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Mancata comunicazione dati del conducente: multa in ritardo

5 Maggio 2022
Mancata comunicazione dati del conducente: multa in ritardo

Tardiva notifica del verbale di infrazione per omessa comunicazione dei documenti del conducente per la decurtazione dei punti: da quando decorre il termine di 90 giorni?

Un nostro lettore ci fa presente di aver ricevuto una multa stradale e di aver poi dimenticato di inviare i dati dell’effettivo conducente per la relativa decurtazione dei punti. Così gli è arrivata un’ulteriore sanzione. Ora però, facendo il conto dei giorni, si è accorto che il secondo verbale gli è stato notificato ben oltre i 90 giorni prescritti dalla legge dal momento dell’infrazione. Ci chiede pertanto se si possa contestare la multa in ritardo per la mancata comunicazione dei dati del conducente. 

La risposta al quesito che ci viene formulato necessita però di alcune precisazioni preliminari. 

Mancata comunicazione dati conducente: è obbligatoria?

L’obbligo di comunicare i dati dell’effettivo conducente alla guida dell’auto al momento dell’infrazione scatta tutte le volte in cui la multa non viene contestata nell’immediatezza all’automobilista e questa implica la decurtazione dei punti dalla patente.

L’invito a fornire i dati del conducente è contenuto nel verbale notificato a casa del titolare dell’auto. Questi ha il dovere di rispondere entro 60 giorni.

La comunicazione deve contenere non solo il nome e cognome del trasgressore ma anche il numero della patente. 

Si è obbligati a rispondere anche quando:

  • si paga la multa;
  • si propone ricorso contro la multa;
  • l’effettivo conducente è proprio il titolare dell’auto che ha ricevuto la multa;
  • non si ricorda chi era alla guida dell’auto (in tal caso, bisognerà rappresentare tale circostanza).

Cosa si rischia se non si risponde all’invito a fornire i dati del conducente?

Chi non rispetta l’obbligo di comunicare i dati del conducente può subire una seconda sanzione che va da 282 a 1.142 euro. Si tratta comunque di una sanzione anch’essa di natura amministrativa. Il comportamento insomma non integra un reato. 

Con la seconda multa però non si subisce la sottrazione dei punti dalla patente. Quindi, è ben possibile scegliere tra: 

  • comunicare i dati dell’effettivo conducente e, se questi è il titolare del veicolo, subire la decurtazione dei punti;
  • oppure mantenere salva la patente ma pagare la seconda sanzione. 

Multa per mancato invio dati conducente: quando non pagare

Si può non pagare la multa per il mancato invio dei dati del conducente quando non si è in grado, per ragioni oggettive, di ricordare chi fosse alla guida dell’auto e di ciò si possa fornire una dimostrazione documentale. Difatti la multa per l’omessa comunicazione dei dati del conducente scatta solo se non si risponde senza una valida ragione. La giustificata ragione potrebbe essere ad esempio quella di un anziano che, non potendo guidare, presti la propria auto ai figli affinché lo accompagnino di volta in volta lì dove deve recarsi. Oppure si pensi al caso di una famiglia composta di quattro figli ed un solo veicolo utilizzato da tutti. Oppure al titolare di un’azienda che ha un mezzo aziendale utilizzato dai vari dipendenti.

In questi casi, bisognerà pur sempre rispondere all’invito della polizia, entro 60 giorni dalla notifica del verbale, fornendo i documenti che dimostrino l’impossibilità di risalire all’effettivo conducente. 

Una seconda ipotesi in cui è possibile non pagare la multa per mancato invio dei dati del conducente è quando non è stato correttamente notificato il primo verbale, ossia quando questo non è mai arrivato all’indirizzo di residenza del titolare dell’auto.

Un terzo caso in cui è possibile non pagare la multa per mancato invio dei dati è quando questa è tardiva, ossia viene comunicata in ritardo. Su tale aspetto però sarà bene dedicare un apposito paragrafo.

Multa per mancata comunicazione dati del conducente comunicata in ritardo

Anche la seconda multa, quella per l’omessa comunicazione dei dati del conducente, deve essere notificata al trasgressore entro 90 giorni, altrimenti la stessa è illegittima e può essere impugnata. Attenzione però: contrariamente al primo verbale, per il quale il termine di 90 giorni decorre dal momento dell’infrazione (anche se rilevata attraverso autovelox con successivo accertamento della foto presso l’ufficio della polizia), per quanto riguarda la sanzione relativa all’omessa comunicazione il termine di 90 giorni per la notifica scatta non appena scadono i 60 giorni per tale invio dei dati. È infatti in quel momento che si consuma l’illecito.

Quindi, in buona sostanza, la seconda multa non può arrivare oltre 150 giorni dalla notifica del primo verbale a casa (ossia 60 giorni per la comunicazione dei dati + 90 giorni per l’invio della seconda sanzione). E, come sempre, ciò che rileva non è la data di ricevimento della multa ma quella in cui la stessa è stata spedita dal comando di polizia: rileva cioè il timbro di spedizione. 

Se la polizia spedisce la seconda contravvenzione entro 90 giorni dal sessantesimo giorno successivo all’avvenuto ricevimento del primo verbale, questa è legittima e va pagata. Diversamente, per ottenerne l’annullamento, bisognerà ricorrere al giudice (entro 30 giorni dalla relativa notifica) o al Prefetto (entro 60 giorni). 



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