Diritto e Fisco | Articoli

Quanto guadagnano gli avvocati oggi

29 Aprile 2022
Quanto guadagnano gli avvocati oggi

Il rapporto firmato da Cassa Forense-Censis segna un’avvocatura in forte crisi. Tre gli elementi di discriminazione del reddito: sesso, età e differenze tra nord e sud.

Si sente spesso dire che l’avvocatura è una professione in crisi. Non è un semplice luogo comune, non è la lamentela di una categoria che ha perso le prerogative di un tempo. A leggere i più recenti dati, ci si accorge che si tratta di un fenomeno vero e allarmante: un terzo degli avvocati è pronto a lasciare la professione. 

A stabilire quanto guadagnano gli avvocati oggi è il consueto rapporto annuale di Cassa forense sull’avvocatura, in collaborazione con la Fondazione Censis. Vale la pena di spulciare le sue numerose pagine per rendersi conto dello stagno che ha colpito le professioni legali. Ben inteso: non è una novità. Di crisi si parla da circa 15 anni. Ma ora, per la prima volta, il numero degli iscritti è in forte picchiata. 

Secondo gli ultimi dati, sono stati circa 8mila gli avvocati che hanno lasciato l’attività. Di questi circa 6mila sono donne. La ragione è semplice: il calo dei redditi. Un calo drastico che riguarda soprattutto i giovani: 140mila dei 241.830 iscritti alla Cassa di previdenza di categoria non raggiungono la soglia dei 30mila euro di reddito. Solo il 6,5% degli avvocati guadagna più di 100mila euro all’anno.

Negli ultimi due anni, coincidenti con la pandemia, il reddito complessivo degli avvocati ha subito una contrazione del 4,6%. Il reddito medio dell’avvocato è stato di 38mila euro, il volume d’affari non ha raggiunto i 57mila euro.

Tre sono i fattori di distinzione del reddito tra avvocati:

  • età;
  • sesso;
  • collocazione geografica.

Distinzione dei redditi degli avvocati secondo età

Oggi, un avvocato con meno di 30 anni guadagna circa 13.274 euro.

Gli avvocati tra 30 e 34 anni guadagnano 16.123 euro.

Tra 35-39 anni, il reddito è di 22.635 euro.

Tra 40-44 anni, si arriva a 28.115 euro, per arrivare a 35.905 euro nella forbice che va da 45 a 49 anni.

Tra 50-54 anni si guadagna 45.943 euro.

Tra 55-59 anni il reddito Irpef sale a 53.868 euro ed arriva a 58.642 euro tra 60-64 anni.

Ci vogliono 65-69 anni per sperare di dichiarare 57.592 euro. Ed infine tra 70-74 anni il reddito arriva a 53.390 euro.

Il divario fra i redditi è dunque più evidente se si prende in considerazione l’età anagrafica degli avvocati. Chi ha meno di trent’anni supera di poco la soglia dei 13mila euro, mentre solo a partire dai cinquant’anni è possibile raggiungere un livello superiore al valore medio (35.905 euro nella classe d’età 45-49 anni, 45.943 euro nella classe d’età 50-54 anni).

Lo spostamento in avanti del ritorno economico della professione porta a individuare nella classe 60-64 anni il gruppo con il livello di reddito medio più elevato, oltre il quale si inverte la tendenza a crescere.

L’andamento del reddito medio degli iscritti attivi per classi di anzianità professionale tende, invece, a crescere in maniera lineare e ciò è essenzialmente dovuto ad una maggiore presenza di avvocati uomini nelle classi ad anzianità più elevata. Occorrono almeno 15 anni di attività continuativa per superare il livello del reddito medio e superare così la soglia dei 40mila euro. Dopo altri 15 anni, il reddito percepito diventa praticamente il doppio di quello medio (73mila euro contro i 37 del reddito medio).

Distinzione dei redditi degli avvocati secondo il sesso

La distanza fra il reddito medio di una donna avvocato e quella di un collega uomo è tale che occorre sommare il reddito di due donne per sfiorare (e non raggiungere) il livello medio percepito da un uomo: 23.576 euro contro i quasi 51mila.

Se si considerano gli iscritti attivi, la differenza non cambia nella sostanza: 23.392 euro contro 50.508. Solo fra i pensionati contribuenti il gap tende a ridursi (di poco, in ogni caso, le donne pensionate contribuenti sono comunque in numero minore).

Distinzione dei redditi degli avvocati tra nord e sud

La polarizzazione dei redditi risente non solo del sesso e dell’età ma anche della collocazione geografica: gli avvocati al Sud riescono a conseguire un reddito che è praticamente la metà di quello che ottengono i colleghi delle regioni del Nord. Maggiore, in termini assoluti e relativi, è la distanza fra i diversi volumi d’affari: fatto 100 il volume d’affari medio a livello nazionale, quello del Nord è del 51,3% superiore, quello del Sud e delle Isole è circa la metà.

Il progressivo ingresso nella professione di donne – uno dei processi che hanno caratterizzato l’evoluzione dell’avvocatura – ha permesso di contenere l’invecchiamento della categoria, ma se si guarda la situazione dal punto di vista economico – si scrive nel rapporto – il contributo risente dei bassi redditi medi percepiti, circa la metà di quelli degli uomini. Sui redditi giocano anche altre variabili: di territorio e di anzianità professionale. Nel Nord est, terra di imprenditoria, però, i giovani riescono a rompere il tabù dell’anzianità sul mercato e a raggiungere redditi di buon livello.

Cosa pensano gli avvocati degli avvocati

L’analisi numerica è stata accompagnata da un’indagine sul campo dei ricercatori Censis, che hanno analizzato circa 30mila questionari da cui emerge la percezione di sé degli avvocati: oltre il 61% di quanti hanno risposto hanno giudicato da molto critica ad abbastanza critica la situazione professionale. Solo poco più del 13% valuta migliorata la propria condizione. Il futuro è a tinte fosche per il 30% degli intervistati. Il 32,8% del campione pensa di lasciare la professione, in gran parte perché «è un’attività che comporta eccessivi costi e non è remunerativa». I mali visti dall’interno parlano di un mercato saturo, ma anche di instabilità normativa, di abnorme durata dei processi, di una burocrazia pervasiva. «L’avvocatura si trova a un punto di frattura – ha commentato Giorgio De Rita, presidente Censis – la fatica della professione che si sintetizza nella caduta dei redditi richiede un grande investimento sociale in competenza e specializzazione».  



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube