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Chi può testimoniare nel processo civile?

3 Maggio 2022
Chi può testimoniare nel processo civile?

Chi può essere citato a testimone in una causa: i motivi di incompatibilità ed il giudizio di ammissibilità, rilevanza e attendibilità del teste.

I processi si vincono solo con le prove. Si può avere ragione e la legge dalla propria parte, ma se non si riesce a dimostrare il proprio diritto nel corso della causa si soccombe sempre. E la prova per eccellenza, in tutte le controversie non fondate su documenti, è la testimonianza. Ma chi può testimoniare nel processo civile? In linea generale tutti, tranne le parti in causa. E qui la profonda differenza rispetto al processo penale dove, invece, la vittima può essere ascoltata come testimone (non anche l’imputato).

In alcuni casi, la legge prevede il divieto di testimoniare a garanzia dell’imparzialità e della genuinità delle dichiarazioni. Conoscere tali ipotesi servirà a stabilire in anticipo quali carte giocare per vincere la causa.

Ma procediamo con ordine e vediamo chi può testimoniare nel processo civile.

Chi è il testimone?

Il testimone è colui che è in grado di dichiarare solo ciò che ha visto o conosciuto personalmente, non per interposta persona. Sarebbe illegittima la dichiarazione di una persona che affermi di aver saputo determinati fatti perché gli sono stati riferiti da altre persone (il “passaparola”). Ecco perché si dice, nel gergo comune, “testimone oculare”: il testimone è colui che è presente al momento del fatto ed ha potuto verificare l’accadimento con i propri sensi, non necessariamente la vista ma anche l’udito (si pensi a chi, nella stanza accanto, senta le urla di una donna che viene violentata).

Esiste anche la figura del testimone che dichiara ciò che conosce per via della propria scienza, ossia delle proprie cognizioni professionali.

Chi decide i testimoni nel processo civile?

Nel processo civile sono le parti in causa a indicare al giudice quali testimoni ascoltare. Gli avvocati così presentano le note istruttorie indicando la lista dei testimoni, con nome, cognome e indirizzo di residenza. I testimoni non indicati dalle parti non possono essere escussi dal giudice (salvo nel processo del lavoro se necessari alla decisione), neanche in secondo grado.

Il giudice valuta se accettare l’elenco dei testimoni indicati dalle parti sulla base di due parametri:

  • la rilevanza ai fini della decisione: il giudice potrebbe ritenere che i fatti su cui i testimoni sono chiamati a deporre non sono necessari ai fini della decisione, attengono cioè a questioni collaterali che non influiscono sul processo;
  • l’ammissibilità del testimone, sulla base delle incompatibilità che a breve vedremo.

Che valore ha la testimonianza?

La testimonianza non ha un valore prestabilito dalla legge: tanto l’ammissione della testimonianza (valutazione che viene fatta dal giudice al momento in cui gli avvocati presentano le richieste istruttorie) quanto il successivo giudizio sull’attendibilità delle dichiarazioni (valutazione effettuata invece dopo che il testimone ha deposto) è rimesso al giudice che decide quindi caso per caso.

Non è detto che chi ha più testimoni vince la causa se questi sono generici, poco convincenti e magari si sono contraddetti tra loro. Quindi, non è il numero dei testimoni quanto la precisione delle loro informazioni a rilevare.

Chi può testimoniare?

In generale, può rendere la propria testimonianza chi non è parte del processo. Le parti in causa e i loro avvocati non possono quindi essere ascoltati come testimoni. Le parti però possono essere sentite informalmente dal giudice nella prima udienza per chiarire meglio i fatti di causa.

Inoltre, non possono testimoniare tutti coloro che potrebbero intervenire nel giudizio perché la legge glielo consente (si pensi all’automobilista nella causa relativa a un incidente stradale tra l’altro conducente e l’assicurazione).

Quindi, non rileva che vi sia un interesse di fatto (anche se economico) per escludere la testimonianza: ciò che conta è che si possa parlare di un diritto che giustifichi la possibilità di adire il giudice per la medesima questione.

Pertanto, può testimoniare il coniuge, anche se in regime di comunione dei beni.

Possono testimoniare i figli, i genitori e qualsiasi altro parente.

Può testimoniare un dipendente per conto del proprio datore di lavoro, nonostante il rapporto di obbedienza che però riguarda solo l’ambito lavorato e non quello al di fuori dell’azienda.

Può testimoniare un erede in favore di chi lo ha citato nel suo testamento o il beneficiario di una donazione in favore del donante. Non potrebbe testimoniare un coerede in una causa avente ad oggetto l’eredità stessa, avendo questi un interesse qualificato al giudizio.

Può testimoniare chi è parte in una causa connessa se le cause connesse non sono ancora riunite; non può farlo dopo la riunione.

Può testimoniare il socio di una società, ad esempio nel giudizio tra la società e il suo amministratore o eventuali creditori.

Anche i singoli condomini non possono testimoniare nelle cause che coinvolgono il condominio (ad esempio, per il risarcimento dei danni derivanti da una caduta sul pianerottolo condominiale) poiché l’eventuale sentenza di condanna è immediatamente azionabile nei confronti di ciascuno di ciascuno di loro.

Possono testimoniare investigatori privati autorizzati, consulenti tecnici e notai, pubblici impiegati, incaricati di un pubblico servizio, pubblici ufficiali come agenti di polizia, carabinieri, agenti della finanza, assistenti sociali, medici e chirurghi, farmacisti, ostetriche, giornalisti professionisti, ministri di confessioni religiose. Per questi soggetti viene fatta salva la possibilità di astenersi per il segreto professionale.

Può testimoniare chi vanta un semplice interesse di fatto a un determinato esito del processo o un interesse, riferito ad azioni ipotetiche, diverse da quelle oggetto della causa in atto, proponibili dal testimone o contro di lui.

Il minorenne può testimoniare in un processo; il giudice deve però rispettare le dovute cautele relative alla sua particolare condizione e comunque fare un vaglio preliminare sulla sua capacità d’intendere e di volere.

Chi non può testimoniare?

Non può testimoniare un soggetto interdetto, inabilitato o comunque giudicato incapace.

Come detto, non possono testimoniare le parti e i loro avvocati.

Il passeggero in un veicolo non può testimoniare nella causa relativa all’incidente perché ha un interesse personale e diretto all’esito del giudizio.

Allo stesso modo, non può testimoniare un soggetto coinvolto o vittima di un illecito quando potrebbe anch’egli agire per il risarcimento.

È obbligatorio testimoniare?

Presentarsi per testimoniare è un obbligo, anche se si abita distanti. Se si è impossibilitati per ragioni di salute si può chiedere che la testimonianza venga raccolta da un giudice del proprio luogo di residenza.

Ma se è vero che il testimone è tenuto a presentarsi in udienza, non è però obbligato a rispondere se non è in grado di ricordare. Anzi, in questi casi deve astenersi, non potendo inventare ciò che non gli sovviene. Diversamente, commetterebbe falsa testimonianza.

Secondo la Cassazione, l’idoneità a rendere testimonianza, in una persona maggiorenne, implica la capacità di comprensione delle domande e di adeguamento delle risposte; il testimone deve avere una sufficiente memoria circa i fatti oggetti di deposizione ed alla piena coscienza di riferirne con verità e completezza.

Che differenza c’è tra capacità a testimoniare e attendibilità del testimone?

La capacità a testimoniare è cosa ben diversa dalla valutazione sull’attendibilità del testimone: la prima dipende dalla presenza di un interesse giuridico (come abbiamo appena visto), mentre la seconda riguarda la veridicità della deposizione che il giudice deve discrezionalmente valutare solo dopo che è stata resa, sulla base di elementi di natura oggettiva (la precisione e completezza della dichiarazione, le possibili contraddizioni, ecc.) e di carattere soggettivo (la credibilità della dichiarazione in relazione alle qualità personali, ai rapporti con le parti e anche all’eventuale interesse ad un determinato esito della lite).

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