Diritto e Fisco | Articoli

Assegno pagato a persona diversa: la banca è responsabile?

5 Maggio 2022 | Autore:
Assegno pagato a persona diversa: la banca è responsabile?

La banca negoziatrice del titolo risponde dei danni se non ha operato con la dovuta diligenza, permettendo l’incasso al presentatore abusivo.

Talvolta capita di spedire per posta un assegno, di consegnarlo ad un incaricato del creditore o di lasciarlo incustodito nei cassetti dell’ufficio. La clausola di non trasferibilità non è sempre una garanzia, perché comunque il titolo circola, viaggia, passa di mano e può finire nelle mani sbagliate. Così, se qualcuno se ne appropria con l’inganno, potrebbe portarlo all’incasso, e magari riuscirci. Se un assegno viene pagato a persona diversa dal beneficiario, la banca è responsabile?

In questi casi, i danni possono essere ingenti: il titolare del conto corrente da cui l’assegno è stato tratto si vede addebitare una grossa somma, e dall’estratto conto periodico (o dalla consultazione della lista dei movimenti online) potrebbe desumere che l’assegno in questione è stato regolarmente pagato all’avente diritto, mentre in realtà non è così. Perciò, sarà costretto a versare nuovamente al suo creditore la somma riportata in quell’assegno. E, nel frattempo, comunque i soldi sono spariti, grazie a un incasso fraudolento avvenuto con la distrazione (o, in rari casi, con la complicità) del personale bancario addetto alla cassa dello sportello dove l’assegno è stato presentato dal portatore abusivo.

Inoltre, spesso accade che vengano trafugati assegni di importo consistente – come quelli inviati dalle compagnie di assicurazione per la liquidazione dei danni risarcibili – e in queste situazioni il danneggiato non è soltanto l’impresa assicuratrice (che deve versare nuovamente l’importo al beneficiario ignaro di questi raggiri) ma anche il danneggiato, che deve dimostrare di aver sporto denuncia e di essere estraneo alla truffa, e comunque dovrà attendere parecchio per ricevere la somma che gli spetta.

Assegno pagato a persona diversa dal beneficiario: cosa dice la legge

La legge sull’assegno bancario [1] stabilisce che «colui che paga un assegno non trasferibile a persona diversa dal prenditore o dal banchiere giratario per l’incasso, risponde del pagamento».

Già da questa formulazione normativa emerge in modo piuttosto chiaro la responsabilità della banca che ha consentito l’abusivo incasso ad una persona diversa dal legittimo prenditore del titolo; ma talvolta è la banca stessa ad essere raggirata dalle condotte, più o meno abili, di costui, che si è presentato allo sportello riuscendo a camuffare ed alterare la sua vera identità, per farla corrispondere con il nominativo descritto nell’assegno presentato all’incasso.

Quando la banca è responsabile dell’abusivo incasso di un assegno?

Considerando queste situazioni, la Corte di Cassazione a Sezioni Unite [2] ha chiarito che, se la banca consente l’incasso di un assegno bancario non trasferibile ad una persona diversa dal beneficiario, risponde – a titolo di responsabilità contrattuale per inadempimento – nei confronti del soggetto dal cui conto corrente è stata tratta la somma necessaria per pagare l’importo riportato sul titolo.

L’istituto bancario è tenuto ad operare in maniera professionale e se viola le regole di diligenza imposte a suo carico dall’art. 1176, comma 2, del Codice civile, risponde di tutte le conseguenze negative nei confronti del danneggiato anche in ipotesi di «colpa lieve», ad esempio per la disattenzione del cassiere che non ha verificato i documenti esibiti da colui che ha presentato il titolo all’incasso.

Assegno incassato con documenti di riconoscimento falsi

La responsabilità della banca sussiste, di regola, anche nei casi in cui il portatore dell’assegno si presenta allo sportello esibendo documenti di riconoscimento falsi, per farli apparire corrispondenti alle generalità del beneficiario indicato sull’assegno; ma in tali casi la banca può fornire la prova liberatoria dimostrando di aver esercitato i dovuti controlli richiesti dalle circostanze.

Una nuova ordinanza della Suprema Corte [3] ha confermato questa linea ed ha riaffermato, in linea generale, la responsabilità della banca negoziatrice dell’assegno non trasferibile pagato a persona diversa dal legittimo beneficiario. È stato inutile, per l’istituto di credito convenuto in giudizio dal danneggiato, obiettare di aver agito secondo i parametri di diligenza necessaria: la Suprema Corte ha rilevato che la banca ha un preciso «obbligo professionale di protezione proprio dell’impresa di far sì che il titolo stesso sia introdotto nel circuito di pagamento bancario in conformità alle regole che ne presidiano la circolazione e l’incasso». Pertanto, la banca negoziatrice, che aveva errato nell’identificazione del portatore del titolo, non ha potuto esimersi dal risarcimento.

Il Collegio ha chiarito che, in caso di presentazione di una carta di identità e di un codice fiscale falsi, la responsabilità della banca può essere esclusa soltanto quando essa «abbia dimostrato di aver identificato il prenditore del titolo mediante il controllo del documento di identità non scaduto e privo di segni o altri indizi di falsità, in quanto la normativa vigente stabilisce modalità tipiche con cui gli istituti di credito devono identificare la clientela e non prevede il ricorso ad ogni possibile mezzo, né alcuna indagine presso il Comune di nascita» [4].

Nella vicenda esaminata dai giudici di legittimità, il pagamento – secondo la sentenza di Corte d’Appello impugnata – era avvenuto «a chi si presentava legittimato senza colpa della banca negoziatrice, dato che il personale di quest’ultima aveva identificato il prenditore (a mezzo della patente di guida e del codice fiscale, di cui non era tenuta a controllare l’autenticità), aveva versato l’importo dell’assegno su un libretto nominativo intestato allo stessa persona ed aveva verificato, prima dell’incasso, la mancata inclusione del titolo nell’elenco degli assegni oggetto di furto, osservando l’obbligo di diligenza previsto dall’art. 1176 Cod. civ.».

In definitiva, quindi, i casi in cui la banca può riuscire a dimostrare di non avere alcuna colpa, neanche lieve, nella vicenda che ha portato all’abusivo incasso di un assegno sono piuttosto rari, e tocca sempre alla banca, in qualità di operatore professionale, provare di aver adempiuto in modo puntuale e completo ai propri obblighi di diligenza.


note

[1] Art. 43, co.2, R. D. n. 1736/1933.

[2] Cass. sent. n. 12477/2018.

[3] Cass. ord. n. 13969 del 03.05.2022.

[4] Cass. ord. n. 3649/2021.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube