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La delega fiscale e la riforma del sistema tributario

25 settembre 2015 | Autore:


> Business Pubblicato il 25 settembre 2015



La delega fiscale fa il make-up (mal riuscito) alla riforma: leggi e norme tra Governo e parlamento.

Proviamo a mettere ordine in una riforma fiscale che sembra sempre più spezzettata e disorganizzata.

La Legge Delega Fiscale del marzo 2014 aveva individuato numerosi ambiti nei quali il Governo avrebbe dovuto emanare decreti in delega, fra cui: la riforma del sistema fiscale, la semplificazione delle norme tributarie, la certezza del diritto, la revisione del sistema della giustizia tributaria, il riallineamento dei valori catastali, ecc.

Dopo oltre un anno dalla legge delega, la cui scadenza al 31 marzo 2015 era già stata prorogata al 27 giugno 2015, il Governo è riuscito ad inviare alle Commissione Parlamentari per l’inizio dell’iter di approvazione parlamentare dei decreti legislativi solo un numero limitato di interventi, non esercitando la delega ricevuta dal Parlamento in alcuni settori di importanza strategica per l’economia nazionale, per gli operatori e per i cittadini.

In particolare la delega non è stata esercitata per la:

– Riforma della riscossione degli enti locali

– Revisione del catasto dei fabbricati

– Revisione dell’imposizione sui redditi di impresa

– Razionalizzazione dell’IVA e delle altre imposte indirette

– Revisione della disciplina dei giochi pubblici e rilancio settore ippico

– Revisione della fiscalità ambientale ed energetica

Ora a ben vedere è veramente stupefacente che una delega a riformare il sistema tributario non comprenda i redditi di impresa e la razionalizzazione dell’IVA e delle altre imposte indirette che, dell’ordinamento tributario nazionale, sono i capisaldi strategici.

Probabilmente il Governo vuole pensarci su ancora un po’, anche se per questa riflessione, dovrà tornare in Parlamento a chiedere ed ottenere una nuova legge delega.

Per individuare invece gli interventi effettuati, ecco l’elenco cronologico dei decreti delegati, pubblicati in G.U. fino al 22.09.2015.

Il D.Lgs. n. 175 del 21.11.2014 – Semplificazioni fiscali, dichiarazione pre-compilata e nuovi limiti quadro RW.

Il D.Lgs. n. 188 del 15.12.2014 – Disposizioni in materia di tassazione tabacchi lavorati e succedanei e dei loro fiammiferi.

Il D.Lgs. n. 198 del 17.12.2014 – Composizioni e attribuzioni e funzionamento commissioni censuarie.

Il D.Lgs. n. 127 del 2015 – Trasmissione telematica delle operazioni IVA e fatturazione elettronica.

Il D.Lgs. n. 128 del 5.8.2015 – Certezza del diritto nei rapporti tra Fisco e contribuente

Il D.Lgs. n. 147 del 14.9.2015 – Crescita e internazionalizzazione delle imprese

A questi primi sei decreti già approvati e pubblicati, se ne aggiungono ulteriori cinque approvati dal Consiglio dei Ministri, sempre il 22.09.2015, che restano in attesa di pubblicazione in gazzetta ufficiale, e che riguardano:

– La semplificazione e razionalizzazione delle norme in materia di riscossione

– La stima ed il monitoraggio dell’evasione fiscale e riordino disposizioni in materia di erosione fiscale

– La revisione della disciplina dell’organizzazione delle agenzie fiscali

– La riforma del sistema sanzionatorio

– La revisione della disciplina degli interpelli e del contenzioso tributario

In totale undici decreti delegati di riforma, il cui impatto sul sistema normativo sembra tutto tranne che organico e semplificatorio.

Inoltre spesso i decreti portano in pancia norme assolutamente estranee al corpo principale della norma o comunque collegabili con estrema difficoltà, creando uno spezzatino di norme e di modifiche di norme che rendono difficile anche risalire alla ratio che aveva sotteso alla disposizione originaria [1].

Nel frattempo il Parlamento continua a sfornare la ordinaria produzione legislativa, le cui norme si aggiungono a quelle portate dai decreti, ma in modo assolutamente scollegato e non organico, come ad esempio la Legge di Stabilità 2015 [2], la quale, oltre a stabilire probabilmente un record di commi (735), ai commi 678 e 680 introduce una modifica sostanziale sugli elementi alla base della individuazione dei cosiddetti paradisi fiscali, quando sarebbe bastato inserirla nel decreto pubblicato ieri.

Non parliamo poi della prassi amministrativa che è riuscita a pubblicare sinora, solo per la L. n. 186 del 2014 (voluntary disclosure), ben 4 circolari ministeriali, di cui due, la n. 30 e la 31 a distanza di soli diciassette giorni (11 e 28 agosto) l’una dall’altra.

Inarrivabile la Circolare Ministeriale del 5 marzo scorso [3], di sole 79 pagine e di amena lettura, affronta il tema della disciplina del credito d’imposta per i redditi prodotti all’estero, esponendo casistiche ed esempi derivanti o comunque concatenati con norme o con modifiche di norme, che stanno entrando in vigore soltanto ora, con un mirabile esempio di asincronia normativa di portata epica: una volta le Circolari spiegavano una norma già emanata, qui siamo arrivati alla anticipazione delle norme in corso di approvazione.

Solo per curiosità, il D.L. n. 167/1990, quello che prevede l’obbligo del monitoraggio delle attività e dei patrimoni esteri degli italiani, che, salvo errori od omissioni, ci ha messo circa 19 anni ad essere applicato correttamente, è stato modificato ed interpretato, dal 15 dicembre scorso ad oggi almeno in sei occasioni (La legge sulla voluntary, la legge di stabilità, le quattro circolari sulla voluntary).

Dunque pare proprio che l’intento riformatore, almeno sinora, abbia prodotto molti provvedimenti ma poca chiarezza, poca semplificazione e poca organicità.

Unico provvedimento effettivamente dotato di particolare importanza pare quello sulla certezza del diritto, in quanto affronta la delicatezza della materia in maniera ariosa e con ampi riferimenti alla normativa comunitaria ed alle sentenze della Corte di Giustizia della UE.

Ecco forse dovremmo guardare all’UE con maggiore favore in relazione alla organicità ed alla chiarezza e semplicità del diritto tributario, chissà che forse una legislazione europea comune non possa finalmente far prevalere la sostanza sulla forma.

note

[1] Solo come esempio, fra i tanti, si provi a leggere l’art. 3 del decreto crescita ed internazionalizzazione.

[2] L. n. 190/2014

[3] Circolare min. finanze n. 9/E del 5.03.2015.

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