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Studi di settore: per l’accertamento, lo sforamento dalle medie non basta

25 Settembre 2014
Studi di settore: per l’accertamento, lo sforamento dalle medie non basta

Per l’accertamento è necessario che i valori dichiarati siano abnormi e irragionevoli rispetto agli standard.

Le medie di settore non sono sufficienti a provare l’accertamento dell’Agenzia delle Entrate: è infatti necessario che i valori dichiarati dal contribuente risultino abnormi e irragionevoli rispetto agli standard, tali da incidere sull’attendibilità delle scritture contabili.

Ad affermarlo è la Cassazione con una sentenza depositata ieri [1].

Preliminarmente la Corte ha ricordato che se da un lato la regolarità formale della contabilità aziendale non preclude l’accertamento sulla base della diversità di ricarico (pertanto l’accertamento analitico-induttivo è possibile anche in presenza di contabilità regolare), dall’altro ha affermato che di per sé non può di certo giustificare l’intera pretesa del fisco. Infatti, le cosiddette medie di settore non costituiscono un “fatto noto” dal quale può considerarsi “provato” quello ignoto, ma sono semplicemente il risultato di una estrapolazione statistica di una pluralità di dati. Esse, dunque, non possono da sole integrare gli estremi di una valida prova per presunzioni, poiché sono necessari altri elementi.

Ne consegue che ove l’ufficio intenda ricorrere all’accertamento analitico-induttivo è necessario che vi sia una abnormità e irragionevolezza della difformità tra la percentuale di ricarico applicata dal contribuente e la media di settore, tale da incidere sull’attendibilità complessiva della dichiarazione.

In altre parole è necessario che il risultato statistico possa sostanzialmente disattendere la documentazione contabile formalmente regolare, poiché confliggente con i criteri della ragionevolezza, sotto il profilo dell’antieconomicità del comportamento adottato.

Dinanzi a tali circostanze, l’ufficio può dubitare della veridicità delle operazioni dichiarate e desumere, sulla base di presunzioni semplici, purché gravi, precise e concordanti, i maggiori ricavi o minori costi. Nel caso specifico la Ctr non aveva motivato in quale misura il divario riscontrato tra le percentuali di ricarico potesse indurre per l’inattendibilità della contabilità dell’impresa.

La Cassazione afferma dunque un principio secondo cui in presenza di una contabilità formalmente regolare, la legittimità dell’accertamento in via analitico-induttiva fondato sulle medie di settore è subordinata alla presenza di un’abnormità e un’irragionevolezza tale da incidere sull’attendibilità complessiva della dichiarazione soprattutto sotto il profilo dell’antieconomicità.

Solo al ricorrere di tale ipotesi, che deve necessariamente emergere nella motivazione, l’onere della prova è a carico del contribuente.


note

[1] Cass. sent. n. 20096/14.

Autore immagine: 123rf com


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