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Eccesso di velocità: la scusa della colica renale bocciata dalla Cassazione

24 Settembre 2014
Eccesso di velocità: la scusa della colica renale bocciata dalla Cassazione

Multa valida anche se l’automobilista sta correndo in ospedale per la classica colica: lo stato di necessità deve essere tanto grave da lasciare ipotizzare danni anche a terzi oltre che alla persona.

La multa è valida anche se il trasgressore, colpito da una colica renale, supera i limiti di velocità per recarsi in ospedale.

Lo ha sancito stamattina la Cassazione [1], forse influenzata dal video “pubblicità progresso” diffuso in questi giorni dal Ministero delle Infrastrutture in cui due giovani, pizzicati dall’autovelox, fingono una colica e si fanno ricoverare in ospedale onde trarne motivo di successiva opposizione al giudice di pace.

Secondo la Suprema Corte, la colica renale e il dolore generato rappresentano certamente uno stato di malattia, ma non possono integrare un’ipotesi di stato di necessità (in presenza della quale scatta la “giustificazione” per la multa per eccesso di velocità): infatti, per scusare l’illecito, il danno alla persona per il quale si corre al pronto soccorso deve essere talmente grave da poter giustificare anche eventuali danni causati a terzi.

Dunque, resta ferma la responsabilità del conducente se questi, pur invocando uno stato di necessità dovuto all’esigenza di ottenere al più presto una consultazione medica conseguente ad un malore lamentato da un passeggero, non riesce a provare l’imminente pericolo di vita del passeggero medesimo e l’impossibilità di provvedere diversamente alla salvezza di quest’ultimo.

I principi sono stati applicati al caso di specie, non essendo riuscito il ricorrente a fornire una prova convincente sulla “assoluta necessità di recarsi in ospedale per salvare sé o ad altri dal pericolo attuale ed immediato di un danno alla persona, con l’unico mezzo della commissione dell’illecito” e cioè procedendo a una velocità di 140 km/h in una zona abitata con limiti a 70 km/h, specie a fronte di una patologia che, se grave, avrebbe seriamente potuto compromettere le capacità di guida con evidente pericolo per l’incolumità delle persone e, se non grave, non giustificava di per sé la condotta posta in essere.


note

[1] Cass. sent. n. 20121/14 del 24.09.14.

Autore immagine: 123rf com


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