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Esecuzione forzata: la nuova ricerca telematica dei beni da pignorare

24 Settembre 2014
Esecuzione forzata: la nuova ricerca telematica dei beni da pignorare

Pignoramento mobiliare e presso terzi: consultazione dell’anagrafe tributaria, del PRA, dei registri Inps e delle altre pubbliche amministrazioni da parte dell’ufficiale giudiziario; nuova ipotesi di chiusura del processo esecutivo.

Il decreto legge sulla riforma della giustizia civile [1] ha modificato sostanzialmente il procedimento di esecuzione forzata e, in particolare, le richieste che l’ufficiale giudiziario può fare, su istanza del creditore, quando i beni oggetto di pignoramento sono insufficienti.

Il decreto legge inserisce inoltre una nuova modalità telematica di ricerca dei beni da pignorare.

Le nuove norme si applicano decorsi 30 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto.

Vediamo, quindi, nel dettaglio, come cambia l’esecuzione forzata a seguito delle predette novità.

Innanzitutto la riforma abroga [2]:

1. la possibilità dell’ufficiale giudiziario di rivolgersi ai gestori dell’anagrafe tributaria e alle altre banche dati pubbliche al fine di ricercare cose o crediti da sottoporre ad esecuzione, quando non individua beni utilmente pignorabili;

2. l’obbligo, quando la richiesta di ricerca riguarda più soggetti, di indicare le complete generalità di ciascuno;

3. la possibilità per l’ufficiale giudiziario di richiedere l’assistenza della forza pubblica.

È previsto invece che, su istanza del creditore procedente, il presidente del tribunale del luogo in cui il debitore ha la residenza, il domicilio, la dimora o la sede, possa autorizzare l’ufficiale giudiziario a ricercare con modalità telematiche i beni da pignorare.

L’autorizzazione è subordinata alla verifica del diritto della parte istante a procedere ad esecuzione forzata.

L’istanza che l’avvocato del creditore deposita presso il presidente del tribunale deve contenere l’indicazione dell’indirizzo di posta elettronica ordinaria ed il numero di fax del difensore. Ai fini della dichiarazione del terzo [3] deve contenere anche l’indirizzo di PEC dell’avvocato.

Una volta autorizzato, l’ufficiale giudiziario può accedere telematicamente e gratuitamente ai dati contenuti nelle banche dati delle pubbliche amministrazioni o alle quali le stesse possono accedere per acquisire tutte le informazioni rilevanti per l’individuazione di cose e crediti da sottoporre ad esecuzione, comprese quelle relative ai rapporti intrattenuti dal debitore con istituti di credito e datori di lavoro o committenti, in questo modo rendendo molto più semplice il pignoramento del conto corrente o del quinto dello stipendio o della pensione.

In particolare, l’ufficiale giudiziario può accedere:

1. all’anagrafe tributaria, compreso l’archivio dei rapporti finanziari;

2. al pubblico registro automobilistico (PRA);

3. alle banche dati degli enti previdenziali (per es. Inps).

Una volta effettuata l’ispezione telematica, l’ufficiale giudiziario è tenuto a redigere un unico processo verbale nel quale indica tutte le banche dati interrogate e le relative risultanze.

A questo punto, però, la procedura si sdoppia.

1 | Se le cose così individuate sono nella disponibilità del debitore

 

Nell’ipotesi in cui i beni “appetibili” da pignorare siano nella disponibilità materiale del debitore e si trovano:

a) in luoghi compresi nel territorio di competenza dell’ufficiale giudiziario, quest’ultimo accede agli stessi per provvedere d’ufficio agli adempimenti inerenti la scelta dei beni da pignorare, la forma del pignoramento e la custodia dei beni pignorati [4];

b) in luoghi non compresi nel territorio di competenza dell’ufficiale giudiziario, la copia autentica del verbale è rilasciata al creditore che, entro 10 giorni dal rilascio a pena d’inefficacia della richiesta, la presenta, insieme all’istanza per gli adempimenti inerenti la scelta dei beni da pignorare, la forma del pignoramento e la custodia dei beni pignorati [5], all’ufficiale giudiziario territorialmente competente;

c) se l’ufficiale giudiziario non rinviene il luogo in cui si trova una cosa individuata mediante l’accesso nelle banche dati, intima al debitore di indicare, entro 15 giorni, il luogo in cui si trova, avvertendolo che l’omessa o la falsa comunicazione è punita con la reclusione fino ad 1 anno o con la multa fino a 516 euro [6].

2 | Se le cose o i beni rinvenuti sono nella disponibilità di terzi

In tal caso, l’ufficiale giudiziario notifica d’ufficio, ove possibile a mezzo PEC [7] o a mezzo telefax, al debitore e al terzo il verbale, che dovrà anche contenere l’indicazione:

– del credito per cui si procede;

– del titolo esecutivo e del precetto;

– dell’indirizzo di PEC del difensore;

– del luogo in cui il creditore ha eletto domicilio o ha dichiarato di essere residente;

– dell’ingiunzione;

– dell’invito al debitore a dichiarare la propria residenza o a eleggere domicilio;

– dell’avvertimento al debitore che può chiedere la sostituzione dei beni o cose pignorate con una somma di denaro [8];

– l’intimazione al terzo di non disporre delle cose o delle somme dovute [9].

In tal caso, il verbale è notificato al terzo per estratto, contenente esclusivamente i dati a quest’ultimo riferibili.

Se l’accesso ha consentito di individuare più crediti del debitore o più cose, indipendentemente da chi ne abbia la disponibilità, l’ufficiale giudiziario sottopone ad esecuzione i beni scelti dal creditore.

Al termine delle operazioni di ricerca, l’ufficiale giudiziario comunica al creditore tramite fax o PEC le banche dati interrogate e le informazioni risultanti, dandone atto a verbale.

Il creditore, entro 10 giorni dalla comunicazione, indica all’ufficiale giudiziario i beni da sottoporre ad esecuzione; in mancanza la richiesta di pignoramento perde efficacia.

Quando il debitore è un imprenditore commerciale, l’ufficiale giudiziario può richiedergli di ispezionare le scritture contabili. In tal caso, è sufficiente che vi sia l’istanza del creditore. Non sono più richiesti ulteriori requisiti.

Il creditore può dichiarare che intende partecipare personalmente alla ricerca in modalità telematica dei beni da pignorare. In tal caso, l’ufficiale giudiziario deve comunicargli con un preavviso di 3 giorni (riducibile in caso d’urgenza) la data (entro 15 giorni) e l’ora in cui effettuerà la ricerca [10].

3 | Chiusura anticipata del processo esecutivo

La riforma introduce, infine, una nuova norma [11] in tema di chiusura anticipata dell’esecuzione forzata. In particolare, si stabilisce che il giudice, quando non è più possibile conseguire un ragionevole soddisfacimento delle pretese dei creditori, anche tenuto conto dei costi necessari per la prosecuzione della procedura, delle probabilità di liquidazione del bene e del presumibile valore di realizzo, dispone la chiusura anticipata del processo esecutivo.

note

[1] DL 132/2014

[2] Art. 19 c. 1 lett. d) DL 132/2014 che abroga l’art. 492 c. 7 cod. proc. civ. e modifica l’art. 492 co. 8 cod. proc. civ. ed inserisce l’art. 492 bis cod. proc. civ.; art. 19 c. 2 lett. a) DL 132/2014 che introduce gli artt. 155 ter e 155 quater disp.att. cod. proc. civ.

[3] Ai sensi dell’art. 547 cod. proc. civ.

[4] Artt. 517, 518 e 520 cod. proc. civ.

[5] Artt. 517, 518 e 520 cod. proc. civ.

[6] Ai sensi dell’art. 388 c. 6 cod. pen.

[7] Ai sensi dell’art.149 bis cod. proc. civ.

[8] Ai sensi dell’art. 492 c. 1, 2 e 3 cod. proc. civ.

[9] Nei limiti di cui all’art. 546 cod. proc. civ.

[10] Ai sensi dell’art. 165 disp.att. cod. proc. civ.

[11] Art. 19 c. 2 lett. b) DL 132/2014 che inserisce l’art. 164 bis disp.att. cod. proc. civ.

Autore immagine: 123rf com


1 Commento

  1. Buongiorno,
    in riferimento alla norma sopracitata mi risulta che il costo per accedere a tali informazioni sia, in via preventiva, del 5% del credito reclamato, importo da versare allo stato.
    E’ corretta questa informazione ? Se così fosse sarebbe il deterrente contro l’uso di uno strumento ben congegnato.
    Grazie e cordiali saluti.
    Mario Dinelli

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