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Salute mentale: disturbi in aumento e carenza di servizi

5 Maggio 2022 | Autore:
Salute mentale: disturbi in aumento e carenza di servizi

Criticità nel sistema sanitario. Aumentano le segnalazioni nell’ambito dell’assistenza territoriale per la tutela del benessere psicologico dei cittadini. 

«Proprio quando i disturbi mentali aumentano (e in Italia a farne le spese sono più che in passato i giovani tra i 18 e i 34 anni), i servizi sanitari a loro dedicati diminuiscono». Ad evidenziare la drammaticità della situazione nel nostro Paese è il “Rapporto civico sulla salute. I diritti dei cittadini e il federalismo in sanità”, presentato oggi da Cittadinanzattiva. In Italia, la salute mentale viene considerata la “cenerentola” del Servizio sanitario nazionale.

Ricordiamo che la salute è un diritto costituzionalmente garantito. L’articolo 32 della Costituzione stabilisce che «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività». L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) definisce la salute come «uno stato di totale benessere fisico, mentale e sociale» e non semplicemente come «assenza di malattie o infermità». Pertanto, non c’è salute senza salute mentale.

I risvolti più drammatici della pandemia hanno sollecitato una riflessione sulle criticità del nostro sistema sanitario e, in particolare, sulla carenza di servizi di tutela della salute mentale. Eppure, le richieste di aiuto pervenute soprattutto ai reparti di neuropsichiatria infantile sono in costante aumento. Da ottobre 2020 fino ad oggi, sono aumentate di circa il 30% ed i posti letto in tutta Italia sono solo 100, considerando che vi sono Regioni addirittura prive di questi reparti.

Il professor Stefano Vicari (ordinario di Neuropsichiatria Infantile, Facoltà di Medicina, Università Cattolica del Sacro Cuore, dirige l’Unità Operativa Complessa di Neuropsichiatria Infantile dell’IRCCS Ospeda­le Pediatrico Bambino Gesù di Roma) è stato tra i primi a lanciare l’allarme sull’impatto del Covid-19 sulla salute mentale di bambini e adolescenti. Parliamo di autolesionismo, depressione, ansia, anoressia, ritiro sociale.

Sul tema relativo alla tutela della salute mentale dell’intera popolazione, il “Rapporto civico sulla salute. I diritti dei cittadini e il federalismo in sanità” sottolinea che: «Da tempo trascurata e sotto finanziata dai Governi di tutto il mondo, ha ricevuto il colpo di grazia con la pandemia e il Pnrr vi dedica poca attenzione».
 
Le problematiche segnalate dai cittadini al Pit Salute in tema di salute mentale, il 12,8% delle segnalazioni nell’ambito dell’assistenza territoriale, narrano della «disperazione per la gestione di una situazione ormai diventata insostenibile a livello familiare (28%), della protesta per la scarsa qualità dell’assistenza fornita dai Dipartimenti di salute mentale (24%), delle difficoltà di accesso alle cure pubbliche (20%), nell’incapacità di gestire gli effetti collaterali delle cure farmacologiche (12%), nello strazio legato alle procedure di attivazione del trattamento sanitario obbligatorio (8%)».
 
In Italia, si contano 126 Dipartimenti per la salute mentale (Dsm) e 1.299 strutture territoriali: per 100mila abitanti, è la Toscana a registrare il valore più alto (7,5 strutture), seguita da Valle d’Aosta (5,7) e Veneto (4,4). Ben 15 le regioni che presentano valori inferiori alla media nazionale, pari a 2,6. Per quanto riguarda il personale, la Liguria con 13,8 presenta il miglior rapporto medici/abitanti, seguita da Toscana e Pa di Trento (12,8 ciascuno). Sono ben 13 le regioni che presentano dati inferiori alla media nazionale, che si attesta a 9. La maglia nera a Veneto (5,9) e Marche (6).
Analogamente, il miglior rapporto psicologi/abitanti lo si registra in Valle d’Aosta (16), seguita da Pa di Trento (10,6), mentre agli agli antipodi Basilicata (0,9) e Piemonte (1,3). La media nazionale è di soli 3,3 psicologi ogni 100mila abitanti.


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