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Distributori automatici e schiamazzi notturni

8 Aprile 2022
Distributori automatici e schiamazzi notturni

Disturbo alla quiete pubblica: come comportarsi se la gente di notte fa rumore e chiasso in prossimità di un negozio o un tabacchino? Il gestore è responsabile? 

Non capita di rado che, vicino ai distributori automatici di sigarette o altri prodotti, si diano appuntamento i giovani e lì rimangano per parlare, scherzare e… fare schiamazzi. Se però nell’arco delle ore notturne i loro dialoghi sono coperti dal traffico e dal rumore delle strade, per cui non danno fastidio a nessuno, quando ciò avviene di notte è più facile molestare il circondario e le persone che dormono. Cosa fare in ipotesi del genere? È possibile fare causa al titolare del negozio (ad esempio un tabaccaio) che, al di fuori di esso, ha messo un distributore automatico senza prendere le contromisure per evitare gli schiamazzi notturni? E contro chi agire se il riposo e il sonno delle persone viene disturbato dai rumori delle persone per strada? Ecco alcuni chiarimenti pratici.

Quando c’è disturbo alla quiete pubblica?

Il semplice fatto di fare rumore per strada non integra il reato di disturbo alla quiete pubblica. Non lo è neanche quando le voci vengono udite da poche persone, come ad esempio il condomino del primo piano. Il reato scatta solo quando si disturba il pubblico ossia un numero indeterminabile di persone, indipendentemente da quanti si lamentano. Il semplice fatto che il rumore può arrivare a molestare più persone – e che quindi sia avvertito non solo da chi si trova nelle strette vicinanze del luogo (il condomino del primo piano, nell’esempio di poc’anzi) – fa scattare l’illecito penale.

Rumore vicino a un locale o a un negozio: chi è responsabile? 

La Cassazione ha ripetutamente detto [1] che il reato di disturbo alla quiete pubblica si può configurare in capo al gestore di un esercizio commerciale il quale non impedisce i continui schiamazzi provocati dagli avventori che sostano davanti al locale anche nelle ore notturne. Costui ha l’obbligo giuridico di controllare che la frequentazione del proprio locale non sfoci in condotte contrastanti con le norme poste a tutela dell’ordine e della tranquillità pubblici, anche escludendo dalla frequentazione del locale i clienti rumorosi o ricorrendo all’autorità di pubblica sicurezza.

A tal proposito, il titolare del negozio, del bar o del locale notturno non può limitarsi ad affiggere cartelli con cui ammonisce i clienti che sostano all’esterno dal fare rumore. Egli deve prendere provvedimenti concreti, ad esempio con del personale che allontani i molestatori.

Numerose altre sentenze hanno condannato anche il Comune per i quartieri della movida che non faccia nulla per evitare il chiasso nelle ore notturne, eventualmente predisponendo i controlli da parte delle forze di polizia. 

Distributori automatici: il titolare del negozio o del tabacchi è responsabile?

La Cassazione ha condannato il titolare del negozio o del locale per gli schiamazzi notturni dei clienti solo in forza del fatto che l’esercizio commerciale era aperto e accessibile alla frequentazione del pubblico, con il gestore o un suo preposto presenti e, quindi, responsabili di non essersi attivati per impedire gli schiamazzi e i rumori disturbanti. 

Diverso è il caso in cui i rumori vengono prodotti quando il negozio o il tabacchino è chiuso, ma gli avventori sostano vicino al distributore automatico. Sebbene il disturbo lamentato sia strettamente connesso con l’attività di distribuzione delle bevande, esso risulta riconducibile esclusivamente al comportamento tenuto dalle persone che si radunano nella prossimità del distributore, apparendo il proprietario-gestore impossibilitato, perché legittimamente assente, a intervenire per impedire il disturbo.

Come difendersi in questi casi? L’unica cosa da fare è chiamare la polizia (statale o municipale) o i carabinieri affinché intervengano e, previa identificazione dei responsabili, procedano a sporgere denuncia nei loro contorni. La denuncia può essere anche sporta dal soggetto molestato, il condomino in questione. Chiaramente la contestazione penale è subordinata – come anticipato – al fatto che i rumori siano avvertibili da un numero indeterminato di persone, anche se queste non si attivano per contestare il fatto e a lamentarsi sia uno solo. 

Oltre all’iniziativa giudiziaria di carattere penale – che può essere attivata con un esposto-denuncia presentato all’autorità di pubblica sicurezza o direttamente alla procura competente – potrebbe essere utile percorrere anche, o in alternativa, la via pubblicistica, chiedendo al sindaco di operare a norma della legge 447/1995 («Legge quadro sull’inquinamento acustico») ed eventualmente, se nell’utilizzo del locale i rumori correlati ledano la sicurezza e il decoro urbano, di chiudere l’attività fonte di disturbo o limitarne l’orario.


note

[1] Cass. sent. n. 14750/2020 e n. 28570/2019.

Autore immagine: pixabay.com


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