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Come vengono assegnati i figli in caso di separazione?

4 Maggio 2022
Come vengono assegnati i figli in caso di separazione?

Come funziona l’affidamento e la collocazione dei figli nel caso di separazione di coppia unita in matrimonio o di coppia di conviventi? È vero che è meglio non sposarsi per non rischiare?

In caso di separazione di una coppia sposata o di fatto, l’assegnazione dei figli segue le stesse regole. In realtà, in questi casi, il gergo popolare usa la parola «assegnazione» in modo improprio, intendendo con ciò il genitore con cui questi andranno a vivere. La terminologia giuridica è invece diversa: il termine corretto è «collocazione». Ed è proprio dalle parole usate dalla legge che dobbiamo partire per comprendere come vengono assegnati i figli in caso di separazione. 

Dopo la lettura di questo articolo si potrà finalmente comprendere se è vero, come spesso si sostiene, che i figli vanno sempre alla madre e se questa può negare al padre di vedere i figli solo perché questi non paga il mantenimento; se l’ex moglie ha comunque diritto alla casa coniugale e, infine, se per evitare problemi è meglio non sposarsi e andare a convivere. Ma procediamo con ordine e vediamo, più nel dettaglio, come vengono assegnati i figli in caso di separazione.

Separazione: a chi vanno i figli?

In caso di separazione di una coppia sposata o di una coppia di fatto, i genitori possono tra loro concordare con chi il figlio andrà a vivere stabilmente, fermo restando il diritto-dovere dell’altro di vederlo periodicamente, due o tre volte a settimana o comunque secondo un calendario concordato di volta in volta o definito in anticipo. 

Se l’accordo non si trova, ciascun genitore potrà presentare ricorso al giudice affinché definisca tutti gli aspetti, economici e personali, relativi alla gestione della prole. 

A tal punto è bene tenere distinti due concetti:

  • il collocamento;
  • l’affidamento.

È su questi infatti che il tribunale si pronuncerà, imponendo ai genitori di rispettare la decisione che verrà definita con sentenza. Vediamo allora cosa significano questi due concetti.

Cos’è il collocamento dei figli?

Il collocamento dei figli è il luogo ove questi saranno residenti dopo la separazione dei genitori; coincide quindi con la loro dimora abituale, quella cioè del genitore con cui andranno a vivere.

Il collocamento non può che essere esclusivo: non si può infatti vivere in due posti nello stesso tempo. Il giudice quindi individua il genitore più adatto a prendersi cura dei figli minorenni. I figli maggiorenni invece possono liberamente scegliere se stare col padre o con la madre.

Il figlio può scegliere con quale genitore stare?

Nel prendere la decisione del collocamento del figlio, il giudice deve tenere conto della volontà del bambino e, se ha più di 12 anni, è tenuto a sentirlo personalmente. Il giudice può anche sentire il minore di 12 anni se lo ritiene capace di comprendere e di fornire un parere scevro da condizionamenti. 

Come anticipato, la decisione del giudice riguarda solo i figli minori di 18 anni. I maggiorenni possono prendere la decisione da soli.

È vero che i figli vanno sempre alla madre?

Anche se la legge non fa distinzione tra padre e madre e, ai fini del collocamento, parla genericamente di genitore più adatto al benessere del figlio, nella gran parte dei casi i giudici individuano quest’ultimo nella madre. La Cassazione ha negato che esista una preferenza “giuridica” nei confronti della donna, ma di fatto è proprio così. 

Quando i figli vengono assegnati al padre?

Affinché il figlio possa essere collocato presso il padre è necessario che la madre appaia incapace al proprio compito e che la sua presenza possa essere di pregiudizio per il minore, per la sua crescita, stabilità emotiva e affettiva. Il fatto però che la madre sia disoccupata e non possegga una casa non è d’ostacolo alla collocazione del figlio presso di lei. Difatti, quanto al mantenimento, questo verrà versato dall’altro genitore; quanto all’abitazione, il giudice dovrà disporre – come vedremo meglio più avanti – l’assegnazione della casa coniugale in favore del genitore con cui i figli vanno a vivere.

Il padre ha diritto a vedere i figli?

La collocazione dei figli presso un genitore non significa che l’altro non possa più vederli. Anzi, è il contrario: i figli hanno diritto a mantenere legami stabili e forti con entrambi i genitori (il cosiddetto diritto alla bigenitorialità), così come la Costituzione impone. Sicché, il genitore non convivente è tenuto a partecipare a incontri periodici con i figli, a contribuire non solo economicamente ma anche con la propria presenza fisica e affettiva alle fasi della loro crescita. Il padre che si disinteressa dei figli potrebbe anche essere sanzionato dal giudice. 

Dall’altro lato, la madre non può impedire al padre di vedere i figli, neanche assecondando un’eventuale ritrosia dei minori che, anzi, devono essere accompagnati in un percorso che li tenga uniti tanto alla figura materna che paterna, senza che un genitore possa denigrare la figura dell’altro. Chi impedisce gli incontri dei figli con l’altro genitore o comunque ne sminuisce la figura può perdere la collocazione dei figli (e quindi anche la casa), l’affidamento o comunque può subire una sanzione amministrativa irrogata dal giudice. 

Cos’è l’affidamento dei figli?

Su un piano completamente diverso si pone l’affidamento. Se il collocamento, come visto, attiene all’aspetto materiale, ossia al luogo ove i figli minori andranno a vivere, l’affidamento riguarda invece il potere-dovere dei genitori di prendere le decisioni relative alla crescita, istruzione, educazione dei figli. E questo potere spetta tanto al padre quanto alla madre in misura uguale. La regola generale è infatti quella del cosiddetto affidamento condiviso. Questo significa che se anche i figli vanno a stare dalla madre, questa – almeno per le questioni più importanti – deve sempre concordare le scelte con l’ex marito o compagno, non potendo escluderlo dalle decisioni inerenti ai figli. Laddove però le scelte dovessero essere urgenti (si pensi a un’immediata visita dal medico), potrà procedere personalmente, fatto sempre salvo l’obbligo di comunicazione successiva all’altro genitore. 

L’affidamento può essere esclusivo, ossia solo in capo a un genitore, solo in casi eccezionali, laddove uno dei due genitori risulti totalmente incapace di adempiere alle proprie funzioni e le sue decisioni o la sua stessa presenza potrebbero essere di pregiudizio per la crescita dei figli. Si pensi a un soggetto con evidenti e pericolose patologie psichiatriche o che sia stato condannato per reati gravi.

La conflittualità tra i genitori non è motivo per ottenere l’affidamento esclusivo. Potrebbe esserlo il continuo disinteresse del padre che non versi gli alimenti ai figli e dimostri di non preoccuparsi del loro stato di miseria.

Come vengono assegnati i figli in caso di separazione?

Tirando le fila del discorso, in caso di separazione di una coppia separata o convivente, in assenza di accordo tra i genitori, il giudice decide di regola per la collocazione dei figli presso la madre e per l’affidamento condiviso, salvo evidenti e gravi ragioni che possano far propendere per altre scelte (come la collocazione presso il padre e/o l’affidamento esclusivo).

Le decisioni del giudice possono comunque essere sempre oggetto di revisione qualora uno dei due genitori, nel tempo, dovesse risultare inaffidabile e/o violare le decisioni del tribunale. 

È vero che la casa viene affidata sempre alla moglie?

La casa dove la coppia viveva prima della separazione viene affidata al genitore presso cui i figli andranno a vivere (il genitore collocatario), anche se questi non ne è proprietario. Il suo diritto di abitazione permane fino a quando questi non decide di trasferirsi altrove o finché i figli non decidono di vivere stabilmente da soli, o quando i figli stessi raggiungono l’indipendenza economica oppure gli viene revocato il mantenimento perché, nonostante l’età, non si sono dati da fare per cercare un lavoro (di solito ciò succede intorno ai 30 anni, nonostante lo stato di disoccupazione).

È meglio non sposarsi per non rischiare?

Non è corretto il luogo comune secondo cui, per non rischiare, è meglio convivere. Difatti, anche in caso di convivenza, il giudice assegna la casa al genitore collocatario dei figli mentre l’altro genitore resta obbligato a versare, in favore di questi, l’assegno di mantenimento.

Cos’è l’assegno di mantenimento dei figli?

Il genitore non comodatario partecipa alle spese che l’altro sostiene per la gestione quotidiana dei figli con un assegno mensile che, in assenza di accordo tra le parti, definisce il giudice nel suo ammontare, tenendo conto delle capacità economiche di entrambi i genitori. 

Oltre a ciò, il genitore non collocatario partecipa in percentuale – di solito al 50% – alle spese straordinarie che dovessero di volta in volta presentarsi (come quelle mediche, per gite, per iscrizione universitaria, per libri scolastici, ecc.).



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