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Abuso edilizio: come ottenere l’assoluzione

3 Maggio 2022
Abuso edilizio: come ottenere l’assoluzione

Abusi edilizi: è possibile l’archiviazione del processo penale, dopo la sanatoria, per tenuità del fatto?

Chi commette un abuso edilizio, al di là delle dimensioni e della successiva richiesta di sanatoria, commette reato. Un reato che, seppur si prescrive in quattro anni (cinque se c’è stato rinvio a giudizio), implica comunque l’obbligo della demolizione (che può intervenire, questa volta, senza limiti di tempo). Si scampa dalla demolizione solo se l’opera è di dimensioni modeste e non pregiudica il decoro urbano. 

Chi però teme la condanna penale si chiederà come ottenere l’assoluzione per abuso edilizio. E, in questi casi, parlerà con il proprio avvocato affinché lo difenda e magari riesca a convincere il giudice che l’opera realizzata non necessitava di permessi e autorizzazioni. Strade difficilmente percorribili queste, poiché la normativa è molto chiara: tutte le costruzioni, indipendentemente dalle dimensioni, dai materiali utilizzati e dall’eventuale ancoraggio al suolo, che però hanno carattere stabile e duraturo (ossia modificano definitivamente lo stato dei luoghi), necessitano dalla licenza edilizia. 

Di qui la quasi automatica consequenzialità di una condanna per il reato di abuso edilizio. Ma c’è anche una buona notizia: è possibile ottenere l’assoluzione in presenza di determinate condizioni. A spiegare come e quando usufruire di questo beneficio è la Cassazione in una recente sentenza [1]. Cerchiamo di fare il punto della situazione. Ecco alcuni importanti chiarimenti che torneranno utili.

Abuso edilizio: è penale?

L’abuso edilizio è un reato punito quindi penalmente. La legge [2] prevede tre tipi di sanzioni a seconda della gravità del comportamento:

  • l’ammenda fino a 10.329 euro per l’inosservanza delle norme, prescrizioni e modalità esecutive previste dalla legge o dai regolamenti edilizi, dagli strumenti urbanistici e dal permesso di costruire;
  • l’arresto fino a due anni e l’ammenda da 5.164 a 51.645 euro nei casi di esecuzione dei lavori in totale difformità o assenza del permesso o di prosecuzione degli stessi nonostante l’ordine di sospensione;
  • l’arresto fino a due anni e l’ammenda da 15.493 a 51.645 euro nel caso di lottizzazione abusiva di terreni a scopo edilizio. La stessa pena si applica anche nel caso di interventi edilizi nelle zone sottoposte a vincolo storico, artistico, archeologico, paesistico, ambientale, in variazione essenziale, in totale difformità o in assenza del permesso.

Abuso edilizio: quando va in prescrizione?

Il reato di abuso edilizio cade in prescrizione dopo 4 anni dalla commissione del reato. Se però, in quest’arco di tempo, interviene il rinvio a giudizio del colpevole, la prescrizione si allunga a 5 anni. 

La sanzione amministrativa dell’ordine di demolizione non cade mai in prescrizione e può essere intimata in qualsiasi momento. 

Abuso edilizio: chi è responsabile?

Se dell’abuso edilizio è responsabile solo l’autore della condotta, anche se non più proprietario dell’immobile (perché, ad esempio, lo ha venduto o è deceduto), la demolizione è un obbligo che compete invece al titolare, indipendentemente da eventuali colpe nella commissione del reato. 

Chi ha acquistato una casa con un abuso edilizio senza essere stato messo al corrente di ciò potrà rivalersi nei confronti del venditore.

Abuso edilizio: come evitare la condanna penale?

Esiste una norma del Codice penale, l’articolo 131-bis, che esclude la punibilità per tutti quei reati che hanno comportato delle conseguenze lievi e che non siano il frutto di una condotta abituale e reiterata. In ogni caso, la pena prevista per il reato non deve superare cinque anni di reclusione (con o senza sanzione economica). 

Ricorrendo tali ipotesi, in qualsiasi momento del processo o anche durante le indagini, il reo può chiedere l’archiviazione per particolare tenuità del fatto. Non verrà conseguentemente processato, non subirà alcuna sanzione penale, ma la fedina penale resterà macchiata e resteranno le conseguenze civili e amministrative della sua condotta. Con conseguente obbligo di demolizione (se ne ricorrono i presupposti) e di risarcimento ad eventuali vicini danneggiati.

Ebbene, secondo la Cassazione [1], anche in tema di abuso edilizio è possibile usufruire della particolare tenuità del fatto e farsi assolvere dal processo penale. Il carattere permanente dei reati in materia edilizia non esclude di per sé la possibilità del riconoscimento della causa di non punibilità prevista dall’articolo 13 bis del Codice penale, in caso di tenuità del fatto.

Tuttavia – si legge nelle parole della Suprema Corte – il riconoscimento di tale beneficio è subordinato a due condizioni:

  • il responsabile deve aver richiesto e ottenuto la sanatoria; 
  • il giudice deve giudicare il fatto, nel suo complesso, di “lieve gravità”, cosa che non ricorre quando vengono violate molteplici norme (ad esempio la violazione dell’obbligo di munirsi preventivamente del permesso a costruire e, inoltre, la mancata richiesta di autorizzazione del Genio civile, necessaria per realizzare lavori di edilizia in area sismica). 

Abuso edilizio: come evitare la demolizione

La giurisprudenza ha evidenziato anche particolari ipotesi in cui è possibile bloccare anche l’ordine di demolizione. Ciò avviene innanzitutto per le piccole violazioni. In tal caso, è possibile ottenere la conversione della demolizione nella sanzione pecuniaria. Non si tratta di un vero e proprio diritto: ciò spetta solo a condizione che si tratti di una parziale difformità e che si dimostri, in maniera inequivoca, che la demolizione inficerebbe la statica dell’immobile.

Si può evitare la demolizione anche in caso di piccoli abusi: la Cassazione ritiene che il giudice abbia il potere di riconoscere che, per certi abusi edilizi di modesta entità – quelli cioè che non hanno un elevato impatto rispetto al contesto generale – la demolizione è una sanzione troppo sproporzionata; essa finisce per ledere anche il diritto costituzionale all’abitazione.

Anche la Corte europea dei diritti dell’uomo raccomanda sempre di verificare, caso per caso, se l’ordine di abbattere il manufatto sia proporzionato o no rispetto al diritto all’abitazione sancito dalla Carta dei diritti dell’uomo e anche dalla nostra stessa Costituzione. Il giudice – ha sottolineato la Cedu – deve motivare in modo particolarmente preciso perché l’interesse pubblico al ripristino dei luoghi prevale rispetto all’interesse privato a conservare l’integrità dell’assetto edilizio minacciato.

Prima di ordinare una nuova demolizione, in definitiva, il Comune deve considerare l’entità e la destinazione dell’opera oltre che il tempo trascorso. E deve anche accertarsi se, all’interno dell’immobile, vive un malato che non avrebbe altrimenti altro luogo ove andare a vivere. 

Un ultimo caso per evitare la demolizione è quello in cui l’opera risulti condonabile e la richiesta sia stata già presentata ma ancora non decisa dall’amministrazione (sul punto, rinviamo ai due articoli Come evitare la demolizione di un abuso edilizio e Abuso edilizio, condono, demolizione e risarcimento danni).


note

[1] Cass. sent. n. 16979/2022.

[2] Art 44 Dpr 380/2001.


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