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Complicazioni dopo incidente stradale: c’è risarcimento?

3 Maggio 2022
Complicazioni dopo incidente stradale: c’è risarcimento?

È possibile riaprire il sinistro e chiedere un ulteriore risarcimento all’assicurazione in caso di danni non prevedibili?

La fretta non è mai buona consigliera. Così, prima di chiedere un risarcimento del danno per un incidente stradale, è bene attendere la completa e definitiva guarigione, in modo da non dover fare i conti poi con conseguenze impreviste che resterebbero altrimenti tagliate fuori dall’indennizzo. Ma ci sono degli eventi che, obiettivamente, sono imponderabili anche dalla scienza. Ed ecco che allora, proprio in tema di infortunistica stradale, sorge un interrogativo: in caso di complicazioni dopo un incidente stradale c’è risarcimento? 

Il caso tipico è quello di un automobilista che, prima operato a causa di un sinistro stradale, ottenga dalla propria compagnia il risarcimento a seguito delle dimissioni dall’ospedale e del certificato di guarigione rilasciato dal medico. Senonché, dopo un anno, insorgono delle complicazioni che determinano una più seria invalidità, prima non calcolata in fase di liquidazione. Di qui il tentativo dell’assicurato di ottenere un ulteriore risarcimento che la compagnia però potrebbe negargli avendo questi ormai firmato l’accettazione dell’offerta e la conseguente liberatoria. Cosa prevede la legge in questi casi? L’assicurazione è tenuta a riaprire il sinistro?

Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Incidente stradale: quale risarcimento spetta?

A causa dell’incidente, all’infortunato spettano tutti i danni – patrimoniali, fisici e morali – conseguenti all’incidente stesso. In esso vanno comprese tutte le conseguenze dell’evento illecito, non solo quelle attuali ma anche quelle future purché prevedibili e ragionevolmente certe o altamente probabili secondo la scienza medica. 

È difficile dire se un uomo anziano con un femore rotto tornerà a camminare più come prima perché è inverosimile che ciò accada; il che significa che tale deficit motorio (il cosiddetto danno biologico) gli dovrà essere risarcito, né l’assicurazione potrà poi pretendere i soldi indietro qualora l’infortunato dovesse – magari grazie a una buona fisioterapia e alla sua tenacia nell’effettuare la riabilitazione – tornare (quasi) come prima. 

Incidente stradale: quando chiedere il risarcimento?

Proprio per tale ragione è bene avere dinanzi un quadro clinico chiaro sulle conseguenze dell’incidente in modo da non dover poi fare i conti con conseguenze non evidenziate in sede di richiesta del risarcimento. Ed ecco perché le stesse assicurazioni oggi pretendono, prima di pagare il danneggiato, il certificato di avvenuta guarigione, che può rilasciare un medico dell’ospedale o, ancor più spesso, il proprio medico curante. Con questo si attesta non necessariamente che l’automobilista è effettivamente guarito (potrebbe purtroppo non esserlo mai), ma che le conseguenze del danno sono ormai certe e definite. 

È tuttavia buona norma, specie in presenza di situazioni fisiche compromesse, attendere un lasso di tempo tale da poter avere un quadro medico chiaro in merito a ogni possibile ripercussione del sinistro sul paziente.

Non c’è il rischio della prescrizione che, è vero, in materia di infortunistica stradale, è molto breve – ossia è pari a 2 anni – ma è anche vero che la lettera di diffida all’assicurazione interrompe i termini e li fa decorrere nuovamente da capo. Sicché, l’avvocato del danneggiato o lui stesso potrà, prima del compimento del secondo anno, inviare di volta in volta una nuova diffida che interrompa i termini, con cui si limiti a rinnovare la richiesta di risarcimento. Tanto basterà a impedire che si formi la prescrizione.

Incidente: cos’è la transazione?

Al momento in cui l’assicurazione offre un risarcimento e l’assicurato accetta la somma in questione, tra le parti viene firmato un documento rivolto a chiudere ogni possibile lite tra le parti, anche futura, che si chiama transazione. La transazione è un contratto e, come tutti i contratti, vincola le parti per il presente e il futuro.

Complicazioni dopo incidente stradale: spetta il risarcimento?

Con l’atto di transazione che firma l’assicurato non appena riceve il risarcimento, questi si dichiara soddisfatto dell’offerta fattagli dall’assicurazione e dichiara di non aver più nulla a che pretendere per tutti i danni patiti o “patendi” (ossia quelli futuri) conseguenti all’infortunio. Ecco perché, in linea di massima, non è mai possibile riaprire il sinistro per ottenere un ulteriore indennizzo. Ma a mettere tutto ciò nero su bianco è stata una recente ordinanza della Cassazione [1]. Nel caso di specie, agli eredi di un automobilista, morto due anni dopo la liquidazione del sinistro per complicazioni legate all’incidente, è stato negato il risarcimento dei danni perché mancava la prova della correlazione tra le lesioni patite in occasione del sinistro e il decesso. 

«La liquidazione del danno biologico – scrive la Corte – patito da persona deceduta per cause indipendenti» dall’incidente «va correlata al tempo, noto, trascorso dal sinistro alla morte, in cui il soggetto ha effettivamente sopportato le conseguenze non patrimoniali della lesione alla sua integrità psicofisica, e non invece alla durata della vita futura, rapportata al momento del sinistro e valutata secondo criteri di probabilità statistica». Nel caso esaminato, era dunque risultato che il de cuius era deceduto per cause indipendenti dall’incidente in quanto è stato ritenuto insussistente il nesso di causa-effetto tra il sinistro e la morte. 

Risarcimento per ulteriori danni dopo la transazione

Dalla pronuncia della Cassazione, è possibile trarre le seguenti conclusioni. Intanto, è possibile “riaprire il sinistro” e ottenere un ulteriore risarcimento nonostante la firma della transazione con l’assicurazione a patto che:

  • gli ulteriori danni non erano prevedibili al momento dell’accettazione del risarcimento (e quindi alla firma dell’atto di transazione); la prevedibilità è da misurare sulla base di un parere medico e non di quelle che possono essere le conoscenze di una persona media, priva di cognizioni scientifiche;
  • gli ulteriori danni devono essere conseguenza immediata, diretta e certa dell’incidente. 

Dunque, come peraltro confermato da ulteriori pronunce della Cassazione [2], qualora si dovessero manifestare ulteriori danni dopo aver accettato la somma offerta dall’assicurazione, il danneggiato ha diritto ad ottenere un ulteriore risarcimento per questi ultimi soltanto se considerati non ragionevolmente prevedibili al momento della transazione, anche se questa abbia previsto l’estinzione del diritto al risarcimento anche dei danni futuri [2].

Difatti – sottolinea sempre la Corte – i pregiudizi non ancora presenti e non razionalmente prevedibili sono estranei alla transazione e quindi possono essere oggetto di risarcimento quando manifestatasi successivamente. E ciò vale anche quando il risarcimento venga riconosciuto dal giudice con sentenza, a seguito cioè di una causa contro l’assicurazione.

Di conseguenza, tutti i danni non prevedibili al momento della transazione, che si manifestano successivamente e che ovviamente siano diretta conseguenza del fatto doloso e colposo già giudicato, danno diritto al danneggiato di ottenere un ulteriore risarcimento per le nuove conseguenze pregiudizievoli accertate [3].

Del resto, la transazione che ha per oggetto anche il danno imprevedibile è nulla, per indeterminabilità dell’oggetto.

Se le parti non si mettono d’accordo, l’automobilista dovrà necessariamente trascinare l’assicurazione in tribunale. E in tal caso spetterà chiaramente al giudice verificare: 

  • la prevedibilità o meno del danno al momento della transazione;
  • che i nuovi danni siano conseguenza diretta del sinistro già risarcito precedentemente.

Tale valutazione verrà rimessa, nel corso del giudizio, ad un consulente tecnico d’ufficio (il cosiddetto Ctu). 

Quali danni ulteriori possono essere risarciti dopo la firma della transazione?

Un esempio di danni che si possono manifestare successivamente al risarcimento e che danno diritto alla riapertura del sinistro sono quelle lesioni non individuabili con strumenti diagnostici non invasivi e che vengono riscontrati solo durante un’eventuale operazione chirurgica. 

Un ulteriore esempio può essere costituito dall’originarsi di malattie come l’epilessia, a seguito di una lesione cerebrale subita in precedenza.

Attenzione: anche per gli ulteriori danni, il termine di prescrizione resta sempre lo stesso, pari cioè a due anni.


note

[1] Cass. ord. n. 13723/22.

[2] Cass. sent. n. 7215/1997 e n. 5576/1984.

[3] Cass. sent. n. 20981/2011

Autore immagine: depositphotos.com


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