti quei beni il cui valore deve essere stimato, come gioielli, preziosi e immobili. Immobili che hanno sì un valore ufficiale, quello catastale, ma questo quasi mai corrisponde a quello di mercato (di solito infatti il valore catastale non viene aggiornato). I figli, il coniuge (o, in mancanza di figli, gli ascendenti) possono chiedere che a essi sia attribuita almeno la quota minima dovuta per legge (la legittima). A tal fine devono rivolgersi al tribunale, attraverso il proprio avvocato, e avviare una causa che viene detta «azione di riduzione». In primo luogo i figli e il coniuge (o, in mancanza di figli, gli ascendenti) che non abbiano ricevuto quanto spetta a essi per legge possono ottenere con tale azione una riduzione di quanto il genitore ha elargito col testamento ad altre persone. Esercitando tale azione, in pratica, i lasciti testamentari che ledano il ridotto del coniuge o dei suddetti parenti vengono ridotti proporzionalmente. In secondo luogo, qualora la riduzione dei lasciti testamentari non dovesse essere sufficiente, si procederà a ridurre anche le donazioni che il defunto ha fatto eventualmente finché era in vita. Le donazioni vengono ridotte iniziando da quella più recente e, se necessario, procedendo a ridurre quella precedente e così via fino a quelle più risalenti nel tempo. La riduzione deve essere tale da consentire a coniuge, figli o, in mancanza di figli, gli ascendenti di ottenere quanto spettante per legge.

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