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Quanti soldi si perdono in malattia?

28 Aprile 2022
Quanti soldi si perdono in malattia?

Nei primi 20 giorni di malattia, i dipendenti privati possono perdere anche metà della retribuzione media giornaliera.

Il dipendente in malattia riceve regolarmente il pagamento dello stipendio. Si tratta della cosiddetta indennità di malattia. La retribuzione da considerare per il calcolo dell’indennità di malattia è quella spettante al lavoratore nel periodo di paga mensile scaduto e immediatamente precedente l’inizio della malattia. Di qui una domanda frequente: quanti soldi si perdono in malattia? Come viene pagata la malattia durante l’assenza del lavoratore e chi la paga? Cerchiamo di chiarire tutti questi aspetti.

Malattia: spetta lo stipendio?

Volendo essere precisi, quando si è in malattia, non si ha diritto allo stipendio ma alla cosiddetta indennità giornaliera di malattia.

L’indennità economica viene erogata a partire dal 4° giorno di malattia, computato dalla data di inizio della malattia dichiarata dal lavoratore e riportata sull’attestazione medica, sempreché la visita risulti effettuata lo stesso giorno di inizio della malattia o il giorno immediatamente successivo.

Se nella certificazione non risulta la data di inizio della malattia dichiarata dal lavoratore, il 4° giorno si computa dalla data di effettuazione della visita medica.

I primi 3 giorni di malattia, indicati con il termine di “carenza”, non sono indennizzati dall’Inps. A ciò ha ovviato la contrattazione collettiva, prevedendo nella quasi totalità dei casi che sia il datore di lavoro a retribuire tali giorni, corrispondendo il normale trattamento economico contrattuale o parte di esso. In determinati casi, l’indennità di malattia può essere totalmente a carico del datore di lavoro.

Cos’è il periodo di carenza?

Il periodo di carenza è rappresentato dai primi 3 giorni di malattia del lavoratore ricavabili dal certificato medico In questo periodo, la retribuzione stabilita dai contratti collettivi è a completo carico del datore di lavoro.

Il diritto all’indennità giornaliera di malattia sorge dalla data di effettivo inizio del rapporto di lavoro.

Chi paga la malattia?

In generale l’Inps eroga le prestazioni economiche di malattia a favore di tutti i lavoratori aventi diritto, i cui datori di lavoro sono tenuti al versamento del relativo contributo di malattia.

Nella tabella sono elencate le categorie di lavoratori che beneficiano dell’indennità di malattia a carico dell’INPS e quelle che invece percepiscono il trattamento dal proprio datore di lavoro

Settore

Indennità INPS

Trattamento a carico datore di lavoro

Industria e artigianato– operai e categorie assimilate
– lavoratori a domicilio
– impiegati
– quadri
– dirigenti
Commercio– operai e categorie assimilate
– impiegati (compresi i quadri cui si applicano le norme degli impiegati)
– lavoratori a domicilio
– impiegati da proprietari di stabili
– portieri
– viaggiatori/piazzisti/rappresentanti
– dipendenti di partiti politici e organizzazioni sindacali
– dirigenti
Credito, assicurazioni e servizi tributari appaltatisalariati– operai
– impiegati
– dirigenti
Agricoltura– OTI e OTD
– salariati fissi (contratto annuo o inferiore all’anno)
– braccianti fissi, obbligati, avventizi (giornalieri di campagna) ed assimilati
– compartecipanti
– piccoli coloni
– impiegati
– dirigenti

Per quanti giorni viene pagata la malattia?

L’Inps ha fissato i limiti massimi entro cui è obbligato al pagamento dell’indennità di malattia, distinguendo tra lavoratori assunti a tempo indeterminato e a tempo determinato.

Con contratto a tempo indeterminato, l’indennità è dovuta per le giornate indennizzabili comprese in un periodo massimo di 180 giorni in un anno solare (dal 1° gennaio al 31 dicembre).

Con contratto a tempo determinato, l’indennità è dovuta per un periodo non superiore a quello dell’attività lavorativa svolta nei 12 mesi immediatamente precedenti l’evento morboso, fermo restando il limite massimo di 180 giorni nell’anno solare.

Se il lavoratore a termine nei 12 mesi immediatamente precedenti non può far valere periodi lavorativi superiori a 30 giorni, il trattamento economico di malattia è concesso per un periodo massimo di 30 giorni nell’anno solare.

Sono esclusi dal computo del periodo massimo indennizzabile i periodi di: congedo di maternità/paternità e di congedo parentale; malattia connessa con lo stato di gravidanza; incapacità lavorativa dipendenti da infortunio sul lavoro e da malattia professionale; malattia causata da terzi per i quali l’Inps abbia esperito con esito positivo (anche parziale) l’azione di surroga (cioè, in parole semplici, malattia causata e risarcita da terzi).

Come si calcola l’indennità di malattia?

L’indennità giornaliera di malattia è riconosciuta dall’Inps in proporzione alla retribuzione del lavoratore; l’ammontare varia a seconda della durata della malattia e della qualifica del lavoratore.

In particolare, l’indennità di malattia corrisponde ad una percentuale della retribuzione media giornaliera (RMG), moltiplicata per il numero delle giornate indennizzabili (pagabili) comprese nel periodo di malattia.

La RMG si calcola sulla retribuzione lorda (per semplificare, sullo stipendio al lordo delle tasse e dei contributi) percepita nel mese (o nelle 4 settimane) precedente l’inizio della malattia. Se il lavoratore non può far valere un mese di lavoro si prende in considerazione la retribuzione spettante per il periodo di lavoro svolto, oppure, quando non risulta neanche una giornata retribuita, rileva il periodo più recente in cui il lavoratore è stato retribuito.

Per la precisione, con il termine retribuzione si intende la base imponibile previdenziale, ossia l’importo sul quale si calcolano i contributi Inps: si tratta di tutto ciò che il lavoratore riceve dal datore di lavoro, in denaro o in natura, al lordo di qualsiasi trattenuta, in dipendenza del rapporto di lavoro (cioè collegato al rapporto di lavoro), con esclusione di alcune voci tassativamente elencate dalla legge. 

Nel concetto di retribuzione utile ai fini del calcolo dell’indennità di malattia rientrano, pertanto, non solo gli elementi che costituiscono la vera e propria retribuzione e che sono collegati all’effettiva attività lavorativa (paga-base, contingenza, straordinario, cottimo, ecc.), ma anche tutti gli altri elementi accessori quali ferie, festività non godute, premio di produzione, ecc.

Devono essere escluse dal calcolo della RMG l’indennità sostitutiva del preavviso e le somme corrisposte dal datore di lavoro ad integrazione dell’indennità giornaliera di malattia; si tratta comunque di voci che fanno parte dell’imponibile previdenziale.

A seconda dell’ammontare dell’indennità di malattia, nei primi 20 giorni di assenza i dipendenti privati possono perdere anche metà della retribuzione media giornaliera. Bisogna poi aver riguardo alle previsioni del contratto collettivo applicato ed all’integrazione a carico del datore di lavoro, per conoscere la perdita effettiva.

Operai (anche agricoli) salariati e impiegati del commercio e apprendisti di tutti i settori 

L’ammontare dell’indennità giornaliera ammonta:

  • per le giornate indennizzabili comprese dal 4° al 20° giorno di malattia: al 50% della retribuzione media globale giornaliera;
  • a decorrere dal 21° giorno di malattia qualora questa si prolunghi, continuativamente o per ricaduta, sino al 180° giorno: al 66,66% della retribuzione media globale giornaliera.

Pubblici esercizi 

Ai lavoratori dipendenti da pubblici esercizi e da laboratori di pasticceria non iscritti all’albo delle imprese artigiane, tenuti al pagamento del contributo aggiuntivo, l’indennità giornaliera spetta in misura pari all’80% della RMG. L’indennità compete per tutte le giornate indennizzabili per il periodo di malattia, sia per quelle comprese nei primi 20 giorni di malattia che per le successive, fermo restando il limite massimo dei 180 giorni di malattia indennizzabili.

Lavoratori dello spettacolo

Per i lavoratori dello spettacolo l’indennità di malattia è pari:

  • fino al 20° giorno di durata della malattia (comprese le domeniche e le festività nazionali e religiose infrasettimanali): al 60% della retribuzione media globale giornaliera;
  • dal 21° al 180° giorno: all’80% della retribuzione media globale giornaliera; 
  • per il lavoratore disoccupato e per i giorni non lavorativi della settimana, nei casi di lavoratori che per contratto prestino la loro attività solo in alcuni giorni predeterminati nella settimana: al 40% della retribuzione media globale giornaliera.

Aspettativa non retribuita 

Quando nel periodo di paga mensile scaduto non ci sia nemmeno una giornata retribuita (esempio: aspettativa senza retribuzione), si prende a riferimento il periodo retribuito più recente in cui è presente la retribuzione.

Retribuzione inclusa 

La retribuzione di riferimento per il calcolo della malattia è rappresentata da tutto ciò che il dipendente riceve, in dipendenza del rapporto di lavoro, in denaro o in natura, che forma base imponibile contributiva. Oltre alle voci fisse dello stipendio, è necessario considerare, ad esempio, anche i compensi per lavoro straordinario, gli incentivi, i compensi per ferie e permessi non goduti ecc. La retribuzione di riferimento deve tenere conto anche della retribuzione differita (pagata in un momento successivo) rappresentata dal rateo giornaliero relativo alla gratifica natalizia (tredicesima) e agli altri premi o mensilità aggiuntive (come la quattordicesima). Nel caso di ricaduta, la retribuzione da prendere a base per il calcolo dell’indennità giornaliera di malattia è la stessa presa a base per il calcolo dell’indennità corrisposta per la precedente malattia.

Retribuzione esclusa

Sono esclusi, oltre alle voci di paga non soggette a contribuzione, anche, ad esempio, l’indennità sostitutiva di preavviso, le integrazioni del datore di lavoro dell’indennità giornaliera di maternità e di malattia.

Quando si perde l’indennità di malattia?

Il lavoratore perde l’indennità di malattia per le seguenti cause:

  • mancanza di idonea certificazione; l’indennità non spetta per le giornate non comprovate dalla documentazione;
  • inesatta o incompleta indicazione dell’indirizzo sul certificato tale da non consentire l’effettuazione della visita di controllo, a meno che l’indirizzo sia rilevabile altrove;
  • assenza ingiustificata alle visite di controllo.


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