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Cosa devo fare per farmi licenziare?

4 Maggio 2022
Cosa devo fare per farmi licenziare?

Come licenziarsi e ottenere l’assegno di disoccupazione: il licenziamento o le dimissioni per giusta causa.

Orazio diceva Nemo sua sorte contentus, che significa «nessuno è soddisfatto della propria condizione». C’è chi venderebbe l’anima al diavolo per un posto di lavoro e chi invece vorrebbe perderlo e si chiede: cosa devo fare per farmi licenziare? La risposta, a primo acchito, potrebbe essere semplice: bisogna dare le dimissioni. Se non fosse però che, in tale ipotesi, si perde la Naspi, ossia l’assegno di disoccupazione. Ad esso infatti si ha diritto solo quando si perde involontariamente il proprio posto ossia in caso di licenziamento (anche se per giusta causa). Ed è proprio per questo che il dipendente fa di tutto, a volte, per farsi licenziare.

Dall’altro lato, c’è però la comprensibile riluttanza del datore di lavoro a favorire un falso licenziamento: sia perché costituirebbe una truffa ai danni dello Stato (anche se di difficile dimostrazione), sia perché la sua azienda si presterebbe a una potenziale contestazione giudiziaria del dipendente che potrebbe così accampare anche una pretesa di risarcimento del danno. Insomma, il lavoratore farebbe l’en plein.

Ecco perché l’unica via d’uscita per chi vuol avere la botte piena e la moglie ubriaca è costringere il datore di lavoro a risolvere il rapporto di lavoro unilateralmente: porlo con le spalle al muro e adottare un comportamento dinanzi al quale il licenziamento sarebbe legittimo e questi non rischierebbe alcuna vertenza sindacale.

Ecco dunque la ragione della domanda: cosa devo fare per farmi licenziare. Anche qui la risposta è semplice: basta porre un comportamento che violi in modo irreparabile il rapporto di fiducia che deve sempre unire il datore al dipendente. Un rapporto che solo un atto grave potrebbe minare. E qui la casistica è sicuramente molto ampia. Ecco alcune importanti indicazioni in merito: indicazioni che non vogliono certo essere un invito a violare la legge, ma rappresentano solo la descrizione dei comportamenti più frequenti riscontrati nella prassi.

Quando farsi licenziare?

Per farsi licenziare basta compiere uno degli atti che giustificano un licenziamento disciplinare. Il licenziamento disciplinare può essere:

  • per giusta causa: quando il comportamento è tanto grave da giustificare un recesso in tronco, senza preavviso;
  • per giustificato motivo soggettivo: quando il comportamento, pur grave da consentire il licenziamento, non pregiudica il rispetto del periodo di preavviso previsto dal contratto collettivo nazionale.

Abbiamo fatto un lungo elenco nell’articolo casi di licenziamento per giusta causa.

Come licenziarsi e ottenere la disoccupazione

Abbiamo detto che solo nel caso di licenziamento il dipendente matura il diritto alla Naspi, ossia all’assegno di disoccupazione. E ciò vale anche quando il licenziamento scaturisce da una giusta causa ossia da una grave colpa del lavoratore stesso. Ecco perché, nonostante il comportamento doloso del lavoratore – ossia nonostante la sua malafede rivolta a farsi licenziare – questi non perde l’assegno dell’Inps.

Esiste però un modo per dimettersi e ottenere comunque la Naspi: sono le dimissioni per giusta causa, quelle cioè determinate da una grave violazione del contratto da parte del datore, come l’omesso pagamento dello stipendio o dei contributi, il mobbing, le vessazioni, le minacce, le violenze, la mancata adozione delle misure di sicurezza, ecc. Se il dipendente motiva con la «giusta causa» le proprie dimissioni potrà comunque chiedere all’Inps l’assegno di disoccupazione.

Come farsi licenziare?

Non sussistendo una giusta causa per le dimissioni, il comportamento tipico di chi vuol farsi licenziare è restare a casa, non presentarsi al lavoro, e non inviare alcun certificato o giustificazione. Il dipendente verrà considerato assente ingiustificato e perciò riceverà la lettera di contestazione del datore di lavoro. Tale comunicazione gli darà un termine di cinque giorni per presentare eventualmente memorie a propria difesa (cosa che, nel caso di specie, verosimilmente non avverrà). Scaduti i cinque giorni, il datore adotta la decisione che, in tale ipotesi, sarà sicuramente il licenziamento.

Ci sono tanti altri casi di dipendenti che hanno scelto volontariamente di farsi licenziare, ad esempio presentando falsi certificati medici o svolgendo altre attività lavorative in concorrenza.

Cosa si rischia se ci si fa licenziare?

Attenzione al tipo di comportamento che si sceglie per farsi licenziare. Esiste un’importante sentenza della Cassazione del 2020 che stabilisce il diritto del datore di lavoro di chiedere al dipendente, che si sia fatto licenziare, un risarcimento pari al danno subito per il licenziamento stesso. E tale danno viene rapportato al cosiddetto ticket Naspi ossia la tassa a carico dell’azienda che procede al licenziamento medesimo.



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