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Chi paga i debiti di un genitore nullatenente?

29 Aprile 2022
Chi paga i debiti di un genitore nullatenente?

Trucchi e sistemi per non rispondere dei debiti del padre o della madre quando è ancora in vita o quando è morto, con l’eredità.

Il rischio di avere un genitore con debiti è di doverne rispondere. Ma non sempre. Innanzitutto, fin quando il genitore è in vita, i figli non hanno alcun obbligo di pagamento. Alla sua morte, il rischio potrebbe sussistere solo per chi accetta l’eredità, ma non tutte le obbligazioni si trasmettono agli eredi. Sapere allora chi paga i debiti di un genitore nullatenente e come fare per non subire alcuna conseguenza diventa un passaggio essenziale per poter pianificare correttamente le proprie strategie. Ecco alcuni punti da cui partire.

Chi paga i debiti del genitore?

I debiti ricadono solo su chi li contrae e non anche sui familiari, anche se conviventi. A questa regola però ci sono due eccezioni.

Il primo caso è quello del coniuge in comunione dei beni: i creditori possono pignorare i beni della comunione, anche se acquistati con il denaro dell’altro coniuge. Tuttavia, il ricavato dall’eventuale vendita all’asta dovrà essere restituito, per il 50%, al coniuge non debitore.

Il secondo caso è quello del genitore convivente con il figlio. Nell’ipotesi in cui il creditore decida di eseguire un pignoramento dei beni mobili, inviando l’ufficiale giudiziario a casa del debitore, per legge tutti i beni presenti nell’appartamento si presumono – fino a prova contraria – di proprietà di quest’ultimo. Dunque, il figlio che abbia acquistato degli oggetti (quadri, divani, tv, ecc.), ma che al contempo non abbia conservato le relative fatture che dimostrino di aver pagato personalmente il relativo prezzo, si vedrà espropriare della propria roba.

Cosa rischiano i figli di un genitore nullatenente?

Al di fuori di tali due ipotesi, i figli del genitore nullatenente non rischiano alcun pignoramento dei propri beni, fino a quando il padre è in vita. E ciò perché, per legge, è solo il debitore a rispondere delle obbligazioni contratte con i propri beni presenti e futuri.

Il rischio per i figli, come vedremo a breve, si potrebbe porre – ma solo in teoria – al momento della morte del genitore.

Quando un figlio risponde dei debiti del genitore in vita?

C’è un ulteriore caso in cui il debito del genitore si ripercuote sul figlio: è quando questi gli fa da garante ossia firma una “fideiussione”. Capita non di rado che le persone sottoscrivano in banca documenti e atti di cui non comprendono il contenuto, solo per accontentare le richieste di un familiare in difficoltà che ha bisogno di un prestito. Lo fanno però senza prestare attenzione al relativo contenuto. Per ignoranza o faciloneria si è portati a pensare che si tratti di carte senza valore; invece rappresentano la fonte di un’obbligazione vera e propria. In altre parole, così facendo consentono alla banca di pignorare anche il proprio patrimonio oltre a quello del debitore.

Quando i figli pagano i debiti del genitore defunto

Quando muore una persona si apre la sua successione. I suoi averi e i suoi debiti ricadono su chi accetta l’eredità. L’accettazione – che, una volta effettuata, non è più revocabile – determina il trasferimento integrale dei beni e delle passività del defunto in capo agli eredi. Questo è quindi l’unico caso in cui i figli possono rispondere dei debiti del genitore.

Tuttavia:

  • l’accettazione deve intervenire entro 10 anni dal decesso. Ma chi è nel possesso dei beni del defunto (come il convivente) deve, entro 3 mesi dal decesso, fare l’inventario e nei successivi 40 giorni deve comunicare se intende rinunciare all’eredità, altrimenti si considera erede a tutti gli effetti;
  • prima dell’accettazione dell’eredità, i creditori non possono mai agire contro i parenti del defunto, neanche se si tratta dei figli;
  • l’accettazione dell’eredità non deve essere per forza espressa, potendo anche essere desunta da comportamenti taciti, come ad esempio la vendita o l’utilizzo dei beni del defunto o una voltura catastale.

Se però è vero che il genitore è nullatenente, sarà anche interesse dei figli rinunciare all’eredità, evitando così ogni pregiudizio derivante dalla trasmissione dei debiti. La rinuncia all’eredità fa sì che i creditori non possano rivolgersi ai figli del defunto.

Quando i figli non pagano i debiti del genitore defunto

Prima di rinunciare all’eredità è bene sapere che alcune delle obbligazioni del defunto non si trasferiscono mai agli eredi. Queste sono costituite da:

  • sanzioni amministrative;
  • sanzioni penali;
  • sanzioni tributarie;
  • debiti di gioco;
  • alimenti;
  • mantenimento mensile;
  • debiti ormai caduti in prescrizione;
  • obbligazioni personali, basate cioè sulle qualità e caratteristiche personali del debitore (ad esempio l’esecuzione di un quadro o di un libro).

Soprattutto in merito ai debiti fiscali e alle cartelle esattoriali è bene verificare quali di queste siano ormai cadute in prescrizione (circostanza tutt’altro che rara) onde valutare se il debito del defunto si sia sgonfiato nel tempo.

Come tutelarsi dai debiti del genitore?

Di solito, il modo più semplice per tutelarsi dai debiti del genitore è rinunciare all’eredità o accettare l’eredità con beneficio di inventario. Se nel primo caso non si diventa eredi, nel secondo caso invece sì, ma degli eventuali debiti lasciati dal defunto non si risponde con il proprio patrimonio personale bensì solo con i beni ricevuti in successione, quindi nei limiti del loro valore. In questo modo, l’erede non rischia più di ciò che riceve.

Un secondo modo per tutelarsi dai debiti del genitore è rinunciare all’eredità, attendere che i debiti si prescrivano (o che il creditore abbandoni i tentativi di pignoramento) per poi revocare la rinuncia e accettare l’eredità. Questa operazione è del tutto lecita.

La rinuncia all’eredità non implica la perdita del diritto all’eventuale polizza assicurativa contratta in favore dell’erede o alla pensione di reversibilità.

Attenzione però: se il figlio ha prestato una fideiussione in favore del genitore (ad esempio nel caso di un mutuo o un finanziamento bancario), la morte di quest’ultimo non fa venir meno il suo debito che resta, in questo caso, personale.

Come fa il genitore a non lasciare debiti ai figli con l’eredità?

Spesso i genitori, per evitare di lasciare ai figli i debiti, intestano loro i propri beni prima della morte. Se però il donante è già debitore, l’atto può essere impugnato dai creditori con la cosiddetta azione revocatoria, entro 5 anni dal rogito, che renderà nullo il passaggio di proprietà. Inoltre, se il pignoramento viene iscritto nei registri immobiliari entro 1 anno dal rogito, il bene trasferito al figlio può essere pignorato direttamente, anche senza l’azione revocatoria.

Un ultimo sistema per tentare di dribblare i creditori è quello di istituire un legato, piuttosto che un erede, nel testamento: ossia prevedere che un determinato bene finisca a un soggetto specifico. In verità, questo sistema è giuridicamente sbagliato. Difatti, se il patrimonio del defunto è costituito solo da tale bene, in realtà si ha non già l’istituzione di un legato ma di un erede. Il quale dovrà comunque rispondere dei debiti del defunto. Il punto è però che non tutti i creditori sono al corrente di ciò e, di solito, non aggrediscono i legatari. Anche perché, per legge, i legatari rispondono del debito del defunto solo se gli altri eredi non sono solvibili.



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