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Termine per appello

28 Aprile 2022
Termine per appello

Come si calcola il termine per fare appello contro la sentenza di primo grado: il termine breve, in caso di notifica della sentenza, e il termine lungo.

Chi resta insoddisfatto dalla sentenza di primo grado può sempre fare appello, chiedere cioè ad un altro giudice di grado superiore la revisione della precedente decisione. Ma, a tal fine, deve attivarsi per tempo, altrimenti ogni possibile contestazione o motivo di invalidità resterà per sempre sanato e la sentenza diventerà definitiva.

La legge fissa un termine per l’appello che è bene conoscere se non si vuol perdere l’occasione di una “rivincita” con il proprio avversario. Ecco dunque qual è questo termine e come si calcola.

Cos’è l’appello?

L’appello è il mezzo d’impugnazione che consente alla parte rimasta soccombente nel giudizio di primo grado (appellante) di censurare davanti al giudice superiore l’invalidità o l’ingiustizia della sentenza ed ottenere il completo riesame del diritto o rapporto controverso, nei limiti del principio in base al quale l’appello deve avere lo stesso oggetto del giudizio di primo grado.

Chi può fare appello?

Può proporre appello solo chi è risultato sconfitto in primo grado, anche solo parzialmente. In pratica, l’appello è concesso a chi si è visto rifiutare anche una singola domanda dal giudice. Così, per esempio, una persona che chieda un risarcimento di 100mila euro e se ne veda accordare uno di 80mila euro potrebbe comunque fare appello.

Quando si può fare appello?

La legge non indica tassativamente i motivi di appello o i vizi della sentenza che legittimano l’impugnazione. A differenza del ricorso in Cassazione e della revocazione, per i quali il legislatore ha stabilito motivi tassativi, l’appello è un mezzo d’impugnazione a critica libera: la tipologia di censure deducibili con tale strumento è illimitata e l’appellante, accanto alle specifiche censure, può dedurre l’ingiustizia della sentenza.

Quali sono i termini per fare appello?

Per comprendere quali sono i termini per fare appello è bene precisare cosa succede al momento dell’emissione della sentenza di primo grado. La cancelleria del giudice la notifica, via Pec, ai difensori di entrambe le parti: sia quella soccombente (ossia sconfitta) che quella vincitrice.

La parte vincitrice può notificare la sentenza all’avversario: non è un obbligo ma una facoltà. Se si procede con tale adempimento, infatti, come vedremo a breve, il termine concesso alla parte soccombente per fare appello si riduce. Se invece la parte vincitrice non effettua la notifica, il termine per l’appello è maggiore.

In particolare, chi propone appello contro la sentenza di primo grado deve farlo entro specifici termini perentori:

  • entro il termine di 30 giorni decorrente dalla notifica della sentenza effettuata all’appellato dalla controparte (appellante). È il cosiddetto «termine breve»;
  • in mancanza di notificazione, entro il termine di 6 mesi decorrente dalla pubblicazione della sentenza (ossia dal deposito della sentenza in cancelleria). È il cosiddetto «termine lungo».

Dunque, la notificazione della sentenza fa decorrere il termine breve. In mancanza di notifica, l’appello può essere proposto entro il termine lungo di 6 mesi dalla pubblicazione della sentenza.

Come si calcola il termine per fare appello?

Per calcolare il termine per l’appello si parte dal giorno successivo a quello di:

  • notifica della sentenza, in caso di termine breve;
  • deposito della sentenza in cancelleria, in caso di termine lungo.

Quindi non si conta il giorno iniziale, ma quello finale.

Non si contano i giorni che vanno dal 1° al 31° agosto poiché vige la cosiddetta sospensione dei termini processuali. Pertanto, il termine che scade nell’arco di tale mese slitta al primo settembre; così come il termine che è a ridosso di tale periodo non tiene conto dei 30 giorni di agosto.

Ad esempio, se la sentenza di primo grado viene ricevuta il 10 luglio, il termine breve per l’appello scade il 9 settembre e non già il 9 agosto.

Il termine si considera rispettato se, entro la sua scadenza, l’atto di appello viene consegnato all’ufficiale giudiziario per la notifica; non conta poi quando questi lo consegnerà al destinatario. Insomma, i ritardi del servizio di notifica non ricadono sul mittente.

Che succede se scade il termine per fare appello?

Se i termini non sono rispettati la parte decade dalla possibilità di impugnare e la sentenza passa in giudicato. La decadenza e l’inammissibilità dell’impugnazione sono rilevabili d’ufficio dal giudice in ogni stato e grado del processo.

Una volta scaduto il termine per fare appello, la sentenza diventa definitiva. Si dice che «è passata in giudicato». Quindi, non è neanche possibile presentare un ricorso per Cassazione. Né è immaginabile procedere a una nuova causa per lo stesso motivo: il cosiddetto «principio del giudicato» fa sì che la stessa questione possa essere sottoposta all’attenzione del giudice una sola volta.

Da quando decorre il termine lungo per l’appello?

Spesso, ci si chiede: il termine lungo per la proposizione dell’appello decorre dal deposito della sentenza o dalla comunicazione alle parti? Ciò che conta è il timbro “depositato in cancelleria” che appare sulla sentenza, a prescindere da quando questa viene poi comunicata agli avvocati tramite Pec.



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