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Come separarsi se si hanno figli ma non si è sposati?

5 Maggio 2022
Come separarsi se si hanno figli ma non si è sposati?

Quali procedure e decisioni devono essere prese dai genitori di una coppia di fatto di conviventi se vogliono dirsi addio.

Come separarsi se si hanno figli ma non si è sposati? Si parla spesso di separazione con riferimento tanto alle coppie sposate che a quelle di fatto, ossia di conviventi. In verità, la procedura di separazione – quella tradizionale con il giudice e gli avvocati – è necessaria solo nel primo caso. Le coppie di conviventi, come di fatto si uniscono, di fatto si possono anche separare. E non importa se c’è stata, nel frattempo, la firma di un contratto di convivenza. In altri termini, il titolare dell’appartamento può mandare via l’ex partner, dandogli il tempo di trovare un altro alloggio. E se la casa è cointestata, allora bisognerà trovare un accordo oppure venderla e dividere il ricavato (anche tramite il tribunale).

Il problema si pone quando ci sono figli in mezzo, specie se ancora piccoli. In ipotesi del genere sarà necessario concordare una serie di aspetti come l’affidamento dei bambini, il loro mantenimento, i giorni di visita del genitore non convivente e tutta una serie di altre questioni pratiche che spesso animano i rapporti tra ex conviventi. Ecco che allora ritorna utile sapere come separarsi se si hanno figli ma non si è sposati. Alcuni chiarimenti pratici serviranno a districarsi in tali situazioni.

Come si separa una coppia di conviventi?

La rottura di un fidanzamento o comunque di una relazione di convivenza non pone particolari problemi giuridici. Non esiste infatti un rapporto matrimoniale da sciogliere. 

Potrebbe essere necessario dividere eventuali comproprietà, come l’appartamento, un conto corrente, un’auto. In tali casi, ci si comporta come tra estranei: se le parti non riescono a trovare un accordo tra loro, possono procedere in tribunale per attivare un procedimento di scioglimento della comunione. Allora il giudice, verificato prima se sia possibile dividere in natura il bene (come potrebbe succedere nel caso di un villino, con separazione in due diversi appartamenti), procederà a metterlo all’asta per poi dividere il ricavato tra i due. A meno che uno di questi non si renda disponibile ad acquistare la quota dell’altro al valore attuale.

Risolti questi problemi di carattere patrimoniale, veniamo a noi: come separarsi se si hanno figli ma non si è sposati? In questi casi, non si parla di separazione o divorzio, procedura che è prevista solo per la coppia unita in matrimonio. 

Dunque, a questo punto, la coppia potrà dirsi addio senza ricorrere a un giudice, anche qualora abbia firmato un contratto di convivenza il quale chiaramente andrà sciolto secondo quanto in esso previsto.

Spesso succede che, nelle coppie di fatto, l’appartamento sia di proprietà di uno solo dei conviventi. Come abbiamo anticipato in partenza, il titolare dell’immobile potrà chiedere all’altro di andare via, dandogli comunque qualche settimana di tempo per cercare una diversa collocazione. Non potrebbe quindi “metterlo alla porta” dall’oggi al domani, tantomeno cambiare le chiavi: un comportamento del genere costituirebbe uno spossessamento sanzionabile sia civilmente che penalmente.

Se però la coppia ha avuto figli e questi sono ancora minorenni o sono maggiorenni ma non autosufficienti dal punto di vista economico, il genitore collocatario – colui cioè che vivrà con i ragazzi – potrà restare nell’appartamento anche se di proprietà dell’ex. Di tanto parleremo meglio nel successivo paragrafo.

Come separarsi se si hanno figli e non si è sposati?

Dicevamo che non vi sono procedure per sciogliere il legame di fatto tra i due conviventi. Bisogna invece regolamentare una serie di questioni relative ai figli ossia:

  • il collocamento, cioè il genitore presso cui i bambini andranno a vivere (se maggiorenni possono scegliere in autonomia);
  • il diritto di visita del genitore non convivente nei confronti dei figli;
  • l’affidamento, cioè il potere-dovere dei genitori di prendere le decisioni più importanti per la crescita, l’educazione, l’istruzione e la salute dei figli;
  • il mantenimento che il coniuge non convivente dovrà versare a quello collocatario dei figli, in modo da contribuire alle spese necessarie alle loro esigenze.

Sul punto, la coppia di fatto deve osservare le stesse regole previste per le coppie sposate. E di tanto abbiamo già parlato nell’articolo Come vengono assegnati i figli in caso di separazione a cui rinviamo per ogni approfondimento. 

In questa sede ricordiamo che, in assenza di diverso accordo tra i genitori, bisognerà rivolgersi al tribunale che definisca tutti tali aspetti. Il ricorso può essere presentato anche da uno solo dei genitori, assistito dal proprio avvocato. 

A quel punto, sarà il giudice a stabilire i rapporti tra genitori e figli. Ecco quali sono le questioni che verranno regolamentate.

La collocazione dei figli della coppia non sposata

La collocazione viene definita a favore del genitore che risulta più adatto a soddisfare gli interessi dei figli, tenendo conto comunque della loro eventuale volontà (se hanno almeno 12 anni, i figli devono essere sentiti dal giudice). Il più delle volte, il genitore collocatario è la madre.

Il padre, a fronte di ciò, avrà il diritto-dovere di incontrare i figli settimanalmente, secondo calendari ed orari concordati tra gli ex partner o, in assenza, fissati dal giudice. L’altro genitore non può frapporre ostacoli alle visite, diversamente rischiando una sanzione amministrativa e, nel peggiore dei casi, anche la perdita della collocazione.

L’affidamento dei figli della coppia non sposata

L’affidamento viene, di regola, stabilito in favore di entrambi i genitori (è il cosiddetto affidamento condiviso) a meno che uno di questi, per i propri comportamenti, sia di grave pregiudizio per la prole (in tal caso si procede all’affidamento esclusivo). Ciò significa che il genitore convivente dovrà sempre consultare l’altro e trovare con questo un accordo ogni volta che c’è da prendere decisioni più rilevanti per la crescita, l’educazione, l’istruzione e la salute dei figli.

Il mantenimento dei figli della coppia non sposata

Il genitore non collocatario contribuirà con un assegno di mantenimento mensile per le spese ordinarie, partecipando al 50% anche a quelle straordinarie che di volta in volta si presenteranno (gite scolastiche, acquisto di libri, spese sanitarie, ecc.).

L’assegnazione della casa per la coppia non sposata

L’ex convivente non ha diritto al mantenimento: tale misura spetta solo alle coppie sposate. C’è però la possibilità – anzi la certezza – che il giudice affidi la casa dell’ultima convivenza al genitore collocatario, quello cioè con cui i figli vanno a vivere, anche se è di proprietà dell’ex. L’assegnazione del tetto coniugale permane fino a quando i figli non vanno a vivere da soli o non raggiungono l’indipendenza economica oppure perdono il mantenimento perché non si danno cura di cercare un lavoro. 

Come vengono assegnati i figli in caso di separazione?



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