Diritto e Fisco | Articoli

Avviso di ricevimento raccomandata smarrito: come fare?

4 Maggio 2022 | Autore:
Avviso di ricevimento raccomandata smarrito: come fare?

Quando si perde la cartolina di ritorno, bisogna farsi rilasciare un duplicato dall’Ufficio postale, che attesta l’avvenuta consegna.

Hai inviato una lettera raccomandata che è stata regolarmente recapitata a destinazione, ma hai perduto la cartolina di ritorno. Sei preoccupato perché sai che è proprio quello il documento ufficiale che prova la ricezione, e non sai come provare in altro modo questa circostanza. Vorresti sapere se ci sono delle alternative e che valore hanno. Come fare se l’avviso di ricevimento della raccomandata viene smarrito?

La soluzione a questa importante domanda è stata fornita da una recente ordinanza della Corte di Cassazione [1]: un uomo aveva impugnato una multa stradale, ma il suo ricorso era stato respinto dal tribunale perché, avendo perduto la cartolina, non era riuscito a provare di aver presentato l’opposizione al Prefetto nei tempi previsti. La risposta della Suprema Corte è stata molto netta, e il principio affermato è valido in tutti i casi in cui la raccomandata produce effetti giuridici: il duplicato, rilasciato dall’Ufficio postale, è sufficiente per provare l’avvenuta consegna e dunque la ricezione da parte del destinatario.

Avviso di ricevimento della raccomandata: che valore ha?

L’avviso di ricevimento di una raccomandata serve ad attestare l’avvenuta consegna della lettera al destinatario, e la data del recapito. Questo documento – comunemente chiamato “cartolina” o ricevuta di ritorno – è essenziale per perfezionare questo tipo di lettera raccomandata che, appunto, è denominata “A/R“, e si differenzia dalla lettera raccomandata “semplice”, che prova soltanto l’avvenuta spedizione.

L’avviso di ricevimento viene redatto dal portalettere, che in questo compito riveste la qualità di pubblico ufficiale. Questo significa che le attestazioni riportate dal postino sull’avviso di ricevimento fanno, ai sensi dell’art. 2700 del Codice civile, «piena prova» dei fatti dichiarati nel documento come compiuti da lui o avvenuti in sua presenza: le circostanze riportate nella cartolina (data, luogo, consegnatario, ecc.) possono essere smentite solo attraverso un apposito procedimento, chiamato “querela di falso“.

Ecco perché l’efficacia probatoria dell’avviso di ricevimento è altissima: in qualsiasi giudizio contenzioso (civile, amministrativo, tributario, ecc.), dove la controparte è un privato o una pubblica amministrazione, la cartolina prova il recapito della raccomandata al destinatario e, dunque, il perfezionamento della notifica dell’atto che il plico contiene. Nella posta elettronica certificata (Pec), la funzione dell’avviso di ricevimento è svolta dalla Rac, la ricevuta di avvenuta consegna, che viene generata dal sistema informatico di trasmissione nel momento in cui il messaggio è depositato nella casella del destinatario.

Cosa fare se si perde l’avviso di ricevimento?

Se il mittente della raccomandata smarrisce l’avviso di ricevimento, l’unica soluzione valida è quella di munirsi dell’apposito duplicato, che l’Ufficio postale è tenuto a rilasciare previa esibizione del codice di spedizione (riportato, a barre e a numeri, nella striscia prestampata o adesiva applicata sul tagliandino di ricevuta prima dell’invio, e che contraddistingue in modo univoco quella raccomandata). Le modalità di rilascio del duplicato sono previste dalla normativa postale [2] e si concretizzano nella compilazione di un modulo, in base al quale viene fatta un’interrogazione dell’archivio informatizzato ed infine viene emessa un’apposita attestazione che contiene i dati di recapito della raccomandata.

Non esistono altri rimedi equipollenti: ad esempio, la funzione “Cerca spedizioni“, presente sul sito Internet di Poste Italiane, consente il rintraccio della raccomandata, ed è utile per verificare se la busta si trova ancora in transito o in giacenza oppure se è stata consegnata; ma queste informazioni, secondo la giurisprudenza prevalente, non hanno valore legale e non possono sostituire l’avviso di ricevimento.

Duplicato dell’avviso di ricevimento: cosa contiene?

Secondo la nuova ordinanza della Corte di Cassazione che abbiamo anticipato all’inizio (e che riportiamo per esteso in fondo a questo articolo), il duplicato dell’avviso di ricevimento della raccomandata sostituisce perfettamente l’originale andato perduto e «non richiede affatto, per la sua efficacia, la sottoscrizione della persona cui il piego fu consegnato, essendo essenziale che il duplicato stesso riproduca tutte le indicazioni che debbono essere contenute nell’avviso di ricevimento, facendo anche menzione della persona che ha ricevuto il piego».

Quindi, l’unica differenza pratica tra l’avviso di ricevimento originale e il duplicato è che il primo riporta la firma del consegnatario, mentre il secondo no. Nel duplicato, la firma non è necessaria perché – spiega la Suprema Corte – «l’avviso di ricevimento – o, in caso di smarrimento o distruzione, il suo duplicato rilasciato dall’ufficio postale – è il solo documento idoneo a provare sia la consegna sia la data di questa sia l’identità della persona a mani della quale la consegna è stata eseguita».

In termini giuridici, il Collegio qualifica il duplicato dell’avviso di ricevimento come «la riproduzione di un documento, al quale deve essere conforme per produrne gli effetti»; quindi, il suo contenuto è predeterminato a cura dell’Ufficio postale che lo rilascia, su richiesta, al mittente della raccomandata che ha perduto l’avviso di ricevimento in originale. La Corte, richiamando una sua precedente sentenza [3], ricorda che il duplicato «deve essere una riproduzione fedele» delle risultanze che l’impiegato postale estrae dal registro di consegna, contenente i dati dell’avviso di ricevimento originario smarrito.


note

[1] Cass. ord. n. 13798 del 02.05.2022.

[2] Art. 8 D.P.R. n. 655/1982.

[3] Cass. ord. n. 6857/2019.

Cass. civ., sez. VI – 2, ord., 2 maggio 2022, n. 13798
Presidente Orilia – Relatore Oliva

Fatti di causa

Con atto di citazione ritualmente notificato D.L.S. proponeva opposizione avverso una cartella esattoria emessa per violazioni al codice della strada, esponendo di aver presentato ricorso al Prefetto di Roma avverso la predetta, ed eccependo la conseguente illegittimità dell’atto impugnato.
Nella resistenza di Roma Capitale e nella contumacia di Prefettura di Roma e di Agenzia delle Entrate – Riscossione, il Giudice di Pace rigettava l’opposizione.
Interponeva appello avverso detta decisione il D.L. ed il Tribunale di Roma, con la sentenza impugnata, n. 9161/2020, resa nella resistenza dell’ente locale e nella contumacia delle altre parti appellate, rigettava il gravame, condannando l’appellante alle spese del grado.
Propone ricorso per la cassazione di detta decisione D.L.S. , affidandosi ad un unico motivo.
Le parti intimate non hanno svolto attività difensiva nel presente giudizio di legittimità.
Ragioni della decisione
Il Relatore ha formulato, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., proposta di inammissibilità del ricorso, che il Collegio non condivide.
Il ricorrente lamenta, con l’unico motivo, la violazione o falsa applicazione del D.P.R. n. 655 del 1982, art. 8, perché il Tribunale avrebbe erroneamente ritenuto insufficiente, ai fini della prova del rituale inoltro del ricorso al Prefetto avverso il verbale di contravvenzione posto a base della cartella di pagamento impugnata, la produzione in atti del giudizio di merito del duplicato della cartolina postale di ricezione della relativa raccomandata.

La censura è fondata.

Il Tribunale, confermando la sentenza di prime cure, ha ritenuto che detto duplicato non fosse sufficiente ai fini della prova della tempestiva presentazione del ricorso al Prefetto, poiché da esso non risultava l’effettiva consegna del plico al destinatario. L’affermazione non tiene conto del fatto che il duplicato rilasciato da (omissis)S.p.a. sostituisce l’originale della cartolina postale di ricezione della raccomandata e rappresenta, in caso di smarrimento di quest’ultimo, l’unico documento atto a dimostrare l’effettiva consegna del plico raccomandato e la data in cui essa è avvenuta. Nè è tecnicamente possibile che su di esso compaia la sottoscrizione del destinatario del plico stesso, proprio perché si tratta di duplicato di un originale – quest’ultimo sì, firmato dal destinatario del plico all’atto della sua ricezione – che è andato smarrito.
Sul punto, va data continuità ai principi enunciati da questa Corte in tema di notificazioni eseguite mediante il servizio postale, secondo cui “… il duplicato dell’avviso di ricevimento… non richiede affatto, per la sua efficacia, la sottoscrizione della persona cui il piego fu consegnato, essendo essenziale che il duplicato stesso riproduca tutte le indicazioni che debbono essere contenute nell’avviso di ricevimento facendo anche menzione della persona che ha ricevuto il piego” (Cass. Sez. 1, Sentenza n. 3920 del 25/10/1956, Rv. 881909). Infatti “L’avviso di ricevimento – o, in caso di smarrimento o distruzione, il suo duplicato rilasciato dall’ufficio postale – è il solo documento idoneo a provare sia la consegna sia la data di questa sia l’identità della persona a mani della quale la consegna è stata eseguita; il duplicato costituisce la riproduzione di un documento, al quale deve essere conforme per produrne gli effetti; conseguentemente, non costituisce prova dell’avvenuta notifica il documento il cui contenuto non sia conforme a quello dell’avviso di ricevimento” (Cass. Sez. 1, Sentenza n. 1996 del 22/02/2000, Rv. 534239). Tanto è vero che, ove sia completo di tutti i suoi elementi, il duplicato dell’avviso di ricevimento, o della comunicazione di avvenuto deposito in giacenza del plico (cd. CAD) “… ha natura di atto pubblico, alla stessa stregua dell’originale, e fa piena prova, ai sensi dell’art. 2700 c.c., in ordine alle dichiarazioni delle parti e agli altri fatti che l’agente postale attesta essere avvenuti in sua presenza, sicché il destinatario che intenda contestare l’avvenuta notificazione ha l’onere di proporre querela di falso nei confronti di detto atto” (Cass. Sez. 5, Sentenza n. 22348 del 15/10/2020, Rv. 659082).
Per assicurare la corrispondenza tra duplicato ed originale non occorre dunque che il duplicato contenga anche la sottoscrizione della persona alla quale il piego sia stato consegnato, poiché a tal fine rileva “… il registro di consegna attestante l’avvenuta ricezione dell’avviso originario, del quale il duplicato deve essere una riproduzione fedele, contenendo tutte le indicazioni proprie dello stesso, compresa l’indicazione del soggetto che ha ricevuto l’atto” (Cass. Sez. 5, Sentenza n. 14574 del 06/06/2018, Rv. 648777). Dunque, in caso di smarrimento o distruzione dell’avviso di ricevimento, l’avvenuta ricezione del plico “… può essere provata attraverso il duplicato rilasciato dall’Ufficio postale ai sensi del D.P.R. n. 655 del 1982, art. 8 (non abrogato nè modificato, neanche implicitamente, a seguito dell’emenda della L. n. 890 del 1982, art. 6, introdotta dalla L. n. 190 del 2014, art. 1, comma 97-bis, lett. e), come modificato dalla L. n. 205 del 2017, art. 1, comma 461); in esso deve però essere necessariamente indicato il soggetto che ha ricevuto il plico, al fine di porre il giudice in condizione di verificare in quali esatti termini il recapito dell’atto si sia perfezionato” (Cass. Sez. 3, Sentenza n. 2551 del 30/01/2019, Rv. 652663, che ha ritenuto inidoneo, a tal fine, un duplicato recante un timbro con la firma dell’agente addetto al recapito nella colonna riferita alla “consegna a domicilio”, sullo spazio previsto per la sottoscrizione del destinatario o della persona abilitata, ma privo di indicazione del soggetto che avrebbe ricevuto l’atto e di barratura di alcuna delle caselle previste dal modello).
Il Tribunale capitolino non ha fatto corretta applicazione dei principi suindicati, poiché non ha considerato l’idoneità del duplicato ai fini della prova dell’invio della raccomandata, pur non avendo evidenziato alcuna carenza formale del documento, ad eccezione della mancanza della firma e del timbro del destinatario (elementi che, per quanto sopra esposto, non avrebbero mai potuto essere presenti su di esso).
Da quanto precede deriva l’accoglimento del ricorso, la cassazione della sentenza impugnata ed il rinvio della causa al Tribunale di Roma, in differente composizione, anche per le spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte Suprema di Cassazione accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa, anche per le spese del presente giudizio di legittimità, al Tribunale di Roma, in differente composizione.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube