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Quando gli atti osceni sono reato

5 Maggio 2022
Quando gli atti osceni sono reato

Quando si può essere incriminati per atti osceni: cosa si intende per atti osceni, per luogo pubblico e per luoghi abitualmente frequentati da minori. 

Gli atti osceni in luogo pubblico costituivano, un tempo, reato. Nel 2016, tale comportamento è stato depenalizzato. Oggi, pertanto, si viene punti con una sanzione amministrativa che va da 5.000 a 30.000 euro. Tuttavia, residuano ancora alcune ipotesi in cui tale comportamento continua a costituire illecito penale. E, poiché in proposito la legge è piuttosto generica, bisogna rifarsi alle indicazioni della Cassazione per comprendere, con maggiore precisione, quando gli atti osceni sono reato. Cerchiamo allora di fare il punto della situazione. 

Cosa sono gli atti osceni in luogo pubblico?

La legge non dice cosa si debba intendere per «atti osceni». La giurisprudenza ha chiarito che non si tratta solo dell’atto sessuale in sé (si pensi alla coppietta) o dei preparativi all’atto stesso (toccamenti e simulazione, con esclusione dei soli baci), ma anche del toccamento lascivo di parti intime del proprio corpo, sia pure al di sopra dei vestiti. L’autoerotismo è quindi un atto osceno. 

Anche l’esibizione in pubblico degli organi genitali rientra negli atti osceni e, in generale, qualsiasi comportamento esibizionistico attinente alla sfera della sessualità (si pensi a una persona che guidi completamente nuda o al passeggero che sporga le natiche alle altre auto, sia pure in gesto di scherno).

Più in generale, bisogna ricomprendere negli atti osceni, qualsiasi attività in grado di offendere il sentimento della morale sessuale e del pudore così da destare, in chi possa assistervi, disgusto e repulsione. A fronte di tale accezione molto ampia, c’è anche chi sostiene un’interpretazione più restrittiva, facendovi rientrare solo quell’attività che, di per se stessa, sia «gravemente lesiva» del pudore pubblico. 

Esempi di atti osceni

A titolo di esempio, va ricordato che sono stati, in questi ultimi anni, ritenuti atti osceni e puniti come tali: il coito commesso in un giardino pubblico, la masturbazione commessa in una biblioteca pubblica; l’aver mostrato i genitali a una ragazza, standosene seduto in automobile ferma sulla pubblica via; l’aver toccato (sia pure al di sopra degli abiti) parti intime del corpo di una ragazza consenziente (se non fosse consenziente, si integrerebbe il reato di violenza sessuale).

Vetri appannati: è reato di atti osceni? 

Gli atti osceni sono stati esclusi invece nel caso di chi ha avuto rapporti carnali con una donna in un’autovettura i cui vetri erano appannati al punto tale da non permettere di vedere cosa stesse accadendo all’interno, oppure i cui vetri erano stati accuratamente coperti dall’interno con stoffa o giornali. 

Atti osceni: cosa si intende con “luogo pubblico”?

Elemento essenziale per punire gli atti osceni è che essi avvengano in luogo pubblico. Gli atti osceni consumati in casa propria o in un luogo privato (ad esempio un circolo) non costituiscono illecito.

È luogo pubblico quello continuamente libero e accessibile, di diritto o di fatto, a tutti o a un numero indeterminato di persone. Lo è ad esempio un vicolo cieco, un cunicolo di collegamento di due gallerie di autostrada, il ponticello sotto la ferrovia. 

Si rientra negli atti osceni anche nel caso in cui l’azione si consumi nell’auto parcheggiata in orario notturno in una strada secondaria o anche buia, in quanto tali circostanze non eliminano in modo assoluto l’eventualità che i comportamenti osceni possano essere percepiti da occasionali passanti. Bisognerebbe avere allora l’accortezza di oscurare i vetri con giornali.

Il luogo è pubblico anche se completamente deserto, come un bosco. Conta la possibilità astratta che chiunque possa venire, per quanto remota sia tale possibilità.

È stato altresì escluso che possa essere ritenuto un luogo pubblico un’aperta campagna di proprietà privata e lontana da strade e da case. 

Quando gli atti osceni sono reato?

Gli atti osceni continuano ad essere reato quando sono consumati in luoghi abitualmente frequentati da minori o nelle immediate vicinanze.

Secondo la Cassazione [1], vi sono due tipi di luoghi abitualmente frequentati da minori: 

  • quelli per vocazione strutturale;
  • quelli per elezione specifica (ossia perché divenuti, convenzionalmente, luogo di ritrovo di minori). 

Nella prima categoria troviamo, ad esempio, la scuola, o il cortile di questa, una sala giochi, un campetto di calcio, i luoghi di formazione fisica e culturale, gli impianti sportivi, le ludoteche, i giardini muniti di giostre per i bambini, di scivoli e altalene. 

Secondo la giurisprudenza, invece, non è un luogo abitualmente frequentato da minori un parco pubblico dove non vi sono appositi spazi ricreativi per bambini.

Nella seconda categoria troviamo invece quei luoghi che, di volta in volta, sono scelti dai minori come punto di abituale incontro o socializzazione ove si trattengono per un termine non breve. Gli esempi possono essere: un muretto sulla strada pubblica, il parcheggio di un centro commerciale, i piazzali adibiti a luogo ludico, il cortile condominiale, le strade e le piazze notoriamente luogo di incontro di adolescenti, quella parte dei giardini pubblici specificamente attrezzata per lo svago dei bambini e dei ragazzi più piccoli (ad esempio per la presenza di una pista di pattinaggio o un campetto di pallavolo, o con uno stagno e le anatre), ivi comprese le zone ad esse limitrofe. 

Cosa si intende per luogo abitualmente frequentato da minori

Come abbiamo appena visto, gli atti osceni, normalmente illecito amministrativo, diventano reato solo quando compiuti in un luogo abitualmente frequentato da minori o nelle immediate vicinanze. Oltre a tutti gli esempi appena fatti nel paragrafo precedente, è bene ricordare che, secondo la Cassazione, per «luogo abitualmente frequentato da minori» non si intende un sito semplicemente aperto o esposto al pubblico dove si possa trovare un minore, bensì un luogo nel quale, sulla base di una attendibile valutazione statistica, la presenza di più soggetti minori di età ha carattere elettivo e sistematico. 

Il fatto che, in un vagone del treno o su una strada di città, possano potenzialmente trovarsi bambini non ne fa luoghi “abitualmente frequentati da minori”. Pertanto, in tali casi, non si verifica il reato ma si rientra nell’ambito dell’illecito amministrativo.


note

[1] Cass. pen., sez. III, ud. 27 gennaio 2022 (dep. 3 maggio 2022), n. 17188. Cass. n. 30798/2016(Cass. n. 29239/2017.

Cass. pen., sez. III, ud. 27 gennaio 2022 (dep. 3 maggio 2022), n. 17188

Presidente Petruzzellis – Relatore Socci

Ritenuto in fatto

1. Con sentenza della Corte di appello di L’Aquila del 14 giugno 2021 è stata confermata la decisione del Tribunale di Chieti del 15 dicembre 2016, che aveva condannato D.T. alla pena di mesi 4 di reclusione relativamente al reato di cui agli artt. 81 e 527, c.p. (perché (…) compiva ripetutamente atti osceni in luogo pubblico in quanto dopo aver richiamato l’attenzione della minore G.C. si mostrava mentre si masturbava all’interno della propria autovettura (omissis) parcheggiata sulla pubblica via; commesso nel mese di settembre ed il (omissis) ).

2. L’imputato propone ricorso in cassazione per i motivi di seguito enunciati, nei limiti strettamente necessari per la motivazione, come disposto dall’art. 173 c.p.p., comma 1, disp. att..

2. 1. Violazione di legge (art. 157 c.p.); prescrizione del reato.

Alla data del 24 giugno 2021 si è maturata la prescrizione (anche valutando la sospensione di sessanta giorni per l’astensione del difensore di cui all’udienza del 25 maggio 2016).

2. 2. Violazione di legge (art. 96 c.p.p.). L’imputato è sordomuto dalla nascita, non svolge attività lavorativa e percepisce la pensione. In udienza gli è stato nominato un interprete. L’imputato durante il processo per seguire una ragazza appena conosciuta si è trasferito in Ungheria e non ha potuto, quindi, rendere dichiarazioni alla fine del dibattimento.

Per i sordomuti caso per caso deve essere accertata la loro capacità di intendere e di volere. I giudici di merito nonostante specifica richiesta non hanno compiuto nessun accertamento, neanche per l’accertamento di un vizio parziale (attenuante).

2. 3. Violazione di legge (art. 527, comma 2, c.p.).

Per la sussistenza del reato la norma richiede che il fatto sia commesso all’interno o nelle immediate vicinanze di luoghi abitualmente frequentati dai minori. Invero i luoghi devono essere oggettivamente frequentati dai minori (scuole, impianti sportivi, ludoteche ecc.). La vettura dell’imputato era parcheggiata in una strada e contrariamente a quanto riferito dal teste di PG la stessa non era abitualmente frequentata da minori. La palestra, inoltre, dista circa 500 metri dal luogo dei fatti e, quindi, non può ritenersi nelle immediate vicinanze. La strada risulta scarsamente illuminata e percorsa prevalentemente da auto. Del resto, la stessa minore riferiva che si stava recando da un’amica.

2. 4. Violazione di legge (art. 131 bis c.p.). Le modalità dell’azione per la Corte di appello avrebbero turbato la minore che aveva assistito agli atti di masturbazione dell’imputato. Invece, dalle stesse modalità della condotta emerge che il danno e il pericolo sono stati limitati (una sola minore e per poco tempo).

Il ricorrente non ha precedenti penali e, quindi, non può ritenersi abitualmente dedito a tali condotte illecite.

2. 5. Violazione di legge (art. 62 bis e 133 c.p.) per l’omesso riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e per il trattamento sanzionatorio sproporzionato ai fatti. Il ricorrente ha sicuramente una limitata capacità criminale. Il ricorrente è meritevole delle attenuanti generiche, contrariamente a quanto ritenuto nella sentenza impugnata, per la sua condizione di sordo muto e per la sua difficile vita unitamente ai suoi familiari. La pena anche se limitata al minimo edittale risulta eccessiva e andava mitigata con il riconoscimento delle circostanze ex art. 62 bis c.p..

Ha chiesto pertanto l’annullamento della sentenza impugnata.

Considerato in diritto

3. Il ricorso è fondato relativamente al terzo motivo, che assorbe gli altri.

L’atto della masturbazione o di mostrare i genitali, infatti, deve ritenersi a contenuto evidentemente sessuale, ma nel caso in giudizio non risulta compiuto in un luogo abitualmente frequentato da minori o nelle immediate vicinanze dello stesso: “Ai fini della sussistenza del reato di atti osceni di cui all’art. 527 c.p., comma 2 – in precedenza costituente forma aggravata della fattispecie base, prevista al comma 1, depenalizzata dal D.Lgs. n. 8 del 2016 – per luogo abitualmente frequentato da minori non si intende un sito semplicemente aperto o esposto al pubblico dove si possa trovare un minore, bensì un luogo nel quale, sulla base di una attendibile valutazione statistica, la presenza di più soggetti minori di età ha carattere elettivo e sistematico. (In motivazione, la S.0 ha osservato che un tale requisito può essere riconosciuto, a titolo esemplificativo, alle vicinanze di un edificio scolastico, a strade o piazze notoriamente luogo di incontro di adoloscentì, a quella parte di giardini pubblici specificamente attrezzata per lo svago dei bambini e dei ragazzi più piccoli, alle zone limitrofe ad istituzioni specificamente vocate alla cura ed assistenza dei minori)” (Sez. 3, n. 30798 del 18/10/2016 – dep. 21/06/2017, P., Rv. 27023101).

Nel caso in giudizio già l’imputazione è generica, limitandosi a contestare l’atto della masturbazione “all’interno della propria autovettura (omissis) parcheggiata sulla pubblica via”. La stessa sentenza evidenzia che la scuola era a circa 500 metri dal luogo dei fatti. La distanza di 500 metri non può ritenersi tale da far integrare l’elemento oggettivo del reato. La norma prevede l’immediata vicinanza e non può ritenersi tale una distanza di 500 metri dalla scuola: “Ai fini della configurabilità del reato cui all’art. 527 c.p., comma 2, i luoghi abitualmente frequentati da minori – al cui interno o nelle cui immediate vicinanze deve essere commesso il fatto – sono quelli riconoscibili come tali per vocazione strutturale (come le scuole, i luoghi di formazione fisica e culturale, i recinti creativi all’interno dei parchi, gli impianti sportivi, le ludoteche e simili), ovvero per elezione specifica, di volta in volta scelti dai minori come punto di abituale di incontro o di socializzazione, ove si trattengono per un termine non breve (come un muretto sulla pubblica via, i piazzali adibiti a luogo ludico, il cortile condominiale). (In applicazione del suddetto principio, la S.C. ha annullato la sentenza che aveva ritenuto configurabile il reato di atti osceni in luogo pubblico alla presenza di un minore nella condotta di un automobilista che si masturbava all’interno dell’auto sulla pubblica via, per la presenza occasionale di minori al momento del fatto)” (Sez. 3, Sentenza n. 29239 del 17/02/2017 Ud., dep. 13/06/2017, Rv. 270165 – 01).

La presenza occasionale della minore nel luogo dei fatti non può, quindi, far configurare il reato. La sentenza deve, quindi, annullarsi senza rinvio, perché il fatto non sussiste.

Copia atti al Prefetto di L’Aquila per quanto di competenza.

P.Q.M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata, perché il fatto non sussiste.

Manda alla cancelleria di trasmettere gli atti al Prefetto di L’Aquila, per quanto di competenza.

In caso di diffusione del presente provvedimento omettere le generalità e gli altri dati significativi, a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52, in quanto imposto dalla legge.


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