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L’ex non vuol pagare il mantenimento? Con l’anagrafe tributaria è incastrato

25 Settembre 2014 | Autore:
L’ex non vuol pagare il mantenimento? Con l’anagrafe tributaria è incastrato

Decreto giustizia: il database dell’Agenzia delle entrate utilizzato in caso di separazione e divorzi iniziati dopo 30 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione.

La riforma della giustizia [1] ha cambiato anche, indirettamente, gli assegni di mantenimento a seguito di separazione o divorzio dei coniugi (almeno per i procedimenti iniziati dal 30esimo giorno successivo all’entrata in vigore della legge di conversione).

In pratica, il giudice, per determinare l’esatto ammontare dell’assegno di mantenimento (a seguito di separazione) o di quello divorzile (a seguito di divorzio) non sarà più tenuto a chiedere l’esibizione di lunghi e introvabili documenti o a incaricare la polizia tributaria per effettuare l’accertamento sui beni del coniuge.

Al contrario, da oggi, il magistrato si potrà avvalere, più facilmente, dell’ufficiale giudiziario e dei suoi nuovi poteri di indagine telematica attraverso il ricorso all’Anagrafe tributaria (per maggiori dettagli su questo strumento leggi: “Esecuzione forzata: la nuova ricerca telematica dei beni da pignorare”). In questo modo, il tribunale potrà utilizzare le informazioni ricevute, per ricostruire le effettive condizioni patrimoniali ed economiche dei coniugi coinvolti nel procedimento.

Addio quindi assegni non commisurati alle effettive possibilità dell’ex. Ora si va verso una maggiore effettività degli importi. Peraltro, già il Consiglio di Stato, quest’anno [2], aveva ritenuto possibile interrogare il database dell’Anagrafe tributaria per consultare i dati relativi ai rapporti finanziari intestati all’ex coniuge (senza però la possibilità di stamparli).

In base, dunque, alla nuova procedura, l’ufficiale giudiziario, se autorizzato dal giudice, potrà cercare i beni da pignorare anche con modalità telematiche. Sostanzialmente potrà avere accesso immediato alle banche dati delle pubbliche amministrazioni contenenti informazioni rilevanti per l’esecuzione, quali appunto l’Anagrafe tributaria. Si potrà così procedere a indagini molto più mirate.

La possibilità di accedere – seppur in modo “mediato” – alle informazioni contenute nell’Anagrafe tributaria si affiancherà al potere di indagine discrezionale, di cui l’autorità giudiziaria già dispone: ordinare alla polizia tributaria specifici accertamenti sulle reali disponibilità della parte obbligata a mantenere l’ex o i figli, nei casi in cui dai carteggi emergano dati reddituali incompleti o contrastanti con lo stile di vita condotto.

note

[1] Dl 132/2014, art. 19, comma 5.

[2] Cons. St. sent. n. 2472/2014.


4 Commenti

  1. Per fortuna ci sono paesi civili come la Svizzera che con un referendum difendono il diritto umano al segreto bancario. Ci sono stati ladri e magistrature corrotte che operano l’esproprio femminista riducendo gli uomini in schiavitù privandoli del frutto del loro lavoro

  2. Paesi civili? Esproprio femminista?
    Mario, ma cosa si e’ fumato?!
    Mapperpiacere!
    Diritto al segreto bancario = all’evasione fiscale ed al riciclaggio…

  3. Condivido quanto scritto da Mario. In Italia è una vergogna. Sposarsi oggi per un uomo e come firmare una cambiale a vita.

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