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Rivendita auto in leasing

27 settembre 2015 | Autore:


> Business Pubblicato il 27 settembre 2015



Una banca che svolge prevalentemente attività di leasing auto e che vuole rivendere a privati tutte le auto rivenienti da contratti di leasing risolti, quali garanzie deve fornire?

La volontà di voler estendere ai privati la rivendita delle auto restituite a seguito di contratti di leasing risolti comporterà l’assunzione da parte della banca di quelle garanzie ulteriori rispetto a quanto già previsto dal codice civile [1] fissate dal codice del consumo [2]. Quest’ultimo corpo normativo opera una distinzione fondamentale per quanto riguarda gli acquirenti, definendo “consumatore”, e quindi, soggetto alle norme della stessa legge, la persona fisica che, pur svolgendo attività imprenditoriale o professionale, conclude un contratto per la soddisfazione di esigenze di vita quotidiana, cioè estranee all’esercizio della sua attività (ad es. acquista un auto per esigenze della famiglia); è definito invece “professionista” la persona fisica o anche giuridica, sia pubblica che privata, che invece stipula in contratto nel quadro della sua attività professionale o imprenditoriale. Quest’ultima

categoria non è soggetta alle regole del codice del consumatore, ma alle sole norme del codice civile.

A tal proposito la giurisprudenza ha precisato che “Perché ricorra la figura del professionista non è necessario che il contratto sia posto in essere nell’esercizio dell’attività propria dell’impresa o della professione, essendo sufficiente che esso venga posto in essere per uno scopo connesso all’esercizio dell’attività imprenditoriale o professionale” [3].

Ed ancora: ”In tema di contratti del consumatore, ai fini dell’applicabilità del Codice del consumo, approvato con il d.lgs. 6 settembre 2005, n. 206, deve essere considerato “professionista” tanto la persona fisica, quanto quella giuridica, sia pubblica che privata, che utilizzi il contratto nel quadro della sua attività imprenditoriale o professionale. Perché ricorra la figura del “professionista” non è, pertanto, necessario che il contratto sia concluso nell’esercizio dell’attività propria dell’impresa o della professione, essendo sufficiente che esso venga posto in essere al fine dello svolgimento o per le esigenze dell’attività imprenditoriale o professionale [4].”

Per chiarezza, essere soggetti al codice del consumatore, anziché al codice civile, comporta una maggior tutela per l’acquirente, nel senso che rientrano nella garanzia tutti i vizi di produzione e di conformità presenti sui beni acquistati e contestati entro due anni dall’acquisto, prevedendo precisi adempimenti a carico del venditore.

In breve, possono essere contestati, oltre ai vizi di produzione (ad es. rotture, malfunzionamenti, etc.), anche i c.d. vizi di non conformità più generici, come la diversità del bene da quello pattuito, l’assenza delle caratteristiche promesse dal venditore al momento dell’acquisto, la difformità rispetto alla pubblicità, ecc.

In caso di accertamento del vizio l’acquirente ha diritto al ripristino, senza spese, della conformità del bene mediante riparazione o sostituzione con altro analogo, fino ad arrivare alla risoluzione del contratto.

Nell’ipotesi di soggezione alle sole norme del codice civile [5], “il venditore è tenuto a garantire che la cosa venduta sia immune da vizi che la rendano inidonea all’utilizzo cui è destinata ovvero ne diminuiscano in modo apprezzabile il valore” [6], ma l’acquirente potrà reclamare solo i cosiddetti vizi “occulti”, cioè quelli di cui, al momento della stipula, non solo non ne aveva effettivamente conoscenza, ma non avrebbe potuto neppure rilevarli utilizzando l’ordinaria diligenza [7].

In presenza di tali vizi il codice [8] offre all’acquirente la scelta fra la risoluzione del contratto o la riduzione del prezzo, fermo restando l’obbligo del venditore di risarcire i danni derivati dai vizi della cosa e anche il danno subito dal medesimo.

Deve aggiungersi che il codice [9] prevede la risoluzione del contratto anche allorché la cosa non abbia le qualità promesse ovvero quelle essenziali per l’uso a cui è destinata, sempre che il difetto di qualità vada oltre i limiti di tolleranza stabiliti dagli usi.

In entrambe le ipotesi evidenziate, l’acquirente decade dalla garanzia se non denunzia i vizi al venditore entro otto giorni dalla scoperta, salvo diverso termine pattuito, e l’azione si prescrive in un anno dalla consegna del bene [10].

È ovvio sottolineare che la disciplina del codice civile non si applica nei casi in cui l’acquirente sia un consumatore, secondo la definizione sopra evidenziata. In tal caso, infatti, la normativa applicabile è quella di cui al Codice del Consumo.

note

[1] Artt.1490 e ss.

[2] L. 6.9.2006 n. 206, artt. 128 e ss.

[3] Cass.sent. n.18863/2008.

[4] Cass. sent. n.2013/2013; Cass. sent. n.1553/2011.

[5] Artt.1490 ss.

[6] Art.1490 cod. civ.

[7] Art. 1491 cod. civ.

[8] Art. 1492 cod. civ.

[9] Art. 1497 cod. civ.

[10] Art. 1495 cod. civ.

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