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Come lasciare un’eredità a chi si desidera

29 Aprile 2022
Come lasciare un’eredità a chi si desidera

Come fare a non dare la legittima? Quanto si può lasciare per testamento? Ecco come fare una successione senza violare la legge. 

Dei propri beni si può fare ciò che si vuole finché si è in vita. Ma, al momento di scrivere il proprio testamento, ci sono dei limiti da rispettare. Limiti rivolti a tutelare i parenti più stretti: il coniuge, i figli o, in assenza di figli, i genitori. Questi sono i cosiddetti «eredi legittimari», coloro cioè che non solo non possono mai essere diseredati, ma che hanno sempre diritto a una quota minima sul patrimonio lasciato dal defunto. 

La domanda a questo punto sorge spontanea: come lasciare un’eredità a chi si desidera? È possibile ad esempio nominare come proprio erede un amico, un’associazione no profit o comunque un lontano parente? Ed entro che limiti si può fare tutto ciò? Alcuni chiarimenti pratici serviranno ad orientarsi in questo intricato percorso.

Si può lasciare un’eredità a un estraneo?

Di sicuro, l’eredità non deve per forza finire interamente ai parenti. Il testatore può anche lasciare una parte del proprio patrimonio ad estranei, ad associazioni o fondazioni, ad enti di beneficenza, a soggetti non ancora nati ma concepiti o, addirittura, ai non concepiti. Tuttavia, affinché ciò sia possibile, è necessario fare testamento. Difatti, in assenza di testamento, è la legge a stabilire a chi va a finire l’eredità e, nello stabilire i beneficiari, privilegia innanzitutto quelli che hanno un rapporto di parentela più stretto con il defunto. I parenti scelti dal Codice civile vanno dal più vicino al più lontano e sono, in ordine, il coniuge, i figli, i genitori, i fratelli, e a seguire tutti gli altri.

Quanta eredità si può lasciare a chi si vuole?

Abbiamo appena detto che è possibile lasciare «una parte» del proprio patrimonio a chi si vuole. Perché solo «una parte»? Perché, come anticipato in premessa, ci sono alcuni eredi che hanno sempre diritto a una quota del patrimonio del defunto. Questi eredi, i cosiddetti legittimari, sono:

  • il coniuge, anche se separato (purché non abbia subìto il cosiddetto addebito, ossia non sia stato dichiarato dal giudice responsabile per la fine del matrimonio);
  • i figli, siano essi nati dal matrimonio o da una unione di fatto; sono chiaramente compresi i figli adottivi;
  • in assenza di figli, i genitori.

Una volta soddisfatti tali soggetti è possibile lasciare la residua parte del proprio patrimonio a chi si vuole.

Come lasciare un’eredità a chi si vuole?

Per poter lasciare una parte della propria eredità a chi si vuole è quindi necessario rispettare le seguenti condizioni:

  • fare testamento;
  • soddisfare gli eredi legittimari assegnando loro le quote minime previste dalla legge (la cosiddetta «quota indisponibile»);
  • citare nel testamento le altre persone a cui si vuol lasciare il proprio restante patrimonio (la cosiddetta «quota disponibile»).

Questo non toglie che una volta soddisfatti gli eredi legittimari, si possa lasciare a uno solo di questi una quota superiore rispetto agli altri, attinta dalla «quota disponibile». Dunque, una discriminazione del genere sarebbe legittima visto che i legittimari hanno solo diritto al “minimo sindacale” previsto dalla legge.

L’ulteriore passo per lasciare una parte del proprio patrimonio a chi si desidera è conoscere quali sono le quote che spettano ai legittimari. Questo dipende da quanti di questi sono in vita. Lo schema qui sotto riassume le quote di patrimonio che devono andare ai legittimari e le quote disponibili, che cioè possono essere lasciate a chi si vuole.

La normativa è contenuta agli articoli 536 e seguenti del Codice civile.

Se chi muore lascia
Quote legittima
Quota disponibile
Solo il coniuge½ al coniuge½
Il coniuge e un figlio1/3 al coniuge; 1/3 al figlio1/3
Il coniuge e due o più figli1/4 al coniuge; 2/4 ai figli¼
Solo il figlio (senza coniuge)½ al figlio½
Solo due o più figli (senza coniuge)2/3 ai figli1/3
Solo ascendenti legittimi1/3 agli ascendenti2/3
Il coniuge e ascendenti legittimi (senza figli)½ al coniuge; ¼ agli ascendenti1/4
Il coniuge separatoHa gli stessi diritti del coniuge non separato salvo abbia subito l’addebito

È possibile non lasciare la legittima?

Spesso, per evitare di soddisfare le quote dei legittimari, quando ancora si è in vita si intestano i propri beni a chi si vuole con atti di donazione. Proprio per evitare un comportamento del genere, chiaramente fraudolento, la legge consente ai legittimari, entro 10 anni dal decesso del defunto, di impugnare le donazioni da questi fatte che hanno leso le loro quote di legittima. E se il beneficiario della donazione ha, a sua volta, ceduto il bene a terzi, gli eredi possono recuperarlo se non sono decorsi 20 anni dalla donazione. 

L’unico modo per non lasciare la legittima ai legittimari è quindi fare atti di vendita dei propri beni, i quali – a differenza delle donazioni – non possono essere contestati dai familiari. E ciò perché, a rigore, un atto di vendita non è una diminuzione del patrimonio, ma una sostituzione di un bene con un altro. È chiaro però che se il venditore dovesse poi spendere i soldi ricevuti a titolo di prezzo per la vendita per scopi personali, gli eredi legittimari non potrebbero impedirglielo. 

L’importante però è che non si tratti di una vendita simulata, ossia con un corrispettivo irrisorio o mai versato. In tal caso, gli eredi potrebbero contestarla senza limiti di tempo, in qualsiasi momento, anche a distanza di numerosi anni. 

Come può difendersi l’erede legittimario?

Dopo la morte, i figli e il coniuge che si ritengano lesi nella propria quota di legittima devono calcolare il patrimonio a questi lasciati con il testamento. Bisogna sommare il valore dei beni ricevuti dal genitore o dal coniuge con il testamento alle donazioni da questi fatte in proprio favore e verificare così se i propri diritti sono stati violati. Questo perché il defunto non è obbligato a rispettare le quote di legittima necessariamente con il testamento, ma può ben lasciare al figlio o al coniuge quanto gli spetta con atti di donazione fatti in vita. 

Tale verifica è spesso complicata e richiede l’ausilio di tecnici. Se all’esito di tali calcoli l’erede legittimario si accorge di aver ricevuto meno di quanto gli spettava, deve trascinare in causa tutti gli altri eredi per far ricalcolare la divisione al giudice. Questa azione si chiama «azione di lesione di legittima» e «azione di riduzione».

 



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