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Transazione fiscale: cos’è e come funziona

29 Aprile 2022 | Autore:
Transazione fiscale: cos’è e come funziona

Come e quando si applica lo speciale concordato tra il contribuente e l’Amministrazione finanziaria; quali sono i suoi effetti.

Chi ha un debito con il Fisco e non vuole pagarlo non ha altra strada se non quella di contestare l’avviso di accertamento, o la cartella esattoriale, impugnando l’atto che gli è stato notificato, e così instaurando un normale processo tributario, al termine del quale il giudice potrà annullare la pretesa impositiva dando ragione al contribuente. Ma gli imprenditori in crisi hanno una via d’uscita in più. Possono ricorrere alla transazione fiscale.

Grazie a questo speciale accordo tra l’Amministrazione finanziaria ed il contribuente si può evitare il fallimento e ridurre, anche in modo consistente, l’ammontare dei debiti fiscali. Vediamo, quindi, cos’è e come funziona la transazione fiscale, chi può avvalersene e quali sono i suoi effetti.

La transazione fiscale: cos’è?

La transazione fiscale è un istituto, disciplinato dalla legge fallimentare [1], che consente alle imprese in stato di insolvenza ed ammesse al concordato preventivo o ad un accordo di ristrutturazione di ridefinire l’ammontare dei debiti fiscali e stabilire le forme e modalità di pagamento del residuo.

È una possibilità ammessa in via eccezionale, perché di norma non è consentito ridurre o azzerare i carichi tributari iscritti a ruolo se non nei modi previsti dalla legge (ricorso tributario di impugnazione dell’atto impositivo, rottamazioni delle cartelle, procedure di saldo e stralcio, condoni, esdebitazioni per composizione delle crisi da sovraindebitamento).

Chi può accedere alla transazione fiscale?

Possono accedere alla transazione fiscale tutti gli imprenditori commerciali (persone fisiche o società) in stato di crisi ed ai quali si applica la disciplina del fallimento: dunque, sono esclusi coloro che non esercitano attività imprenditoriali o commerciali ed anche i piccoli imprenditori, come i coltivatori diretti, i lavoratori autonomi e gli artigiani. Gli imprenditori agricoli possono andare in transazione fiscale, anche se sono privi dei requisiti di fallibilità, se realizzano un accordo di ristrutturazione.

La transazione fiscale si innesta sempre su un concordato preventivo o su un accordo di ristrutturazione del debito, raggiunto e omologato presso il competente tribunale. In particolare, con il concordato preventivo si realizza un accordo tra il debitore e tutti i suoi creditori circa le modalità di pagamento dei debiti, mentre con l’accordo di ristrutturazione il patto deve ottenere la maggioranza di almeno il 60% dei debitori e non occorre, quindi, l’unanimità dei loro consensi. Per far rientrare anche i debiti tributari in uno di questi due piani si utilizza, appunto, la transazione fiscale.

Quali debiti vanno in transazione fiscale?

La transazione fiscale permette di ottenere un pagamento in misura ridotta, e/o dilazionata, dei crediti tributari, sia privilegiati (cioè assistiti da garanzie reali) sia chirografari. In essa rientrano tutti i tributi di competenza dell’Agenzia delle Entrate: quindi l’Irpef, l’Iva (che fino al 2017 era esclusa) l’Irap, l’Ires, l’imposta di registro, le imposte di successione e di donazione e le imposte ipotecarie e catastali, e le relative sanzioni, nonché gli interessi di mora applicati in caso di ritardato pagamento.

Inoltre, la transazione fiscale può comprendere anche i tributi gestiti dall’Agenzia delle Dogane e Monopoli ed i contributi previdenziali ed assistenziali da versare all’Inps e all’Inail; sono esclusi, invece, i tributi locali (bollo auto, Imu, Tari, ecc.). La giurisprudenza, però, talvolta ammette che gli Enti titolari del tributo, come i Comuni, possano prendere parte agli accordi di ristrutturazione, e farvi rientrare anche i crediti affidati alle Agenzie di riscossione [2].

Transazione fiscale: come funziona?

In tutti i casi, la proposta di transazione fiscale avanzata dal contribuente deve essere assistita da un’apposita relazione asseverata, redatta da un professionista attestatore, che valuta la situazione debitoria dell’impresa ed attesta la presenza di determinati indici, in base ai quali si formula un congruo piano di risanamento: qui viene indicata la percentuale di soddisfazione dei vari debiti tributari e la tempistica di pagamento (ad esempio, il 60% dell’Iva dovuta, suddivisa in pagamenti a rate trimestrali per 5 anni).

L’attestazione del professionista abilitato – che deve essere in possesso della qualifica di revisore legale – è indispensabile anche in quanto occorre rispettare i limiti di concorso con gli altri creditori privati e muniti di privilegio (come una banca che ha concesso il mutuo ed ha apposto l’ipoteca sull’immobile) stabiliti dalla legge fallimentare. Anche l’Agenzia delle Entrate (come le altre agenzie fiscali e gli istituti previdenziali coinvolti) può interloquire nella proposta di transazione fiscale e presentare le proprie osservazioni; ma il tribunale può omologare la transazione fiscale e così approvarla, anche se l’Ufficio aveva espresso il proprio dissenso.

Transazione fiscale: effetti sul processo tributario

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione [2] si è occupata di una transazione fiscale riguardante alcuni tributi che in precedenza erano stati impugnati in Commissione tributaria, ed ha stabilito che il processo tributario deve interrompersi e concludersi per «cessazione della materia del contendere», dovuta al raggiungimento dell’accordo negoziale tra il contribuente e l’Amministrazione finanziaria che aveva azionato la pretesa impositiva.

Tuttavia, in queste situazioni, può verificarsi una «reviviscenza» del potere impositivo, se la transazione non viene rispettata dal contribuente (quando, ad esempio, non pone in essere i pagamenti rateali previsti) o se interviene la risoluzione del concordato preventivo su cui la transazione fiscale si era instaurata. La Suprema Corte ha sottolineato che in tali casi la pretesa erariale può riespandersi in modo da riacquisire piena validità ed efficacia, e dunque il contribuente è tenuto a pagare anche quei debiti che la transazione fiscale aveva eliminato o ridotto.


note

[1] Art. 182 ter R.D. n. 267/1942, modif. dal D.L. n.125/2020, conv. in L. n. 159/2020.

[2] Corte dei conti, Sez. Reg. di controllo per la Toscana, delib. n. 40/2021/PAR del 02.07.2021.

[3] Cass. ord. n. 13090 del 27.04.2022.


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