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Studi di settore: non basta lo scostamento da Gerico per l’accertamento

27 Settembre 2014
Studi di settore: non basta lo scostamento da Gerico per l’accertamento

Cassazione: stop alla rettifica per un disallineamento del 7% tra i ricavi dichiarati e quelli ricostruiti dal Fisco.

Il fatto di aver presentato una dichiarazione dei redditi che si scosti dagli studi di settore non è un valido motivo, per l’Agenzia delle Entrate, di effettuare un accertamento fiscale.

A dare una mano ai contribuenti stretti dalla crisi, in un momento in cui gli studi di settore non ricalcano più la realtà di forte depressione dei consumi, e quindi dei redditi, è la Cassazione con una sentenza di ieri. In pratica, detto con le parole dei giudici, lo scostamento tra ricavi dichiarati e quelli derivanti dall’applicazione degli studi di settore (o dei parametri) non costituisce di per sé grave incongruenza e non legittima l’ufficio territoriale dell’Agenzia a effettuare l’accertamento standardizzato.

Sbaglia quindi l’amministrazione finanziaria – precisa la Corte – che, per il semplice fatto che vi sia stato un disallineamento di qualunque entità – quindi anche non significativo – tra ricavi o compensi dichiarati da un lato e le risultanze degli studi di settore dall’altro giustificherebbe di per sé l’accertamento.

La vicenda

La pronuncia trae origine da un ricorso proposto dall’agenzia delle Entrate per la cassazione di una sentenza della Ctr Piemonte che aveva confermato la nullità di un atto di accertamento basato sugli studi di settore a causa della totale carenza del presupposto di gravità dello scostamento. Nel caso in esame, infatti, il disallineamento tra ricavi dichiarati e quelli desumibili dall’applicazione dello studio di settore che aveva consentito all’ufficio di procedere comunque all’accertamento era pari al 7%.

Lo scostamento deve essere di grave entità

I giudici della Cassazione hanno, innanzitutto, stabilito che la sussistenza di una grave incongruenza tra i ricavi dichiarati e quelli risultanti dall’applicazione degli studi rappresenta il presupposto imprescindibile per avviare un accertamento analitico-induttivo, fondato sugli studi di settore. Grave incongruenza che deve sussistere ancor prima di procedere all’accertamento e che l’ufficio è comunque tenuto a dimostrare e a indicare nel proprio atto.

Inoltre, secondo il parere della Cassazione, il disallineamento grave non autorizza comunque l’ufficio ad accertare un imponibile pari al risultato degli studi di settore, ma soltanto a procedere a un accertamento analitico-induttivo, con l’obbligo di confrontare e supportare il risultato dello studio con presunzioni precise, gravi e concordanti.

In pratica: l’accertamento non grave impone all’Agenzia di non procedere ad alcun controllo. Quello invece grave non offre subito la giustificazione per una immediata e automatica ricostruzione del presunto reddito evaso (con applicazione delle sanzioni e delle maggiori imposte), ma richiede che si proceda, comunque, in via preventiva, a un ulteriore e più approfondito controllo.

Ad avviso della sentenza, infatti, se il legislatore avesse voluto attribuire agli studi di settore valore di presunzione legale relativa, avrebbe potuto semplicemente stabilire che gli accertamenti possono essere basati sugli indicatori di anomalia.

In sostanza, il legislatore non ha ritenuto sufficiente il risultato degli studi di settore come dato di fatto per determinare automaticamente il maggior reddito del contribuente, ma ha richiesto ulteriormente la presenza di “gravi incongruenze” tra ricavi dichiarati e quelli desumibili dall’applicazione degli studi o dei parametri.

Pertanto, i maggiori ricavi risultanti dallo studio di settore non possono sempre rappresentare un’incongruenza di per sé grave, così come vorrebbe l’agenzia delle Entrate.

Infine, per la pronuncia, la necessità che lo scostamento sia grave per l’avvio dell’accertamento standardizzato basato sugli studi di settore [2] si deve ritenere implicitamente confermata anche dalle disposizioni normative successive [3], dal momento che, in assenza di una disciplina derogatoria specifica sul punto, operano un rinvio “recettizio” da una disposizione di carattere generale precedente.

Il quadro normativo

Bisogna ricordare che il legislatore, pur richiedendo la grave incongruenza come presupposto necessario per l’avvio dell’accertamento da studi, non lo ha mai quantificato in termini numerici o percentuali. La disposizione normativa tuttora vigente [2] si limita, infatti, a predeterminare soltanto qualitativamente l’entità dello scostamento richiesto, ma non anche a stabilirne una percentuale sopra la quale il disallineamento si può considerare grave.


note

[1] Cass. sent. n. 20414/2014.

[2] Come esplicitamente sancita dall’art.  62-sexies del Dl 331/1993.

[3] Art. 10 L. 146/1998.

Autore immagine: 123rf com


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