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Video online: come rispettare il copyright?

7 Maggio 2022
Video online: come rispettare il copyright?

Vorrei creare un corso online di lingua italiana per stranieri. Il corso verrà creato con diversi software (tra i quali PowerPoint), con video, immagini e brani di testo tratti da libri e canzoni. Quali regole seguire per non violare il copyright?

È possibile usare immagini e video presenti sul software PowerPoint, essendo appunto in possesso della licenza. In pratica, è come usare i grafici e le “torte” di Microsoft Word.

Diverso è il discorso per l’impiego di immagini, video e audio tratti dal web o altrove. Tutte queste opere, infatti, sono protette dal diritto d’autore (cosiddetto copyright). Lo stesso dicasi per i contenuti presenti su YouTube i quali, a loro volta, se non sono condivisi godendo delle necessarie licenze, sono illegittimi.

La legge sul diritto d’autore consente eccezionalmente (art. 70) di poter utilizzare liberamente l’opera altrui, ma con dei limiti. Così testualmente il primo comma del citato articolo: «Il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera e la loro comunicazione al pubblico sono liberi se effettuati per uso di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini e purché non costituiscano concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera; se effettuati a fini di insegnamento o di ricerca scientifica l’utilizzo deve inoltre avvenire per finalità illustrative e per fini non commerciali».

E ancora: «È consentita la libera pubblicazione attraverso la rete internet, a titolo gratuito, di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate, per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro».

E infine: «Il riassunto, la citazione o la riproduzione debbono essere sempre accompagnati dalla menzione del titolo dell’opera, dei nomi dell’autore, dell’editore e, se si tratti di traduzione, del traduttore, qualora tali indicazioni figurino sull’opera riprodotta».

Da questa norma si evince che è possibile usare brevi frammenti dell’opera altrui (fotografica, musicale, filmica, letteraria, ecc.) solamente se servono per scopi di critica, cioè per discutere dell’opera stessa.

Ad esempio, durante un cineforum è possibile analizzare spezzoni di film per valutare la regia, la fotografia, ecc.

Se la pubblicazione avviene online, non è possibile lo scopo di lucro e occorre “degradare” immagini e suoni.

Nel caso esposto nel quesito, l’impiego di brani di opere altrui sarebbe legittimo solo se indispensabile per spiegare la materia. Ad esempio, si potrebbe usare un breve frammento di film per far sentire la dizione corretta di una parola. In ogni caso, andrebbe debitamente citata l’opera originale.

Quindi, se le opere altrui sono usate solo per abbellimento o accompagnamento (ad esempio, come sottofondo musicale), si tratterebbe di una violazione del copyright.

Sembra invece ammissibile l’utilizzo moderato di porzioni di testo tratti da libri italiani come esercizio di lettura, trattandosi appunto di un uso di tipo didattico. La fonte va sempre citata.

Non è vietato l’uso di opere musicali oramai classiche, come Beethoven e Chopin, essendosi oramai estinto il diritto d’autore (70 anni dopo la morte dell’autore). Non vale lo stesso ragionamento per le opere letterarie, la cui traduzione e riedizione è invece protetta da copyright.

Per gli esercizi dai testi scolastici vale quanto detto sinora, essendo anch’essi, in qualche modo, frutto creativo dell’intelletto di una persona. È consigliabile quindi rielaborarli e farne di nuovi.

Un contenuto Royalty free non è liberamente utilizzabile. In pratica, Royalty free non significa che l’utente sia libero di utilizzare l’opera (fotografia, audio, video ecc.) indiscriminatamente; il termine stabilisce solamente uno specifico contratto tra le parti: il licenziatario, cioè l’autore, rimane comunque sempre proprietario di tutti i diritti legati all’opera prodotta, compreso il diritto di distribuirla o di permetterne la distribuzione.

In genere la licenza Royalty free è regolata dagli standard di Creative Commons con cui viene specificato esattamente cosa si può o non si può fare con l’opera, ad esempio se è disponibile per usi commerciali o meno.

Possono essere caratterizzate da questo tipo di licenza solo contenuti completamente originali o diventati di pubblico dominio perché il loro autore è morto da oltre settant’anni.

In estrema pratica, si può usare un’opera in regime di Royalty free esclusivamente nei limiti stabiliti da chi ne possiede i diritti. In genere, per poter usare contenuti Royalty free bisogna pagare un piccolo costo d’acquisto iniziale.

Quando un’opera viene rilasciata con licenza Royalty free non significa quindi che sia libera da copyright. Piuttosto, i diritti d’autore ed i diritti connessi vengono pagati una tantum, senza bisogno di corrispondere somme ulteriori per ogni successivo utilizzo. Infatti, la traduzione sta proprio a significare “libera da Royalty”, cioè da percentuali sull’utilizzo.

È consentito l’utilizzo di foto di persone famose, entro certi limiti. Ai sensi dell’art. 97 della legge sul diritto d’autore, «Non occorre il consenso della persona ritrattata quando la riproduzione dell’immagine è giustificata dalla notorietà o dall’ufficio pubblico coperto, da necessità di giustizia o di polizia, da scopi scientifici, didattici o culturali, quando la riproduzione è collegata a fatti, avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico o svoltisi in pubblico. Il ritratto non può tuttavia essere esposto o messo in commercio, quando l’esposizione o messa in commercio rechi pregiudizio all’onore, alla reputazione od anche al decoro nella persona ritrattata».

È dunque possibile usare foto di cantanti, politici, attori e altri personaggi famosi, se ripresi in luogo pubblico e se l’immagine non offende la reputazione del soggetto ritratto.

La giurisprudenza ha tuttavia chiarito che la divulgazione del ritratto di una persona famosa è lecita soltanto quando ciò risponda ad esigenze di pubblica informazione. Diversamente, la divulgazione è illecita se fatta a fini pubblicitari.

Alla luce di ciò, è bene che l’immagine sia sempre strumentale allo scopo della pubblicazione. Ad esempio, si può usare la foto di un noto politico per far riferimento alle istituzioni italiane e spiegarle. Sarebbe invece illecito usare la foto per puro merchandising: è il caso di chi vende prodotti (magliette, ecc.) con il viso del personaggio famoso stampato sopra (si veda tribunale di Torino, sent. n. 940 del 27 febbraio 2019, con cui una società è stata condannata per aver venduto prodotti con l’immagine di Audrey Hepburn).

Anche in questa evenienza, però, non bisogna pensare che sia possibile usare le immagini di persone famose trovate su Google: la stragrande maggioranza delle immagini in rete è infatti protetta da copyright, a tutela dei diritti del fotografo, della società che ne ha acquistato i diritti per lo sfruttamento commerciale, ecc.

In conclusione, il consiglio è di utilizzare quanto più possibile materiale originale, magari rielaborando brani ed esercizi tratti altrove. Per la musica, si consiglia solamente quella di pubblico dominio. Le brevi citazioni di brani letterari è possibile, richiamando la fonte (compresa di casa editrice, edizione, anno, traduzione, ecc.) e nei limiti dello scopo di discussione o critica.

Per le immagini, se ne consiglia l’acquisto dalle società che ne detengono i diritti, magari in regime di Royalty free, in quanto è davvero difficile trovare in rete foto da usare liberamente.

Per le Royalty free si ribadisce che il loro utilizzo non è libero, ma in genere subordinato a un pagamento iniziale e a un successivo uso vincolato.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva



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