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In cosa consiste la capacità contributiva?

2 Maggio 2022 | Autore: Roberto Navarra
In cosa consiste la capacità contributiva?

L’art. 53 della Costituzione e il concetto di capacità contributiva. Quali sono i soggetti interessati dall’imposizione fiscale? In cosa consiste il principio di progressività nel sistema tributario?

Il concetto di capacità contributiva è riportato espressamente dall’art. 53 della Costituzione della Repubblica Italiana. Il primo comma dell’articolo riporta chiaramente che «Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva».

In cosa consiste la capacità contributiva? Con la parola in esame si intende essenzialmente l’attitudine del contribuente ad assolvere le obbligazioni tributarie, allo scopo di finanziare la spesa pubblica. Occorre precisare che la legge pone precisi vincoli riguardo ciò che può essere considerato indice di capacità contributiva.

Le fonti che determinano il sorgere di un’obbligazione tributaria possono essere molteplici. Ad esempio, nell’ambito oggetto di analisi, possono citarsi principalmente il reddito prodotto da un determinato soggetto, i consumi, il patrimonio riconducibile ad un determinato contribuente ed infine lo svolgimento di una specifica attività.

Il concetto di capacità contributiva è stato più volte oggetto di interpretazione da parte della Corte costituzionale. Al riguardo, ad esempio può citarsi la sentenza della Corte [1] che fa esplicito riferimento alla capacità quale idoneità economica del contribuente ad eseguire la prestazione imposta coattivamente da parte dello Stato.

Ulteriore interpretazione è fornita da un’altra sentenza della Corte costituzionale [2] la quale mette in evidenza che la capacità contributiva dovrebbe essere ricondotta in via principale alle persone fisiche chiamate ad onorare un debito tributario e non ad un’organizzazione oggettivamente considerata quale l’attività di impresa.

I soggetti interessati dall’imposizione fiscale

La principale categoria di soggetti interessati dall’applicazione di un tributo è quella delle persone fisiche. Nel contesto in esame, ad esempio, può citarsi l’applicazione dell’Irpef (imposta sui redditi delle persone fisiche) sulla categoria di reddito derivante da lavoro dipendente, disciplinato dall’art. 51 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi, adottato con il D.P.R. 22 dicembre 1986 n. 917. Affinché il tributo possa trovare applicazione nei confronti di un lavoratore dipendente, è necessario che il reddito derivante dall’attività lavorativa non superi gli 8.000 euro annui. Nel caso di superamento, il contribuente è invece obbligato a presentare la dichiarazione dei redditi per determinare gli importi che dovranno essere corrisposti allo Stato a titolo di tasse.

Un altro caso che può essere preso in considerazione riguarda invece i lavoratori autonomi ovvero i titolari di partita Iva. Si tratta di una tipologia molto particolare di contribuente. Nel caso in cui un lavoratore autonomo apre una partita Iva per intraprendere una determinata attività in maniera abituale e professionale, per la quale è obbligato dalla legge alla tenuta delle scritture contabili, dovrà ugualmente presentare la dichiarazione dei redditi per l’individuazione delle somme da pagare allo Stato anche se nell’anno di riferimento non ha prodotto alcun reddito.

Nel caso analizzato, la sola apertura della partita Iva per intraprendere l’attività di lavoro autonomo costituisce indice di capacità contributiva.

Un’ultima categoria di soggetti sottoposta all’imposizione fiscale è quella delle persone giuridiche. Se ad esempio si prende in considerazione la costituzione di una società di capitali, il reddito prodotto dalla stessa con la propria attività sarà soggetto all’applicazione dell’Ires (imposta sui redditi delle società) la cui disciplina è contenuta negli artt. 73 e seguenti del Tuir.

Il principio di progressività del sistema tributario

Il principio di progressività del sistema tributario italiano è contenuto nel secondo comma dell’art. 53 della Costituzione, il quale indica espressamente che «il sistema tributario è informato a criteri di progressività». Con l’espressione “criteri di progressività” si intende che l’imposizione di un tributo al contribuente deve essere strutturata in modo tale che l’aliquota d’imposta applicata cresca in modo più che proporzionale rispetto al reddito prodotto.

Il principio in esame può essere applicato in diverse modalità:

  • progressione continua: l’aliquota d’imposta è aumentata all’aumentare della base imponibile;
  • progressione per classi: l’aliquota aumenta in maniera discontinua rispetto all’aumentare della base imponibile;
  • progressione a scaglioni: in questo caso, gli importi da pagare allo Stato sono determinati in base allo scaglione di reddito nel quale si colloca il contribuente;
  • progressione per detrazione: l’aliquota d’imposta è costante all’aumentare della base imponibile e non si applica all’intero reddito, ma ad un reddito diminuito per mezzo di una detrazione.

Un esempio comune di progressività nell’imposizione fiscale è costituito dal sistema di corresponsione allo Stato dell’Irpef. In questo caso, si è in presenza dell’applicazione del cosiddetto meccanismo a scaglioni. Infatti, se si fa riferimento alle aliquote fiscali applicate, sarà applicata un’aliquota differente in relazione al reddito effettivo prodotto dal contribuente.

Se ad esempio una persona fisica realizza un reddito annuo di 14.000 euro, sarà collocata nello scaglione per il quale è applicata l’aliquota del 23 % ovvero la minima che è applicabile per redditi fino a 15.000 euro. Se invece i redditi prodotti sono superiori ai 15.000 euro, saranno applicate progressivamente le aliquote del 25% (fino a 28.000 euro), del 35% (tra i 28.000 e i 50.000 euro), del 43% (oltre i 50.000 euro).



Di Roberto Navarra

note

[1] Corte costituzionale sent. n. 45 del 1964.

[2] Corte costituzionale sent. n. 156 del 2001.


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